Il pensiero forte del Novecento, alla fine, fu salvato dalle donne. Mentre gli ultimi pensatori dichiaravano il naufragio della filosofia o il tramonto della civiltà

Nella foto: da sinistra Hannah Arendt, Cristina Campo, Simone Adolphine Weil, María Zambrano ultima Edith Stein

Le donne non hanno esistenza né essenza, esse non sono, esse sono nulla”. Con questo inesorabile viatico di Otto Weininger(1), il pensatore ebreo suicidatosi a ventitré anni nel 1903, ebbe inizio il

Otto Weininger, 1903 (Wikipedia P.d.)

ventesimo secolo. Erano parole tratte da Sesso e carattere(L.C.), un’opera che ebbe gran successo, svariate ristampe e traduzioni, fra cui una in Italia a cura di Julius Evola. Figlia di Bachofen(2) e di Schopenhauer(3), una letteratura ampia e misogina si scatenò nella cultura mitteleuropea del primo ‘900, in concomitanza coi primi segnali di femminismo e di emancipazione delle donne. Da un verso la cultura di estrazione eroico-militare, virile, si riconobbe nella misoginia di Zarathustra (“Vai dalla donna? Non dimenticare la frusta[F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra ndr]), dall’altra la convinzione atavica di un’inferiorità ontologica e spirituale della donna, concorrevano a considerare le incursioni femminili nella cultura e nella filosofia, oltre che nella politica, come un’intrusione, una trasgressione indebita.

Lou von Salomé (Wikipedia P.d.)

Eppure il pensiero forte del Novecento, alla fine, fu salvato dalle donne. Mentre gli ultimi pensatori dichiaravano il naufragio della filosofia o il tramonto della civiltà, le donne riprendevano a tessere il pensiero sposato al mondo. L’epifania del pensiero forte è al femminile. Non mi riferisco alle celebri donne che vissero di luce riflessa per i loro ménage intellettuali ed esistenziali. Come Lou-Andreas Salomè(4), anello di congiunzione vivente tra Nietzsche, Rilke e Freud. O come Simone de Beauvoir, che ha lasciato sì scritti notevoli, ma pur sempre all’ombra del suo sodalizio con Sartre. E nemmeno alle donne in politica o alle leader del movimento femminista.

Dico invece di quelle donne che hanno lasciato un’orma profonda nel pensiero, riconosciuta solo negli ultimi anni. Le donne che abitarono il cuore del Novecento filosofico non furono femministe, atee e radical progressiste; furono intrepidi “cuori pensanti” che si dedicarono alla metafisica, al sacro e alla trascendenza, a volte perfino alla mistica, all’estasi e alla santità. Figure delicate, a volte celestiali, vogliose d’assoluto e cercatrici di luce. Parlo di Simone Weil, l’intelligenza metafisica più pura ed acuta del Novecento, ma anche di Marìa Zambrano, allieva di Ortega y Gasset ma rapita da Heidegger; di Vittoria Guerrini alias Cristina Campo, che “filosofa” non fu; di Hannah Arendt, che fu tra le più grandi pensatrici non solo etico-politiche del secolo ma anche esistenziali; di Edith Stein e di Etty Hillesum, morte nei campi di sterminio, ebree come Weil, Arendt e come Rachel Bespaloff, potente esegeta dell’Iliade come “poema della forza”. Per certi versi vi fa parte anche Marguerite Yourcenar, che alla sensibilità storico-letteraria unì, a latere, una passione filosofico-alchemica e un’amore per la tradizione. E alle poetesse pervase di pensiero metafisico, come Anna Achmatova e Marina Cvetaeva. O Antonia Pozzi. O studiose del sacro e del paganesimo come Marie Reimschneider e della “luce del Medioevo” come Régine Pernoud. Ad alcune di loro ha dedicato un libro, Cuori pensanti (L.C.) (l’espressione è di Hetty Hillesum) Laura Boella, ora edito da Chiarelettere.

