Il predominio del dollaro è in bilico, e con esso il ruolo globale degli Stati Uniti.

IL DEBITO DEGLI USA E I BRICS: L’IMPERO STA CADENDO
Mentre il debito americano esplode, i BRICS affilano le armi per scardinare l’egemonia a stelle e strisce.
di Giancarlo Selmi
Il sistema economico statunitense si regge sempre più su fondamenta instabili: un debito federale che sfiora i 40.000 miliardi di dollari, un terzo del quale è nelle mani di potenze straniere come Cina, India e Brasile. Ma non è tutto: bisogna aggiungere i debiti sovrani dei singoli stati USA e soprattutto i trilioni di dollari che circolano nel mondo come riserve valutarie, senza un reale ancoraggio all’oro o ad altri asset tangibili. Da Nixon a oggi, il dollaro ha perso la sua convertibilità, diventando una moneta virtualmente sostenuta solo dalla fiducia e dalla sua funzione commerciale globale. Ma questa egemonia è oggi sotto attacco: i paesi BRICS stanno costruendo un sistema alternativo, basato su scambi in valute locali e progetti di dedollarizzazione sempre più aggressivi. È l’inizio della fine per l’Impero americano? Un’analisi lucida e provocatoria firmata Giancarlo Selmi, che mette a nudo le fragilità del colosso economico USA e il nuovo equilibrio multipolare che si sta delineando. (Nota Redazionale)
Gli USA hanno un debito pubblico che quasi raggiunge i 40.000 miliardi di dollari. Il 33% di quel debito è in mano a stati esteri (Cina circa 1.000, ma qualcuno dice l’8%, India circa 280, Brasile circa 200). E questo è il debito federale. Però a questo debito federale vanno aggiunti i debiti sovrani dei singoli stati, spesso consolidati attraverso l’emissione di bond. E, attenzione, va aggiunto un altro debito “de facto” che è quello rappresentato dalle migliaia di miliardi di dollari che girano per il mondo e che fanno parte delle riserve valutarie di molti paesi e in pancia alla maggioranza delle banche mondiali.
Gli USA hanno approfittato della considerazione del dollaro quale riconosciuta e usata divisa di riferimento nei pagamenti delle materie prime e negli scambi commerciali, oltre che divisa di riferimento del Swift, per tenere a galla la propria economia. Quando hanno avuto problemi, li hanno risolti stampando moneta. Gli aiuti alle imprese americane, soprattutto agricole, sono sempre esistiti e ingrassati dalla stampa di moneta. Perfino gli aiuti previsti per il COVID, miliardi di dollari, furono dovuti a stampa di moneta ex novo.
Il dollaro dai tempi di Nixon e Bretton Woods, non è più convertibile (Nixon volle finanziare così la guerra in Vietnam) e gli USA non dispongono di riserve auree capaci di pagare la enorme circolazione della moneta americana.
Immaginiamo per un attimo se oltre tre miliardi di persone, la metà degli abitanti del pianeta, si mettesse d’accordo per usare sistemi di scambio alternativi al Swift e al dollaro. Cosa avverrebbe? Immaginiamo per un attimo se i competitor degli USA, a cominciare dall’India, oggetto delle minacce trumpiane di questi giorni, vendessero i bond americani e si liberassero dei dollari, cosa avverrebbe? L’economia americana esploderebbe in tre secondi. Gli USA andrebbero in default. Lo stile di vita al quale sono abituati gli americani, scomparirebbe.
Gli americani sono terrorizzati dai BRICS e da qualunque forma associativa alternativa al loro sistema di controllo della economia mondiale basato sul dollaro. La riunione di oggi in Cina, la dichiarata tendenza a una visione del mondo multipolare, espressa da Cina, India e Russia, è per gli USA un vero e proprio incubo. E non saranno certo le “trovate” e i dazi di Trump ad alleggerire il sonno. Che, anzi, dalle trovate di Trump verrà reso ancora più terrificante. L’economia americana è un gigante con i piedi di argilla. L’impero sta cadendo.

Fonte: Infosannio