Il Medioevo fu epoca di tensioni, carestie, pestilenze

Buona fortuna! di Edmund Blair Leighton, 1900- una rappresentazione del tardo vittoriano di una dama che concede il suo favore ad un cavaliere in assetto di battaglia

IL NUOVO MEDIOEVO


In uno dei suoi libri più suggestivi, Nikolaij Alexandrovic Berdjaev prospetta il, prossimo, futuro come un ritorno al Medioevo.

È un’opera, “Nuovo Medioevo”(1), che meriterebbe di essere molto più conosciuta. Di venire affiancata a “Il tramonto dell’Occidente” di Spengler, o alle “Considerazioni di un impolitico” di Thomas Mann.

Scritti con i quali condivide non solo l’epoca (il pensatore russo lo pubblicò nel 1923), ma anche la visione, per certi versi drammatica e sulfurea, del mondo che si andava prospettando.

Nikolaij Alexandrovic Berdjaev

 

 

 

 

 

 

 

La visione di Berdjaev non è, tuttavia, cupamente deterministica come quella di Spengler, cantore di un fatto ineluttabile. E meno magmatica, e in certo qual senso da “anarca” selvaggio, di un Mann ancora segnato dalla Grande Guerra.

In lui, infatti, il giovanile anarco/marxismo aveva già lasciato posto ad una visione mistica, che lo condurrà ad essere uno dei massimi esponenti dell’esistenzialismo cristiano.

E proprio questo approdo ad un cristianesimo mistico, di impronta ortodossa nonostante il dissenso con la chiesa ufficiale, segna la sua idea di un Nuovo Medioevo. Che è sì drammatica… ma non negativa.

Perché il Medioevo fu epoca di tensioni, carestie, pestilenze. Guerre e soprusi di ogni tipo. Ma fu anche l’epoca delle grandi scuole filosofiche, Chartres, San Vittore, Tommaso e Bonaventura alla Sorbona… e anche Sigieri, che nel vico degli strani sillogizzò invidiosi veri…

Fu l’epoca di Dante e di Giotto. Il vertice della poesia e della pittura. Di Arnolfo di Cambio e dei Maestri Comacini. Della Civiltà Cortese, i trovatori e i Minnesinger, Wokfram von Eschenbach e Arnaut Danielle, il miglior fabbro.

Minnesang. Dipinto raffigurante Hermann di Turingia che assiste alla rappresentazione del poema di un Minnessang

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fu luce ed ombre. Ma ha preparato il Rinascimento e l’Umanesimo. Che Huizinga, non a caso, lesse come L’Autunno del Medioevo.

Per Berdjaev il magma ribollente dell’età medievale preparò la grande stagione all’origine dell’età moderna. E della Civiltà Europea. E si augurava che questo Nuovo Medioevo, che vedeva profilarsi, avesse la stessa funzione. Di incubatrice. Di rigenerazione.

Ma aveva visto giusto?

I segnali che quelli che stiamo vivendo (dire “affrontando” mi sembrerebbe eccessivo, piuttosto… subendo) sia una sorte di nuovo medioevo, ci sono. E tanti.

Gli Stati Nazionali, che hanno rappresentato l’asse portante di tutta la modernità, sono di fatto gusci vuoti. Parvenze. O meglio fantasmi del passato. In cui ancora si vuole fingere di credere.

La scena è dominata da Imperi. Vaste aggregazioni, più o meno esplicite. Più o meno simulate. In cui, per lo più, si finge viga la democrazia (altro fantasma della modernità). Ma dove a governare sono oligarchie ristrette. Coese, fra loro, da interessi. E sostanzialmente sprezzanti di una plebe ridotta a massa amorfa.

