Propaganda, mito e potere – Quando la costruzione di una narrazione politica sfida la storia e il senso critico.

«Il faraone Zelensky e le chat di Ursula»

Dal faraone ucraino alle chat di Ursula: viaggio tra propaganda, revisionismo e consenso nell’Europa della guerra.

Il Simplicissimus

Che cosa accade quando il confine tra storia e propaganda si dissolve? Prendendo spunto dall’incredibile tesi secondo cui gli antichi faraoni parlavano una lingua affine all’ucraino, questo articolo riflette sui meccanismi con cui il potere costruisce narrazioni capaci di trasformare l’assurdo in verità condivisa. Dal culto politico di Zelensky alle opache vicende delle chat di Ursula, emerge il ritratto di un’Europa sempre più incline ad accettare versioni ufficiali senza esercitare quel dubbio critico che dovrebbe essere il fondamento di ogni democrazia. Un’analisi polemica sul rapporto tra propaganda, informazione e consenso nell’Occidente contemporaneo. (N.R.)


C’è un proverbio, comunemente attribuito a Voltaire, anche se probabilmente monsieur Arouet non si è mai sognato di scriverlo, che dice

“Chi ti fa credere alle assurdità ti fa anche commettere atrocità”.

Ed è purtroppo verissimo. Ora, non è certo un caso che in Ucraina sia comparso un libro dal titolo: La lingua proto-ucraina nell’antico Egitto  e propone la straordinaria tesi che i Faraoni parlassero una lingua imparentata con l’ucraino. Che poi l’antico egizio fosse una lingua camito-semitica e l’ucraino – di fatto un dialetto russo – sia invece un idioma indoeuropeo è una quisquilia che di certo non può turbare l’intellighenzia: già lo vedo sui tavolinetti delle spiagge di Capalbio, accompagnato dagli imperdibili volumi che hanno partecipato all’agone  del premio Strega profumati di vino, pullmino e cazzate della compagnia di giro, oppure sui comodini da notte degli ineffabili ministri del governo che ci tocca sopportare, perché si sa come tutti siano devoti alla scienza e soprattutto a Zelensky al quale ci hanno venduti.

Ma sono devoti anche al terrorismo e all’uccisione di civili russi, palestinesi, iraniani perché questo consente loro di dire che stanno vincendo le guerre che hanno messo in piedi o di sorvolare sul fatto che potevano evitare le stragi che stanno segnando gli anni ruggenti e belanti del XXI secolo. Sono palloncini pieni di balle così leggere che salgono vero le nuvole e così mefitiche che avvelenano l’atmosfera, anche quella interiore, come si sarebbe detto un tempo. Davvero c’è chi può credere che l’Iran sia stato sconfitto da un palazzinaro in crisi senile, semplicemente perché egli lo afferma come contributo al proprio dilagante narcisismo o che l’Ucraina, ormai un relitto e il cui fronte sta crollando proprio in queste ore, possa arrivare sulla Piazza Rossa? La sostanziale differenza tra fare vittime e vincere è qualcosa che ormai sfugge alla mentalità occidentale, alle sue capacità cognitive e soprattutto ai suoi decisori le cui facoltà di giudizio e di analisi sono complessivamente inferiori a quello dello scemo del villaggio globale. Tanto che adesso sta uscendo fuori una nuova e verminosa storia di contatti segreti via chat tra Zelensky e la von der Leyen, la quale ha anche tenuto conversazioni sottobanco con altri leader continentali come Macron, Merz e Meloni. Davvero nulla ci è risparmiato.

Riunione segreta in un salotto opulento

L’indagine del Mediatore europeo o difensore civico sta verificando se la Commissione europea abbia violato le norme sulla trasparenza, negando l’accesso ai messaggi di una chat di gruppo che coinvolgeva i leader citati, con il pretesto che la divulgazione di queste conversazioni avrebbe potuto danneggiare le relazioni dell’Unione Europea con Paesi terzi. Non certo con la Russia che peggio di così non può aspettarsi nulla o con gli Usa che fingono di disinteressarsi della questione ucraina, mentre hanno sempre un fondamentale zampino nella vicenda che del resto essi hanno costruito in decenni di indebite interferenze, corruzione e azioni nascoste. Per me discutevano soprattutto di quanti dei miliardi concessi al regime di Kiev, sarebbero tornati per oliare il meccanismo politico che a sua volta doveva garantire la continuazione della guerra ad ogni costo, nonostante la strage di un’intera generazione di ucraini. Del resto quando si è fatto un falò di qualsiasi etica, queste sono le briciole avvelenate che rimangono attaccate ai lati delle labbra. Si pulisca, signora, la prego, le è rimasto attaccato un miliardo all’angolo sinistro. Oh grazie, mi ha salvato da una figuraccia.

Dunque, che l’abbia detto o meno Voltaire, credere nelle assurdità porta direttamente a considerare le atrocità come un mezzo lecito per raggiungere fini illeciti. Il che ovviamente non porta ad alcuna vittoria, ma a rendere più vergognosa e più irrecuperabile la sconfitta.

Redazione

 

 

 

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