Segno che fu posto e rimane a ricordo di una persona o di un avvenimento (Treccani)

Vladimir Putin e Iosif Stalin

IL MONUMENTO A STALIN


“Ma ti rendi conto di chi, di cosa è davvero Putin?” mi dice al telefono un vecchio amico, un po’ concitato…

“Uno che ha inaugurato un monumento a Stalin… un pazzo, capisci?”

Mi viene da ridere… poi gli rispondo

Beh, che male c’è? In fondo…

Resta quasi senza parole. Quasi… poi

“Andrea, non ti riconosco più… ma che ti è preso? Se diventato… comunista?”

Questa volta rido per davvero. Di gusto. Anche perché non è la prima volta che mi viene detto. Ed è paradossale… perché se fossi davvero stato comunista, o meglio se mi fossi atteggiato a tale in certi anni… diciamo che avrei avuto vita decisamente più facile, e più strade spianate. Come è avvenuto per tanti che, oggi, sono alfieri della liberal-democrazia, apologeti della superiorità dell’occidente, atlantisti convinti… ma che appena l’altro ieri…

Comunque, no. Non sono diventato comunista, né lo sono mai stato. Ho solo il brutto, inveterato, vizio di non seguire la corrente. E di cercare di ragionare con la mia testa. Ponendomi qualche domanda sulle verità che mi vengono servite precotte dalla mensa aziendale dell’informazione. Brutto vizio, appunto. Ma siccome l’ho sempre pagato di tasca mia, me lo tengo. E non ci rinuncio. Mi sarebbe più facile rinunciare al fumo….

Dunque, Putin ha inaugurato un monumento a Stalin… e che ci trovate di male?

Ma era un tiranno, un mostro sanguinario, un comunista…

Vediamo di chiarirci.

Monumento equestre al generale Custer

A Monroe, nel Michigan, vi è un bel monumento, equestre, al generale Custer. Quel Custer che sterminava donne e bambini “indiani” mentre gli uomini erano a caccia. E lo faceva per favorire gli interessi degli speculatori che volevano strappare le terre ai nativi, operando un genocidio sistematico. Poi, il buon Custer, si sbagliò. Gli uomini, a centinaia, erano dietro la collina per un rito religioso. E quando lui attaccò l’accampamento che riteneva indifeso, tornarono in massa. E questa è la vera storia di Little Big Horne. Come oggi la si conosce. Eppure, il monumento è stato eretto nel 1992. Quando di certi avvenimenti si sapeva, e parlava da tempo…

Battaglia del Little Bighorn

E monumenti a personaggi storici che non furono proprio tante Madri Teresa di Calcutta, se ne trovano un po’ ovunque. E, personalmente, sono lontano mille miglia da quella fesseria della, cosiddetta, Cancel Culture, (1)da quei nuovi iconoclasti che vorrebbero annullare, distruggere il passato. Anzi tutto l’opposto.

Perché un popolo, o una nazione – che, poi, altri non è che un popolo che si determina uno Stato, come scrive Giovanni Gentile – non può e non deve mai abiurare la sua storia. Cancellare il passato, o, peggio ancora, falsificarlo.  Perché questo è il tipo peggiore di menzogna. Mentire a se stessi. Il peccato contro lo Spirito di Verità, che non può essere perdonato. Porta gli individui a perdersi. E i popoli a sparire.

Le storie dei popoli sono, sempre, complesse. Anzi, contorte. Conoscono momenti di luce, certo…. ma anche questi non privi di tenebra. Il Rinascimento è, anche, la vicenda dei Borgia. Di Papa Alessandro, e di suo figlio. Cesare detto il Valentino. Senza il quale, probabilmente, Machiavelli non avrebbe scritto molte delle sue pagine…

E conoscono, i popoli, anche periodi oscuri. Nei quali, pure, vi sono luci di grande intensità.

Le guerre tra Cattolici e Protestanti furono di una ferocia senza pari. Portarono distruzione, inquisizioni spietate da entrambe le parti. Roghi. La peste.

Però è il periodo della poesia dei Metafisici e di Milton. Dell’Adone di Marino. Della, grande, musica barocca…

Luce e tenebra fanno parte del nostro retaggio. Non vi è l’una senza l’altra. Negarlo, è rinnegare se stessi.

Nessuna simpatia personale per Stalin. Però è innegabile che abbia avuto un ruolo fondamentale nella storia della Russia. Come Ivan il Terribile, o Pietro il Grande. Anche loro non proprio dei frati francescani.

E trovo naturale, giusto, che Putin, volendo risollevare lo Spirito del Popolo Russo dall’abisso in cui era precipitato dopo il crollo dell’URSS, recuperi anche la memoria del tiranno georgiano. Che fece dell’Unione Sovietica una superpotenza. A prezzo di molto, troppo sangue, certo. Ma la memoria, quella autentica, deve abbracciare tutto. Non vi sono “parentesi nella storia”. Come invece sostenne Croce, per assolvere l’Italia, e in fondo anche se stesso, dal ventennio del Fascismo…

Insomma, un popolo non deve mai rinnegare il proprio passato. E deve assumersene gli onori e gli oneri. Quelli che non lo fanno, che ripudiano, che cercano di rifarsi una verginità, non sono più popolo, ma solo “un volgo disperso, che nome non ha”. Per dirla col conte Manzoni…

Ed ogni allusione al presente di noi italiani non è affatto casuale.

Ma dai, ammettilo… a te, vecchio reazionario, sotto sotto Stalin un po’ simpatico sta…

Che volete… fumava la pipa, amava il vino e le donne… parlava il dialetto veneziano (storia lunga, magari ve la racconterò un’altra volta), gli piacevano i romanzi di Bulgakov… che prese spunto proprio da lui per il suo prof. Voland. Il Diavolo de “Il Maestro e Margherita”.

E poi, come diceva mio padre, conoscete qualcuno che abbia, diciamo, eliminato tanti comunisti come il vecchio Baffone?

Sinceramente, io no…

Andrea Marcigliano

 

 

 

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