Il lavoro? La circolazione del lavoro sempre più interrotta. Le classi sociali sempre più codificate come rigide caste… l’assenza di ogni tutela. Lo sfruttamento ai peggiori livelli di schiavismo. E c’è già chi, con protervia, afferma che il figlio di falegname deve fare il falegname. Non studiare. Con questa logica, per inciso, Giotto avrebbe pascolato le pecore…

«ARRIVA L’ERA NEOMEDIEVALE. TRA INTELLIGENZA ARTIFICIALE E PICCOLE PATRIE»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi le nazioni stanno sparendo. Melting pot, Cancel Culture, woke… quello che resta e riemerge sono forme tribali. Nulla a che vedere con lo Spirito della Nazione romantico.

E poi i mercenari. Se preferite le compagnie di Ventura. Che oggi proliferano, braccio armato di multinazionali, potentati finanziari, solo occasionalmente al servizio di uno Stato.

Già Machiavelli le considerava un male da estirpare. E il Vecchio Nick è uno dei padri della modernità. E dell’idea di stato.

E le guerre di religione. Ancorché mascherate sotto diverse forme. E il proliferare di settarismi, che vengono chiamati New Age, ma sono, in realtà, roba molto vecchia… e…

Potrei continuare, ma rischia di essere un inutile, e vuoto, elenco.

Segnali di un Nuovo Medioevo. Ma non è quello, luminoso, di cui parla Berdjaev. Non si vede all’orizzonte alcun Tommaso d’Aquino. E non parliamo di un Dante.

I “chierici” di oggi sono tristi figuri, le loro opere per lo più vuoto chiacchiericcio mediatico…

Nikolaij Alexandrovic Berdjaev

 

 

 

 

 

 

E non parliamo della peste. Quella che abbiamo vissuto non ha trovato un Boccaccio che la narrasse. Solo dei Burioni e delle starlette televisive…

Verrebbe da dire che ogni epoca ha il Medioevo che si merita.

Il nostro appare solo una, brutta e cruenta, caricatura.

Adele Piazza
Andrea Marcigliano

 

 

Approfondimenti del Blog

(1)

 

 

 

 

 

 

Descrizione

Pubblicato a Berlino nel 1923, grazie alla sua prosa incalzante e visionaria e alle sue intuizioni sorprendenti, Nuovo Medioevo è il libro che ha dato a Berdjaev celebrità internazionale.
«Le riflessioni di Berdjaev sembrano scritte ieri, dense come sono di quell’impasto di rifulgente ossessione per la modernità e senso della fine che fanno il nostro pane quotidiano. Impressionante, in specie, l’analisi del ritorno al divino» – Mario Fortunato, «La Stampa»
«La rivoluzione in Russia c’è stata. Questo è un fatto, e non resta che prenderne atto. Constatare un fatto non vuol dire apprezzarlo. La rivoluzione è un fenomeno naturale, come il terremoto in Giappone, e non ha senso discutere se riconoscerla oppure no. La Rivoluzione russa è una grande disgrazia. Non vi è mai stata una rivoluzione felice. Ma le rivoluzioni sono opera della saggezza divina, e per questo i popoli hanno molto da impararne»Pubblicato a Berlino nel 1923, grazie alla sua prosa incalzante e visionaria e alle sue intuizioni sorprendenti, Nuovo Medioevo è il libro che ha dato a Berdjaev celebrità internazionale. Il filosofo russo articola la sua concezione della storia a partire dal Rinascimento, quel momento in cui in Italia, e in Europa, si raggiunsero le vette più alte del pensiero e della produzione artistica: da Giotto a Michelangelo, da Dante a Piero della Francesca. La vera forza propulsiva del Rinascimento, però, va scovata nella convivenza tra la spiritualità cristiana medievale e una nuova visione del mondo, l’umanesimo. Se la modernità non è altro che la storia del progressivo smarrimento dei valori cristiani in favore della completa egemonia dell’umanesimo, la Rivoluzione russa rappresenta la loro completa dissoluzione e il fallimento dell’umanesimo stesso. Questo deserto spirituale, però, non è un esito, ma solo un’ulteriore tappa della storia: a riscattarci da questa condizione sarà il Nuovo Medioevo. Non un’epoca buia, ma un periodo di rifioritura spirituale e culturale.

 

 

 

 

 

 

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