Cristina Campo (Wikipedia P.d.)

Di fronte al declinare del pensiero al maschile, perduto tra dichiarazioni di morte della filosofia medesima, agonie e nichilismi, fino all’epilogo del pensiero debole, il pensiero forte è stato rappresentato soprattutto dalle donne, pur considerate quasi straniere nei territori della filosofia, senza permesso di soggiorno. Di fronte all’emorragia del pensiero, furono donne come Simone Weil a riproporre il problema della verità e di Dio, dell’essere e dell’assenza. O come Marìa Zambrano, a ripensare alla metafisica della luce e alla necessità di un pensiero aurorale, luogo d’incontro tra poesia e filosofia. O come Edith Stein, a passare dalla filosofia alla fede religiosa, dall’ebraismo alla conversione cristiana, assumendo da carmelitana in clausura il nome di Teresa Benedetta della Croce. O come Hannah Arendt, che non solo analizzava le origini del totalitarismo e la banalità del male, ma si addentrava anche nella vita della mente, riproponendo l’esigenza di un primato del conoscere sull’agire, della contemplazione sulla prassi. Con il pensiero femminile tornano nel Novecento Platone e Pitagora, il tema dell’immortalità dell’anima e l’orizzonte della trascendenza, la riflessione filosofica sulla religione e sul divino, l’amor fati e il sacro. L’espressione più alta e più pura di questa linea metafisica fu espressa in Italia da Cristina Campo, letterata traduttrice e poetessa, studiosa di saperi tradizionali, liturgici e simbolici. La sua lievità di figura e densità di espressione, lo splendore dei suoi pensieri, la ricerca di Dio con un’attenzione spirituale e una grazia che sembrano provenire da altri mondi a cui comunque si riferiscono. La sua tensione verso la perfezione che costa “vigilie notturne, duri mattutini, voti di castità, obbedienza e povertà”, il suo “distacco quasi totale dai beni di questa terra, la costante disposizione a rinunciarvi se si posseggono, un’ovvia indifferenza alla morte, profonda riverenza alle forme impalpabili, ardimentose, indicibilmente preziose”… Cristina Campo esprime una linea scandalosamente divergente dal suo tempo e dal nostro. “Il mondo d’oggi – scrive in una lettera a Mita – ha un fiuto infallibile nel tentar di schiacciare ciò che è inimitabile, inesplicabile, irripetibile, tutto ciò che non gli può somigliare”.

Le donne pensarono la filosofia in rapporto al divino e alla sua assenza, il suo ritirarsi dal mondo. In quello strano secolo da cui proveniamo, a filosofare con il martello e ad assumersi la croce di un pensiero divergente, profondamente antagonista, scandaloso, sono state loro, le donne. Sia benedetto il loro pensiero forte, ben oltre l’astioso rivendicazionismo del gender. Si occuparono della condizione umana, non solo di quella delle donne.

 

 

Fonte: MV, La Verità 5 gennaio 2021

Note:

