Trump e l’arte della distrazione permanente

«Il grande distrattore»
Tra guerre annunciate, tregue negate e propaganda, il caos diventa metodo per governare l’attenzione globale.
Il Simplicissimus
Dalla politica-spettacolo immaginata da Guy Debord alla politica-avanspettacolo dei nostri giorni, la strategia del “grande distrattore” consiste nel sostituire ogni crisi con una nuova emergenza, impedendo all’opinione pubblica di distinguere la realtà dalla rappresentazione. Tra annunci di guerre imminenti, tregue contraddittorie e provocazioni sullo Stretto di Hormuz, il potere sembra alimentarsi della confusione, trasformando il disordine in uno strumento di governo e la distrazione nell’arma politica più efficace. (N.R.)
Quando Guy Debord profetizzò la nascita della politica- spettacolo, probabilmente non pensava che nel volgere di qualche decennio essa, già sintomo del declino, si sarebbe trasformata in politica – avanspettacolo con i suoi buffoni e col suo capocomico la cui unica preoccupazione sembra essere quella di nascondere un problema creandone un altro e giocando a rubamazzo con i casini che crea. Per cui non bisogna meravigliarsi se venerdì scorso si attendeva un grande attacco americano sull’Iran, mentre oggi si ritorna a parlare del memorandum d’intesa e di una tregua che tuttavia l’Iran non vuole. Così è se vi pare, esattamente come la folle idea di imporre una taglia del 20% su ogni nave che traversa Hormuz solo per fingere che gli Stati Uniti controllano lo Stretto, mentre è evidente che nessuno osa affrontare il divieto iraniano che si è concretizzato con l’attacco a diverse petroliere che sono dovute tornare indietro.
Sostanzialmente l’essersi impegnato in una guerra impossibile è probabilmente dovuto al desiderio di distogliere l’attenzione dalla situazione economica degli Usa, cercando di uscirne nel modo peggiore ossia acutizzando i sintomi di un declino dovuto all’enorme debito accumulato. Nella realtà non sono stati i titoli del tesoro americano ad aver sostenuto il dollaro negli ultimi trent’anni, ma l’aspettativa di profitto dovuto alle bolle che si sono via succedute, badate bene aspettativa di profitto non un profitto realizzato. Michael Hudson spiega il meccanismo che si è creato:

Uno schema Ponzi richiede che sempre più persone vi aderiscano per generare le entrate necessarie a remunerare gli investitori. Se i tassi di interesse aumentano, non ci sarà più alcun reinvestimento di denaro nel mercato azionario a sostegno dell’economia, e si verificherà un’enorme svalutazione. Quando ciò accade, le azioni iniziano a crollare. Con prezzi dell’energia, dei generi alimentari e costi operativi più elevati, molte aziende falliranno. A questo si aggiunge il fatto che le maggiori aziende americane hanno investito tutto o quasi nell’intelligenza artificiale che è di gran gran lunga il settore più energivoro che esista e questo sta avvenendo nel bel mezzo di una crisi energetica. Non esiste una soluzione monetaria al problema dell’effettiva indisponibilità di energia, elettricità, petrolio e prodotti chimici. non è come nel 2008 quando vennero salvate le banche: qui il problema è che l’enorme quantità di denaro generato dalle bolle non è stato speso per l’industrializzazione o per aumentare i mezzi di produzione, il tipo di cose su cui la Cina sta investendo il suo credito. È stato speso in azioni e obbligazioni creando una sorta di economia borsistica del tutto avulsa dall’economia reale che è l’unica a crescere dando l’illusione che tutto vada bene. In questa situazione Trump si rifiuta di chiudere la guerra con l’Iran per non apparire come uno sconfitto, ma così facendo non fa altro che accelerare la strada maestra verso il precipizio e un inverno economico mondiale. Come in un gioco di scatole cinesi la guerra, i dazi, la guerra, le sparate e le sanzioni, insomma tutto l’apparato trumpiano che doveva distrarre dalla situazione economica statunitense, la sta invece mettendo all’angolo. Così distrazioni e obiettivi si confondono, si scambiano i ruoli, sono appunto un avanspettacolo che serve principalmente a nascondere l’enorme crescita della disuguaglianza.
E tuttavia Trump, questo grande Distrattore, non è che una rotella del sistema America: anche il partito democratico è morto, e, a parte polemiche marginali, non sembra esistere una vera alternativa all’avanspettacolo confuso e letale che vediamo: i democratici sono tutti a favore della guerra in Iran, della guerra contro la Russia, della Nato e del mercato azionario perché finanziati dalle stesse persone. Il risultato è che l’America si sta isolando dal resto del mondo: cercando di isolare altri Paesi con le sanzioni, ha finito per sanzionare la sua stessa economia e porre fine all’ordine mondiale incentrato sugli Stati Uniti. Il che non è certo una cattiva notizia.
