Pare che il comune di Venezia abbia preso una decisione

IL MUSEO & LA VITA


Pare che il comune di Venezia abbia preso una decisione. Una decisione radicale e, per certi versi, storica.

Ingresso per i turisti a numero chiuso. Piccoli gruppi con guida. E altre cose così…

Insomma, da oggi, Venezia è ufficialmente un Museo. Non più una città viva. Ma qualcosa di paragonabile, che so, a Pompei ed Ercolano. Un museo esteso. E, solo marginalmente, con un pugno di residenti che, pervicacemente, insistono a volerci abitare.

Ma non dubito che, col tempo, anche a questo inconveniente si troverà un rimedio.

photo archivio Maria Infantino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Così si avvererà la, visionaria, profezia di F.T.M.

Filippo Tommaso Marinetti. Quello che voleva uccidere il Chiaro di Luna. E che detestava Venezia. Incarnazione, a suo dire, del peggior “passatismo” italiano. Della cultura da Museo. Asfittica, mucillaginosa, ammuffita. Morta.

Lui e il suo manipolo di giovani, e un po’ esaltati, Futuristi, alcune idee per rivitalizzare la città lagunare, a dire il vero, le avevano gettate sul tavolo.

E non erano tutte eccessive. Come interrare il Canal Grande, e correrci un’edizione veneziana della Targa Florio.

photo archivio Maria Infantino

No. Alcune erano idee innovative, pazzesche per l’epoca… ma molto più concrete di quanto potesse sembrare.

Come quelle formulate da Miozzi. Eugenio Miozzi. L’ingegnere che costruì il ponte translagunare (Littorio, allora, oggi “della Libertà…”), il grande garage, e ridisegnò tutta la viabilità di terra ed acqua. Un genio. Di formazione futurista. Tanto che aveva già progettata una metropolitana sub-lagunare, un sistema di tapis roulant per collegare Venezia e terraferma… Robetta così… negli anni ’30 del secolo scorso…

Purtroppo, però, Venezia e gli stessi veneziani sono afflitti da un morbo incurabile. La paresi, per dirla con i futuristi. Che è, poi, la paura di cambiare. Di qualsiasi cambiamento.

photo archivio Maria Infantino

Se ne dovette rendere conto anche Gianni De Michelis. Che, da veneziano di adozione e Ministro degli Esteri – uno dei pochi veri ministri degli esteri che abbia avuto l’Italia – propose Venezia come sede di un’Expo universale… avrebbe permesso la modernizzazione dei servizi, metropolitana, collegamenti con l’aeroporto… e la rivitalizzazione di una città che si andava spegnendo.

Apriti cielo! Insorsero tutti. Destra e Sinistra. Vecchi e giovani. Tutti uniti nella paura di mutare qualcosa. Di rischiare.

Venezia non andava toccata. Neppure una pietra… neppure un canale….

Eppure i Veneziani quella città l’avevano costruita nei secoli. Uno stratificarsi di stili, edifici, opere d’arte… non era nata così, come un prodotto fatto e finito. Non era un pezzo da museo.

Era viva. E la bellezza, l’arte sono sempre parte, ed espressione, della vita. Altrimenti diventano solo opere cimiteriali. Cadaveri o simulacri.

E su questa strada siamo arrivati all’oggi. A questa visione meramente conservativa della città. Che riflette, poi, la visione che, ormai, si ha di ciò che era arte viva. E che, ora, è solo esposizione, senza senso e senza contesto, di reperti del passato. Museo, appunto. Quello che Venezia è diventata. Un museo a cielo aperto.

photo archivio Maria Infantino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E si potrebbe riprendere un’altra, provocatoria, idea di Marinetti. Chiudere tutta la città lagunare dentro una gigantesca teca… Di vetro o di plexiglass…

Un po’ come quelle, orribili, palle di vetro con dentro foto di città… e che vengono scosse di tanto in tanto per farvi cadere una specie di neve artificiale…

Il massimo del kitsch…

Andrea Marcigliano
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

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