I negazionisti, gli affermativi e il dottor Pangloss. Tra leccapiedi ruffiani e filistei? Oggi il potere vuole l’esclusiva: nessuna opinione o notizia è più ammessa se non proviene dai santuari della Verità politicamente corretta

IL DOTTOR PANGLOSS

  I negazionisti, gli affermativi e il dottor Pangloss

Disse Gilbert K. Chesterton che l’uomo, quando smette di credere in Dio, non è che non crede più a nulla: al contrario, è disposto a credere a tutto. Il creatore di padre Brown sarebbe stupito di trovare conferma alle sue intuizioni nel presente scettico, secolarizzato e relativista. Davvero, crediamo a qualsiasi sciocchezza, purché “nuova” e ripetuta allo sfinimento. Si afferma giorno dopo giorno una figura nuova, il credulone universale che non sappiamo definire se non come “affermazionista” –  o affermativo, per non torturare la lingua italiana – in opposizione al negazionista, l’orrendo personaggio creato dal conformismo dominante. Il negazionista somiglia a Emmanuel Goldstein, l’arcinemico di 1984 e più ancora a Mefistofele, “lo spirito che sempre nega”, intento a rubare le anime belle per traviarle dalla Verità impartita dall’alto.    

Come si spiega l’incredibile successo dei «Terrapiattisti»

La lingua di legno ha risorse infinite. Negazionista, passibile di dure condanne penali, finora era chi metteva in dubbio la ricostruzione storica dell’Olocausto. Dal 2020 è diventato “negazionista”, un malvagio dalla personalità disturbata, chiunque non sia d’accordo con il confinamento e le altre misure assunte nei confronti del contagio da coronavirus. Da qui il nuovo vocabolo si è trasferito nell’ambito di qualunque dissenso rispetto alla versione ufficiale di un fatto. Esiste una sottospecie di negazionista ancora più stupido e ridicolo, il “terrapiattista”, un signore che presta fede a idee o principi palesemente infondati, come la strampalata opinione di non credere alla sfericità dei pianeti. Agli inizi del Novecento si aggirava per la provincia lombarda l’ultimo dei “terrapiattisti”, Giovanni Paneroni, che spiegava le sue teorie in un memorabile volantino: “la terra l’è minga tonda, o bestie, sennò in Congo che è sotto pioverebbe all’insù!” La gente rideva del buon Paneroni, che oggi sarebbe considerato un diffusore di Fake news.

Il fatto è che il potere vuole l’esclusiva. Nessuna opinione, notizia o versione è più ammessa se non proviene dai santuari della Verità politicamente corretta. I dissidenti non sono degni di parlare, probabilmente non sono neanche persone umane: terrapiattisti da avviare al TSO, trattamento sanitario obbligatorio. Poveri stupidi? No, canaglie in malafede da deridere e espellere dal consorzio civile. Tuttavia, la verità non ammette aggettivi, tanto meno può essere “ufficiale”. Il negazionista è chi la pensa diversamente: un idiota spregevole, malintenzionato e in cattiva fede.

Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

Si infoltiscono le quadrate legioni dei creduloni, degli yes men, degli “affermativi”, coloro che fanno propria all’istante ogni idea diffusa dall’alto e ne diventano partigiani devoti e intolleranti. D’altronde, come si possono tollerare i negazionisti, accaniti diffusori di nefandezze e “discorsi di odio”? Distinguere l’odio è semplicissimo: è nel ghigno di chi dissente. L’affermativo non odia, è riflessivo, serio, progredito e civile. Quando parla, distilla gocce di Verità: è il Cacasenno postmoderno. Logico che si inquieti – santa indignazione! – per gli spropositi altrui carichi di odio.

Affermativo è chi dice sì al potere. Una volta lo si sarebbe definito leccapiedi, ruffiano o filisteo, ma il progresso avanza e le parole cambiano. Egli afferma; ogni sillaba suggerita dal potere è accolta come conquista individuale nel pantheon del suo cervello emancipato e civilizzato. Un affermativo isolato è soltanto uno yesman, ma centomila diventano una forza storica. La differenza rispetto al passato, una schiacciante vittoria della modernità, è che costui, leccapiedi e conformista, è convinto del contrario, si considera originale, anticonformista e persino trasgressivo. Si muove in maschera intruppato in un bizzarro gregge individualista che segue docile il pastore. Il belato di massa vuol dire sì. 

La sua figura non è nuova. Il capostipite, l’eroe eponimo è il dottor Pangloss, esilarante ma serissimo personaggio di Voltaire. Pangloss, precettore di Candido, è solennemente convinto di vivere nel migliore dei mondi possibili. La sua scienza, la metafisico-teologo-cosmologo-stoltologia è la dottrina unica, onnicomprensiva degli affermativi. Recitano ogni giorno con pensieri, parole e opere il credo di Pangloss: “le cose non possono essere in altro modo che come sono. Ogni cosa è fatta per lo scopo migliore. I nostri nasi sono fatti per portare gli occhiali. Le gambe sono chiaramente fatte per portare le braghe, e noi le portiamo.” Alleluia, brava gente.

