Il ​nichilismo domina, l’uomo e la donna sanno svolgere contemporaneamente più azioni: mangiano e leggono, guidano e telefonano, riposano ma lavorano ugualmente.

   L’inganno della mente fa breccia nei nostri pensieri. Camminando per le strade delle megalopoli, troviamo una miriade di impulsi. Le signorine sono agghindate come se dovessero andare all’ultima serata di gala. Gli uomini fermi al semaforo, le auto super accessoriate, la testa china sull’orologio per un ritardo imprevisto; tutte quelle giacche, scarpe, tacchi e cravatte, inondano la fluidità dei rumori, le immagini che tappezzano le strade attenuano le voci. Quelle Sì, molto diverse, raccontano un’Italia differente, sconcertante. L’inganno della mente, quello che ci passa per la testa e che non crediamo sia presente in tutto, nel lavoro, nella scuola, nello stile, nei rapporti con gli altri, nello scrivere e nella cultura, non ha più un senso ed è diventato la rilevanza del tutto. Cerimonie e sublimazioni comprese.

«Oggi, quando si dice popolo, si fa della letteratura, una letteratura deteriore, elettorale, politica, parlamentare. Il popolo non esiste più.»

La profezia di Nietzsche, “L’ultimo uomo”.

Il ​nichilismo domina, l’uomo e la donna sono «multitasking» (avanti con un’altra panzana terminologica) e sanno svolgere contemporaneamente più azioni: mangiano e leggono, guidano e telefonano, riposano ma lavorano ugualmente, ecc. … Tuttavia, quello che gli/ci riesce bene ma che non porta a nulla, casomai, spesso alla frustrazione per la mancanza di un immaginario facile da raggiungere, è il momento del desiderio. Un lasso di tempo rapido e l’eccezione che conferma una delle regole dello «stare in società»: tenacemente, imbambolati da una cultura privatistica, dove l’individualismo possessivo è la ciliegina sulla torta di un modello economico e sociale, dominato dal razionalismo strumentale. L’inganno della mente, il ​nichilismo, spinge a credere che non ci sia un’altra maniera per godere l’appagamento immediato e incondizionato, della gabbia per criceti in cui ci troviamo. Dove, per farci correre velocemente, appaiono cereali d’ogni sorta e frutta di altra natura, non indispensabili.

«il nichilismo è la visione del mondo inerente al capitalismo che chiude la vita umana in un mondo di finalità senza fini, di finalità prive di senso».

Alfredo Gomez-Muller.

   Il docente universitario Alfredo Gomez-Muller, dirige il laboratorio di filosofia pratica e antropologia filosofica ed il Gruppo interdisciplinare per l’Etica della Ricerca (GIRE) presso l’Istituto Cattolico di Parigi. Insegna filosofia ed è professore di studi latino-americani, di storia delle idee e teoria della cultura, presso l’Université François-Rabelais. Nel poco tempo a disposizione, scrive ed è l’autore di innumerevoli saggi tra cui “Nihilisme et capitalisme” e non sbaglia, quando ha scritto che «il nichilismo è la visione del mondo inerente al capitalismo che chiude la vita umana in un mondo di finalità senza fini, di finalità prive di senso». L’inganno delle mente, l’esasperazione della modernità capitalista, la massimizzazione dei profitti e delle prestazioni che seguono un processo che altera la coscienza, riempiono le nostre giornate. Non c’è avvenire ma solo un futuro pregno del Capitale, in cui tutto viene codificato dai valori di mercato, dove la sensibilità, le emozioni, la creatività ed il porsi delle domande sul senso delle cose, sarà pressoché impensabile.

Charles Peguy in un dipinto di Jean-Pierre Laurens.

E poco importa se «l’acqua, la terra e l’aria che respiriamo, diventano risorse per la crescita del capitale, proprio come gli esseri umani che diventano “risorse” e merce» da spedire in ogni angolo del mondo. L’inganno della mente che intacca la coscienza, sovraffollando le nostre coste di disperati, continua a deturpare i legami sociali come se tutto questo fosse la normalità che ci deve rendere orgogliosi e mai, complici del rigore indiscriminato delle élite che non fanno nessuna distinzione tra un barattolo di frutta sciroppata e la tratta dei migranti. E se un domani, non sarà possibile domandarsi il «perché», oggi invece, riusciamo a riconoscere il peso di una evidente propensione descritta anni or sono da Charles Péguy(1): «Oggi, quando si dice popolo, si fa della letteratura, una letteratura deteriore, elettorale, politica, parlamentare. Il popolo non esiste più.» I semafori, le giacche, gli orologi, i tacchi, le macchine e le cravatte all’ultimo grido, scompaiono nella miriade di aspirazioni e di illusioni fugaci. Immediate e mediate.

