Epstein, il ricatto globale che lega Gaza alle élite

IL “GOVERNO” EPSTEIN PESA SULLA STRAGE DI GAZA
Pedofilia, potere e silenzi: il sistema Epstein pesa ancora sulle scelte dei governi.
Il Simplicissimus
Per quale motivo l’Italia — e gran parte dell’opinione pubblica europea — ha rimosso o minimizzato lo scandalo Epstein? Una domanda che apre uno squarcio inquietante sulla natura del potere contemporaneo. Non si tratta solo di pedofilia o di cronaca nera: Jeffrey Epstein, agente del Mossad e burattinaio di una rete di ricatti sessuali, è stato uno degli ingranaggi più efficaci per tenere in pugno politici, finanzieri, capi di Stato. È dentro questo sistema di corruzione e controllo che bisogna leggere il silenzio assordante delle élite occidentali di fronte al genocidio in corso a Gaza. Se un tempo la ragion di Stato avrebbe imposto dei limiti alle stragi, oggi il vincolo non è più morale o geopolitico, ma di mera obbedienza a un potere opaco e ricattatorio. Epstein non è un caso isolato ma il simbolo di una fase estrema del neoliberismo, in cui lo Stato non è più un garante democratico ma un apparato amministrativo al servizio delle oligarchie globali. Uno Stato che si traveste da democrazia mentre agisce da dispositivo di controllo sociale, svuotato di rappresentanza e sempre più lontano dalle comunità reali. Intanto il mercato, incapace di auto-sostenersi, si regge sul consumo compulsivo e su un nuovo ordine culturale fatto di edonismo, fluidità forzata e manipolazione delle identità. La pedofilia, che nel sistema Epstein è stata arma di ricatto, potrebbe persino trovare una futura legittimazione ideologica nel calderone delle nuove teorie sulla sessualità. In fondo, l’operazione Epstein ha svelato una verità che fa comodo a molti ignorare: chi comanda davvero, non teme più di sporcarsi le mani né di mostrare la propria impunità. Ecco perché i cadaveri di Gaza non scuotono i palazzi del potere: sono solo il prezzo di un ricatto che non ha mai smesso di funzionare. (Nota Redazionale)
Mi sono chiesto per quale motivo l’Italia sia uno dei pochi Paesi non solo dell’Occidente, ma del mondo intero. che snobba lo scandalo Epstein come se si trattasse di una vicenda da quattro soldi e non avesse a che fare da una parte con il degrado della classe dirigente europea o americana e dall’altra con il ricatto esercitato sulla medesima per fare e dire cose che vanno contro ogni umanità e in direzione di assurde distopie. Non si va certo molto lontano dal cuore della vicenda affermando che è grazie all’opera di corruzione dell’agente del Mossad, Epstein se il genocidio a Gaza abbia trovato tante complicità, tanti ipocriti silenzi e così poche condanne. Ovviamente vi sono fattori geopolitici alla radice della vicenda palestinese, ma probabilmente in altri tempi, anche solo una trentina di anni fa, non sarebbe stato consentito ai sionisti di Tel Aviv una tale strage, al di là dell’appoggio a una strategia complessiva. Per chi non se ne fosse accorto la ricattabilità del ceto politico al tempo della peste tecno mediatica e della finta democrazia, non è più un fattore marginale. ma una questione politica centrale. Se ne si volesse una prova del nove basterebbe pensare a Trump che aveva promesso di rivelare i nomi di chi frequentava villa Epstein e che poi, misteriosamente, si è rimangiato tutto, arrivando a dire – come ha fatto ieri – che la vicenda è una bufala al pari del portatile di Hunter Biden. (1)
Siccome quest’ultimo esiste davvero, possiamo pensare che si tratti di una gaffe freudiana con la quale il presidente americano si sta scavando la fossa, vista la pessima accoglienza di questa stronzata fra il popolo Maga. Capisco che la questione è molto spinosa, perché ormai la pedofilia è finita nel tritacarne degli ideologismi globalisti: non più solo un crimine, ma un terreno ambiguo che certe correnti culturali tentano di reinterpretare alla luce di una nuova concezione della sessualità infantile e adolescenziale, funzionale al disegno della fluidità finale, dove ogni identità e limite viene dissolto. Per ora, però, questa ambiguità torna utilissima allo scopo: garantire un collante fatto di ricatti e silenzi che tiene insieme, con le cattive, buona parte delle oligarchie e dei milieu politici. 👇