Nella nostra infanzia era diffuso un oggetto perfettamente inutile: raffigurava un cane a cui dondolava costantemente la testa in segno di approvazione. Il “cagnolino che faceva sì” troneggiava nei cruscotti delle automobili e nessuno seppe mai che cosa significasse. Oggi ne circolano milioni di esemplari in forma umana. Molti appartengono alla categoria di chi prende per oro colato le opinioni di persone famose o popolari, i tuttologi contemporanei. Sia che la Ferragni, Alba Parietti o altri pontifichino sul cambiamento climatico, il fascismo risorgente, le vaccinazioni, il virus, l’immigrazione o la moda di stagione, vengono ascoltati come oracoli, inondati di “mi piace”. Qualche furbastro/a si è addirittura inventato una nuova professione, l’Influencer, un tizio che con gesti, parole e comportamenti, influenza, ossia dirige e forma l’opinione, il consumo e la condotta altrui. Uno strizzacervelli senza il lettino del dottor Freud. Proprio vero che la modernità è il regno del superfluo e la tomba del necessario.

I devoti del progresso, suggestionabili, creduloni, sono gli affermativi migliori. Parlano con voce altrui, ignari ventriloqui del potere, discettano su qualsiasi argomento, specie quelli di cui sanno meno di nulla, strologano, giudicano e, invariabilmente, affermano ciò che conviene al potere. Vomitano come pappagalli i luoghi comuni e le fandonie che interessano chi comanda. Se un attore conosciuto, con aria pensosa e fronte leggermente corrugata – non troppo altrimenti rovina il look – dice la sua sul virus o il riscaldamento del pianeta, è Vangelo per milioni di persone. Ieri “benpensanti”, sempre non pensanti. 

È certo smart, per gli affermativi, un futuro ozioso da assistiti con reddito di cittadinanza, da spendere con carta di credito fornita dal sistema, utilizzabile solo per le spese consentite dal potere, pena il blocco della magica card

Gli affermativi, forti delle dichiarazioni di politici, giornalisti, esperti di varia umanità, scienziati veri e sedicenti influencer a contratto (la paga è buona, il lavoro facile e la carriera sicura) sono certissimi, ad esempio, che il Covid-19 sia una piaga dovuta a sfortunate malattie di certi pipistrelli cinesi e guardano con commiserazione chiunque afferma che il virus sta consentendo vasti esperimenti di biopolitica e ingegneria sociale. Approvano entusiasti i provvedimenti più inutili, arbitrari e irrazionali. Credono senza se e senza ma nei “diritti”, ma non obiettano alcunché, anzi sono i più accesi sostenitori di misure che negano in radice le libertà più elementari e concrete. Sono gli stessi di “#andratuttobene” e subito dopo del catastrofismo più dissennato. 

Diventano negazionisti solo per il tempo di rigettare le tesi dei cialtroni secondo cui il contagio è diventato l’alibi di governanti e poteri forti sociopatici per devastare la vita e l’economia, condannando alla disoccupazione milioni di persone, favorire l’egemonia delle grandi corporazioni transnazionali e cambiare in profondità il modo di vivere, essere e pensare. I “superiori” lo hanno ammesso a Davos e lo scrivono apertamente nell’Agenda 2030 dell’Onu, ma è tutto e sempre per il nostro bene, nel migliore, anzi l’unico, dei mondi possibili: esempio magistrale di metafisico-teologo-cosmologo-stoltologia. Tornano di colpo affermativi per sostenere le manipolazioni, le mezze verità e le menzogne sulla moneta, il potere finanziario, il dominio tecnologico, l’UE, la sovranità perduta (è per il nostro meglio, spiegherebbe Pangloss e Candido – nomen omen – gli crederebbe), sul sesso che diventa “genere” e non è “binario”, nonché su mille altre post verità.

Pangloss sarebbe un forte assertore dei vaccini: non una terapia sperimentale di cui ignoriamo gli effetti collaterali e ancor meno eventuali controindicazioni di lungo periodo, ma la fulminea risposta del progresso e della scienza a un incidente di percorso che ci renderà più forti. Roma risorgerà più bella e superba che pria, affermava Nerone dopo l’incendio, nel geniale pezzo di bravura teatrale di Ettore Petrolini dedicato al potere e alla credulità popolare.

Se gli affermativi pensassero, azione fortemente sconsigliata, temuta quanto il contagio, dovrebbero confrontarsi con il loro spirito subalterno e con l’evidenza della sottomissione servile alle parole d’ordine ricevute. Sono gli autentici negazionisti, che, al riparo del gregge, rinunciano alla nefasta mania di pensare. Per loro essere conformisti sotto l’ala paterna del potere è un’aspirazione gregaria, la penosa necessità di cercare protezione e falsa sicurezza in comportamenti tribali. Non vi è nulla di più tribale che accettare spensierati le versioni ufficiali senza sottoporle a giudizio critico, additando come nemici coloro che osano metterle in discussione, sino alla delazione più disgustosa.