   Diciamo che non esiste più, per lo meno nella concezione del sostantivo neo-liberale e, nell’interpretazione di un universalismo che si fa beffa delle diversità, nell’idea di progresso che alimenta come viatico la prospettiva individualista e “atomistica” della visione del mondo capitalista, descritta da Alfredo Gomez-Muller. La società di merchandising e dei prodotti, le nuove tecniche dell’inganno della mente che hanno disintegrato il senso di essere parte di una comunità, sopravvivono, crescono e tediano. Rifuggono da una «modernità» in generale, promuovendo una modernità capitalista piena di possibilità, di «meritocrazia» e derivati che altro non sono che una delle più grandi fandonie del politicamente corretto ed una concezione binaria, negativa e positiva, che si rifà ad una certa morale moralizzatrice cattolica ed al positivismo materialista, ridistribuendone gli aspetti deteriori. Un’altra, l’ennesima paroline magica dell’inganno della mente, che va di pari passo con la “responsabilità” degli italiani, usata prima e durante una delle batoste memorabili che ha messo in ginocchio gli italiani…

Il capitalismo.

   Certo, non è solo colpa di una “cecità” morale e politica ma lo è anche, il non volersi esporre a una critica serrata su questa visione del mondo e della situazione sociale, persino della propria condizione mentalizzatasi fino allo stremo, superando l’auto-convincimento di un passato che potrebbe normalizzare una situazione che è quasi irreparabile. Così sembra, come l’egoismo naturale nell’uomo che impera e non riconosce più, un legame comunitario da una funzione esemplificativa dell’auto-soddisfazione e piacere martellanti. Ebbene sì, per scongiurare gli abbagli dell’ideologia e delle fantasticherie contemporanee, occorrono pure delle riflessioni che riguardano la filosofia, le scienze umane e le scienze sociali.  Per cimentarsi con delle riflessioni critiche che siano d’aiuto persino ai nostri convincimenti e valutazioni, la politica da sola non basta. Pensare ad un’alternativa all’omologazione capitalista in Europa e ad una eventuale autonomia è possibile. Bisogna però mettere in discussione le verità ​ ​rilevate del modello “occidentale”.

Vediamo quanti, davvero, sono disposti a farlo.

Francesco F Marotta

NOTE

(1) Charles Péguy (1873-1914). È stato uno scrittore, poeta e saggista francese. Di modeste origini, sua madre era impagliatrice di sedie, mentre suo padre era morto pochi mesi dopo la sua nascita. Fu notato dal direttore dell’École Normale d’Orléans, che lo fece entrare al Liceo di Orléans dove ottenne una borsa di studio che gli consentì di diplomarsi brillantemente. Nel 1907, si convertì al cattolicesimo. Da allora, produsse sia opere in prosa di argomento politico e polemico (Notre Jeunesse, L’argent), sia opere in versi mistiche e liriche.

Fonte. Wikipedia. 

Per gentile concessione:  pubblicato il 13 giugno 2018

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Un commento

  1. Francesca Rita Rombolà

    27 Giugno 2019 a 18:59

    … Anche se due o tre sono disposti a farlo sarebbe molto. Anche uno soltanto sarebbe un’indicazione importante! Sono queste, forse, le estreme conseguenze del nichilismo? O meglio, del nichilismo-capitalismo? O forse si arriverà ben presto(nei prossimi anni, chi vivrà vedrà)a qualcosa di peggio? Ma peggio di così… dovrebbe solo scoppiare una guerra mondiale, magari pure nucleare in quanto anche Dio si sarà stancato ormai dell’uomo, creatura a sua immagine e somiglianza.

    Vorrei fare i complimenti a Francesco F. Marotta per l’articolo preciso e sintetico.

    rispondere

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