La cosa è interessante e ne parlo perché mette in luce una caratteristica del neoliberismo che viene costantemente equivocata: al contrario del liberismo, del suo laissez faire e insofferenza delle regole, la sua ultima mutazione, ravvisa invece nello Stato il meccanismo cruciale per mantenere le condizioni di un mercato che, abbandonato a sé stesso, non può garantire la riproduzione del sistema, Si tratta in effetti di un abiura alle idee fondamentali del capitalismo e il riconoscimento del suo fallimento finale. Ma credo che questo non sia un cruccio per le oligarchie di comando. Ovviamente si tratta di uno Stato non democratico, anche se conviene per il momento conservarne alcune forme peraltro svuotate, ma di un sistema che agisce come meramente amministrativo all’interno e come soggetto geopolitico teleguidato all’esterno. Le nazioni, le comunità, i popoli sono del tutto estranei a questa visione e il massimo sforzo viene prodotto proprio per eliminare questi fattori disturbanti attraverso la diffusione di una cultura edonistico – maltusiana e la sostituzione di popolazione.
In questo senso occorre che il ceto politico nel suo complesso, ormai eletto attraverso meccanismi mediatici e dunque distante più di Marte da reali idee, visioni o concezioni, deve essere tenuto assieme da altri interessi e tenuto a bada anche con il ricatto. Si tratta di un fattore essenziale in questa struttura di potere e dunque i personaggi come Epstein svolgono una funzione ormai cruciale al nuovo tipo di governance, tutt’altro che marginale. Di solito chi trascura questi segnali non si accorge nemmeno dei sostanziali cambiamenti che sono intervenuti negli ultimi trent’anni. Certo la dissolutezza, spesso accompagnata da bizzarre e risibili fantasticherie o ideologie, è stata sempre un segno distintivo delle classi alte e ritenuta quasi come un dovere di casta, ma oggi è diventata persino strumento di governo. Ed è uno dei fattori per cui è possibile scambiare un genocidio per autodifesa.
👉 Eppure il caso Epstein non è solo un capitolo chiuso o ignorato: potrebbe diventare il modello perfetto di come si riscrive il potere.
Viene da chiedersi se tutto questo non faccia parte di un disegno più ampio. Se davvero si riuscisse a sdoganare una nuova concezione della sessualità infantile e adolescenziale, ridefinendo i confini tra lecito e illecito, si realizzerebbe una rimozione culturale del caso Epstein. Ciò che oggi viene considerato abominevole verrebbe riletto alla luce di nuovi paradigmi, e Epstein stesso non sarebbe più visto come il regista di un sistema di sfruttamento e ricatto, ma — secondo la narrazione di chi legittima queste pratiche — come un anticipatore di un cambiamento sociale.
Ne deriverebbe l’assoluzione morale dei potenti coinvolti, che a quel punto non sarebbero più ricattabili: i loro comportamenti, divenuti accettabili o almeno giustificabili, perderebbero ogni carica scandalosa. Il caso Epstein verrebbe depotenziato, ridotto a una faccenda privata, priva di rilevanza politica o morale. In questo modo, quando la trasgressione diventa norma, il crimine si dissolve nel costume e l’indignazione popolare si spegne per mancanza di oggetto.
È qui che il potere rivela la sua astuzia più perversa: cambiare il senso comune per immunizzarsi dal giudizio, riscrivere le regole dell’umano per legittimare la propria impunità. In questo scenario, la pedofilia stessa rischia di diventare una delle tante frontiere di fluidità, un gradino ulteriore nella disgregazione dei limiti, utile a consolidare il dominio di chi detiene il potere attraverso la distruzione di ogni vincolo morale condiviso.
Del resto, quale miglior crimine per dominare un’umanità che ha dimenticato persino di indignarsi?

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