Dalla crisi industriale all’isteria bellica: come nasce una nuova guerra in Europa

IL NEMICO ALLE PORTE

di Francesco Petrone

Nel cuore di un’Europa postindustriale, dove la crisi irreversibile dell’industria automobilistica spinge verso una riconversione militare forzata, si assiste alla costruzione artificiale di una psicosi bellica. I media alimentano l’ansia collettiva, i governi parlano di minacce imminenti, e le élite intellettuali, prive di senso critico, si limitano a indicare un nemico alle porte. In questo clima da “Deserto dei Tartari”, il rischio di una guerra reale, anche per errore o provocazione, diventa più che una possibilità: un destino annunciato. Come nel 1914. Come nel 193 (Nota Redazionale)


Per creare una riconversione industriale massiccia da produzione civile a produzione militare, a causa dalla crisi irreversibile dell’industria automobilistica tedesca ed europea, occorre creare una diffusa psicosi di guerra con artifici mediatici e creazione di panico come per la pandemia per giustificare un impoverimento generalizzato accompagnato da una rinascita militare e far digerire alle masse il fenomeno. Una volta riarmata l’Europa e trasformata in una fortezza Bastiani da deserto dei tartari, con un popolo in preda a psicosi collettiva, con politici privi di spessore e con una élite culturale specializzata solo a indicare il nemico alle porte, è probabile che anche per sbaglio la guerra può scoppiare veramente come è accaduto con la Grande Guerra. Sappiamo che quel conflitto così disastroso non lo volevano le stesse cancellerie. Anche la seconda è scoppiata per un ultimatum improvvido da parte della Germania. Famosa la frase di Goering risentita che esclamò “E ora?” Dopo le inaspettate dichiarazioni di guerra da parte di inglesi e francesi che Ribbentrop aveva assicurato non ci sarebbero state.

Francesco Petrone

 

 

Fonte: Francesco Petrone

 

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