Quando il male smette di nascondersi

«Il globalismo e la cecità selettiva»

Il globalismo, la banalità del visibile e la nuova accusa di eresia

Il Simplicissimus

Il nichilismo contemporaneo non opera più attraverso il segreto, ma tramite l’eccesso di evidenza. Come suggerisce la celebre intuizione di Sherlock Holmes, ciò che è troppo esposto finisce per non essere visto. Il globalismo agisce secondo questa logica: non occulta la banalità del male, la normalizza, la rende parte del paesaggio quotidiano, fino a farla scomparire dallo sguardo critico. Figure come Epstein non sono anomalie del sistema, ma sintomi resi invisibili proprio dalla loro esposizione. In questo contesto, chi tenta di osservare oltre la superficie, chi rifiuta le narrazioni ufficiali e conserva una minima libertà interiore, viene rapidamente delegittimato attraverso l’etichetta di “complottista”: una parola nata non per descrivere un errore, ma per neutralizzare il dissenso. L’articolo esplora questa cecità selettiva come meccanismo culturale e politico, interrogandosi su ciò che oggi significa davvero vedere. (N.R.)


Il fatto è che questa cecità selettiva o attenzionale viene incentivata in ogni modo, 24 ore su 24, viene persino premiata con carriere e visibilità, se del caso o molto più spesso con il dozzinale quieto vivere. In più si salda inconsapevolmente con l’idea archetipa della sacralità del potere: la linguistica, nel suo ramo etimologico, ha mostrato come parole del potere come rex, *rix (posposto in celtico, tipo Vercingetorix e satirizzato in Asterix) o raja presenti agli estremi dell’area indoeuropea hanno a che fare con il sacro e la funzione sacerdotale. Infatti, faraoni e imperatori erano dei e gli stessi monarchi erano tali per volere di Dio. Potremmo mai aspettarci il male dal cielo? Perciò, ad esempio, la società che viene immaginata dagli oligarchi del denaro che si annidano nel Wef costituisce di fatto una dottrina ufficiale, ribadita centinaia di volte, tema di articoli e persino di libri, senza che tuttavia la maggioranza delle persone dia importanza a questo programma che intende spogliarla non solo dei beni, ma anche di qualsiasi dignità e azione politica. Una visione desolante che qualche imbecille scambia per marxismo, essendone invece l’esatto contrario: dalla proprietà è un furto, a la proprietà è un diritto di pochi.

Non è certo un caso se tutto questo è stato “rivelato” al mondo nel corso della cosiddetta epidemia di Covid sulla cui natura e sulle cui conseguenze pesano ombre molto dense e che, proprio alla luce di questa teorizzazione distopica, induce a sospettare che non sia stata un’occasione casuale per lanciare un’ingegneria sociale che fa della disuguaglianza il suo tema centrale, quanto il risultato di un cinico progetto. Contemporaneamente a questo si è premuto l’acceleratore mediatico su temi del tutto apocrifi rispetto al solco della cultura europea, incitando a fidarsi degli esperti o sedicenti tali, anche quando 2 più 2 fa cinque e a riporre tutte le proprie speranze e aspettative nella scienza, o meglio in una caricatura carnevalesca della stessa. Insomma il potere ha prestato un po’ della sua sacralità a un gruppo di affaristi del farmaco, di imbonitori prezzolati e di milieu politici ampiamente compromessi, in maniera da cancellare e censurare, tra il giubilo popolare, messo di fronte alla sua presunta salvezza biologica – l’unica cosa che rimane salda nella nostra contemporaneità – tutte le evidenze contrarie prodotte dalla medesima scienza.

La stessa cosa è avvenuta con un progetto contiguo, ma destinato a dare concretezza alle distopie di questo nuovo medioevo, giustamente iniziato con una pestilenza, ovvero la farsa di Net Zero destinato, con il pretesto del riscaldamento globale catastrofico che sarebbe di origine esclusivamente antropica e di fatto causato dall’aumento della CO2, a un esproprio generalizzato. Anche qui una burocrazia adiacente alla politica e/o a ricchi e sedicenti filantropi ci ha ridotti a dei “colpevoli” che devono prepararsi a spogliarsi della propria vita per salvare il pianeta. Qui la discrasia con la realtà raggiunge vette mai raggiunte prima: secondo gli stessi dati raccolti dai catastrofisti è del tutto evidente che la Co2 non c’entra nulla con un riscaldamento che peraltro è assolutamente normale, visto che la caratteristica fondamentale del clima è proprio la sua variabilità. Di queste evidenze parlerò prossimamente, ma il fatto è che sono lì sotto gli occhi, ma nessuno sembra accorgersene. Farlo è diventato un handicap sociale e oltretutto bisognerebbe rinunciare a fare i fighetti sulle auto elettriche la cui stessa esistenza è un’offesa alle leggi della termodinamica. Ma anche di questo parlerò prossimamente, non appena troverò un’oasi tra l’incalzare delle tristi cronache con cui è cominciato questo nuovo anno che già vorremmo dimenticare.

Lo scandalo Epstein rientra proprio in questi ambiti psicologici e mentali: la sua rete di pedofilia, a volte estrema, era sotto gli occhi di molti e comunque era un fatto scontato negli ambienti che contano, per così dire. Era pure noto che tutto questo serviva gli interessi del sionismo, anch’esso estremo nelle sue manifestazioni suprematiste: però tutto questo era sorretto non soltanto dalla sensazione di impunità, tipica dei potenti, ma anche da una totale assenza di pensiero e di valori. Epstein era lì sul divano a fumarsi il mondo in una sigaretta, ma nessuno voleva vederlo, mentre la pedofilia era diventata un sistema di attacco per altre istituzioni che facevano ombra alla nascita del nuovo mondo.

Redazione

 

 

 

 

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