Quando la storia ritorna, non chiede permesso

«Il Generale Inverno e il letto di Procuste»
Il gelo russo e l’illusione occidentale di poter piegare la realtà
di Andrea Marcigliano
Il “Generale Inverno” non è una metafora romantica né un residuo del passato: è una costante storica che torna a imporsi ogni volta che l’Occidente tenta di forzare la Russia dentro schemi che non le appartengono. Andrea Marcigliano rilegge il presente alla luce di Napoleone e Hitler, ricordando come anche i grandi protagonisti della storia siano stati sconfitti non solo dagli eserciti, ma dalla realtà materiale del clima, della geografia, dell’energia. Oggi, mentre i Paesi baltici e scandinavi pagano il prezzo di scelte ideologiche e di un allineamento cieco, la Bielorussia di Lukashenko mostra l’altra faccia del gelo: quella di chi ha garantito calore, approvvigionamenti e stabilità. Il “letto di Procuste” è l’Occidente che pretende di adattare il mondo ai propri dogmi, salvo scoprire, ancora una volta, che è la storia a decidere le misure. (N.R.)
Il Generale Inverno ha fatto, ancora una volta, il suo lavoro. Un lavoro maledetto, probabilmente, eppure un lavoro tremendamente serio.
Perché il Generale Inverno, il grande gelo che avvolge le Russie in questa stagione, è stato già determinante per permettere a Mosca di affrontare Napoleone ed Hitler. E, alla fine, sconfiggerli.
E, comunque la si pensi, nessuno dei due, né il Grande Corso, né il Führer tedesco, era una comparsa della storia. Un omuncolo privo di sostanza.

Certo con molta più sostanza dei Macron e dei Merz…per non parlare dei nani Baltici, Kallas in testa.
Comunque, il Generale Inverno sta, anche questa volta, facendo la sua parte. Ed è una parte non da poco.
Il freddo dell’Inverno sta mettendo in ginocchio i baltici. E i paesi scandinavi che si sono schierati contro Mosca.
Mentre basta guardare là vicino, alla Bielorussia, per notare la differenza.
Nel regno, incontrastato di Lukashenko, le temperature sono scese ben oltre i -30. Eppure la popolazione sta al caldo, grazie alla nuova centrale nucleare e al gas e petrolio che arrivano dalla Russia. A prezzi stracciati, assolutamente non paragonabili a quelli cui sono costretti coloro che li comprano dall’”amico” Amerikano.
Inevitabile, al di là dei dati oggettivi facilmente reperibili, una considerazione squisitamente politica.
Conviene davvero schierarsi contro Mosca?
La risposta è talmente ovvia che neppure serve formularla.
Al di là di ogni riflessione politica, più o meno tortuosa, un sano realismo ti porta a concludere che stare con la Russia, o per lo meno essere neutrali davvero sul conflitto in Ucraina, è un oggettivo vantaggio.
Un vantaggio che ha portato Orbàn e lo slovacco Fico a rompere, di fatto, il fronte europeo schierato con Kiev. Subendone, tra l’altro, le ritorsioni terroristiche, ma senza deflettere dalla linea intrapresa.

Posizione che, a quanto si intuisce, presto verrà seguita dai croati e, forse, anche dai bulgari.
Questione, a ben vedere, di puro buon senso.
Buon senso che non trova cittadinanza qui da noi, in Italia.
Certo il nostro clima è decisamente più mite. E questo Inverno è trascorso senza particolari impennature del gelo.
Tuttavia, gli effetti di una politica di frattura con Mosca si fanno già pesantemente sentire sulle bollette del riscaldamento.
E questo ci dovrebbero indurre a pensare.
Soprattutto a ripensare, seriamente, ad amici e nemici.
Alle, cosiddette, alleanze che si sono trasformare in mostruosi letti di Procuste.