Credono a tutto con una costanza degna di miglior causa. La rinuncia al pensiero è grave, ma si prova pena per masse cretinizzate alle quali è riservato un bombardamento mediatico, educativo, sociale enorme: affermano, annuiscono per coazione a ripetere. Conosciamo qualcuno sinceramente convinto che le banche facciano l’interesse dei depositanti: lo dicono eminenti giornalisti, serissimi uomini politici e gli onnipresenti “esperti”. Anche la DAD, didattica a distanza, ha molti sostenitori; il telelavoro è una splendida opportunità, ma che vitaccia per una famiglia con due figli in DAD e i genitori in smart working. Smart, cioè furbo, è ciò che piace a chi comanda. Lo svuotamento della materia grigia non permette di riflettere. È certo smart, per gli affermativi, un futuro ozioso da assistiti con reddito di cittadinanza, da spendere con carta di credito fornita dal sistema, utilizzabile solo per le spese consentite dal potere, pena il blocco della magica card.

Sterminato è l’esercito degli adoratori degli “esperti”, dispensatori di consigli che non si possono rifiutare, che si atteggiano a sapienti anche sui temi estranei alla loro conoscenza parcellizzata e parziale.  Non si crede più in Dio, ma solo nella scienza. Tuttavia, è sempre più comune l’imposizione non di postulati, ma di asserzioni indimostrate, tra le quali spicca il mito del progresso e una vera e propria superstizione favorevole all’uguaglianza – o meglio all’equivalenza-indifferenza – che trova una formidabile eccezione nell’unica disuguaglianza davvero odiosa: l’enorme disparità di reddito tra alcuni – i pochissimi straricchi – e la schiacciante maggioranza. Per gli affermativi c’è una ragione: se non hai successo, è colpa tua, non sei stato abbastanza bravo – cioè cinico, amorale, spietato- nella competizione che, da Darwin in poi, è un aspetto della “lotta per la sopravvivenza”.

Bisogna ammettere che i suggeritori sono assai convincenti: chi nega, dubita o vuol vederci chiaro è un complottista, in un mondo in cui tutto è reso semplice come il rasoio di Occam. La spiegazione

Rasoio di Occam

proveniente dall’alto è tanto chiara e pronta all’uso che deve essere per forza quella giusta. Pangloss ha lasciato molti allievi, candidi come Candido. La natura è diversità e leggi immutabili, ma se il Titano postmoderno non è d’accordo, così sia. La maternità diventa un costrutto sociale anche se a partorire è l’esemplare femmina della specie; il matrimonio non è l’unione tra uomo e donna; l’utero in affitto è un atto di generosità; non esistono padri e madri, ma genitori numerati, non necessariamente due come in biologia (natura è parola vietata agli affermativi). Sconcerta che non si chiedano mai per quale motivo a nessuno è venuto in mente, per migliaia di anni, di pensarla come oggi è diventato obbligatorio. Sbagliamo, è elementare: il progresso ci ha tratti dall’oscurità e dalla barbarie, quindi tutto ciò che si credeva ieri è destituito di valore per manifesta inferiorità. La luce ha finalmente sconfitto l’ombra, gli antenati sono un fardello di cui liberarsi con vergogna.

Così dicono in alto, nelle università, nella cultura, in televisione, nei giornali, al cinema, nell’inesistente “comunità internazionale”, la persona collettiva che ha elaborato l’Agenda 2030 per renderci più felici, più uguali, più tutto. Conviene crederci, e infatti la Tv di Stato, in coda alla pubblicità commerciale, trasmette un insopportabile pistolotto in cui il magico mondo nuovo viene presentato con toni enfatici e millenaristici. No, nessun indottrinamento, nessun lavaggio del cervello. È corretta informazione a uso dei sudditi, i fortunati cui è capitato di vivere nel migliore dei mondi possibili nel tempo più colto, razionale, intelligente e progressivo.

Basta crederci, è comodo e rassicurante. Più di ieri, meno di domani, come le promesse degli innamorati. Non c’è effetto senza causa, tutto è necessariamente concatenato e ha per fine il meglio, insegnava Pangloss, aggiungendo: “guarda il mondo con occhiali rosa o magari arcobaleno così da vedere il mondo giusto nei propri colori.” Infatti la bandiera dei Buoni, dei Giusti e Affermativi è arcobaleno. Emblema di un nulla pomposo e ottimista, simbolo dei felici cittadini del mondo, soldatini dell’esercito del bene. In fondo, beati loro che ne sono persuasi e vivono sereni come gli animali sicuri della pastura.

Nulla di più falso di quel che disse Amleto (un negazionista convinto che ci fosse del marcio in Danimarca): ci sono più cose in cielo in terra, Orazio, di quante possa comprenderne la tua filosofia. Filosofia? Che cosa è mai, se non la sterile pretesa di capire e pensare, perfettamente inutile alle generazioni con la “pappa pronta” per le quali riflettere è un faticoso esercizio che distoglie dal consumo, dallo smartphone e dal chiacchiericcio social. La verità esiste, è quella proclamata ogni giorno a reti unificate: il paradiso degli affermativi.

Roberto Pecchioli

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