  • (1) Otto Weininger (Vienna, 3 aprile 1880 – Vienna, 4 ottobre 1903) è stato un filosofo austriaco. Nel 1903 pubblicò Sesso e carattere, che divenne popolare dopo il suo suicidio all’età di ventitré anni. Continuò ad essere apprezzato come lavoro geniale da molti altri, tra cui il filosofo Ludwig Wittgenstein. Nella sua opera Sesso e carattere, Weininger ipotizza che tutte le persone siano composte di un insieme di sostanze maschili e femminili, e cerca di sostenere il suo punto di vista scientificamente. Il lato maschile sostiene che sia attivo, produttivo, cosciente e logico, mentre il lato femminile sia passivo, improduttivo, inconsapevole e illogico o amorale. Una parte notevole del libro è sulla natura del genio. Weininger suggerisce che non esista una genialità particolare, ma solo universale, in cui tutto esiste e ha senso. Egli sostiene che questo genio probabilmente esiste in un certo grado in ognuno di noi.
  • (2) Johann Jakob Bachofen (Basilea, 22 dicembre 1815 – Basilea, 25 novembre 1887) è stato un giurista, storico e antropologo svizzero, noto per la sua teoria sul matriarcato.
  • (3) Arthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788 – Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860) è stato un filosofo tedesco, cittadino espatriato del regno di Prussia, e uno dei maggiori pensatori del XIX secolo e dell’epoca moderna. Il suo pensiero recupera alcuni elementi dell’illuminismo, della filosofia di Platone, del romanticismo e del kantismo, fondendoli con la suggestione esercitata dalle dottrine orientali, specialmente quella buddhista e induista.[1] Schopenhauer crea una sua originale concezione filosofica caratterizzata da un forte pessimismo, la quale ebbe una straordinaria influenza, seppur a volte completamente rielaborata, sui filosofi successivi, come ad esempio Friedrich Nietzsche, e, in generale, sulla cultura europea coeva e successiva, inserendosi nella corrente delle filosofie della vita.
  • (4) Lou von Salomè, anche nota come Lou Andreas-Salomè (San Pietroburgo, 12 febbraio 1861 – Gottinga, 5 febbraio 1937), è stata una scrittrice e psicoanalista tedesca di origine russa. Fu la giovane e affascinante russa, che Friedrich Nietzsche conobbe nel 1882 e che probabilmente lo ispirò a creare le prime due parti della sua opera più importante: Così parlò Zarathustra. Nel 1882 Friedrich Nietzsche, trentottenne, conobbe Lou Andreas Salomè, che all’epoca aveva solo 21 anni e le propose immediatamente di costruire una piccola comune intellettuale, una specie di “trinità” filosofica tra lei, Nietzsche e l’amico d’entrambi Paul Rée, di 32 anni. Nietzsche, innamorato della “giovane e affascinante russa”, volle sposarla, ma ne ottenne solo un rifiuto. Deluso così nelle sue aspettative, ed entrato in una grande crisi depressiva, Nietzsche scrisse la prima parte del libro Così parlò Zarathustra. Dopo la morte di Nietzsche, le prime due donne che pubblicarono una biografia su di lui furono la sorella del filosofo, Elisabeth Förster-Nietzsche, e Lou. Alcuni chiamarono Lou La grande rivoluzione russa nella vita di Nietzsche. La donna ebbe una lunga relazione sentimentale con il poeta Rainer Maria Rilke, elogiava particolarmente il padre della psicoanalisi Sigmund Freud ed era una profonda conoscitrice di Ibsen, Tolstoj, Turgenev, Wagner, e varie altre personalità. Dopo aver avuto la sua prima esperienza sessuale col ventiduenne Rilke a 36 anni, scrisse un libro che divenne un vero best seller nei paesi europei, Erotica. Si interessò a lungo di psicoanalisi, e rimase a lungo in contatto con i circoli psicoanalitici ed alcuni dei più noti psicoanalisti dell’epoca (tra cui Sándor Ferenczi e Viktor Tausk, con cui ebbe una relazione sentimentale).
Fonte

 

 

Libri Citati

 

  • Sesso e carattere
  • Otto Weininger
  • Editore: Mimesis
  • Collana: Il caffè dei filosofi
  • Anno edizione: 2012
  • In commercio dal: 11 aprile 2012
  • Pagine: 475 p., Brossura
  • EAN: 9788857505640Acquista €. 26,60

 

Descrizione

Che cosa vuol dire “maschio”? Che cosa vuol dire “femmina”? Su questa essenziale dicotomia del genere umano ancora oggi si discute, si avanzano teorie, si fanno rivendicazioni. Quasi un secolo fa, un austriaco poco più che ventenne pubblicò un saggio che cerca di dare una risposta essenziale a queste domande. Un’opera che nel corso di tutti questi anni è stata osannata e condannata, accettata e respinta, ma che costituisce comunque una pietra miliare nella cultura dell’Occidente, soprattutto oggi che non vi è una maggiore chiarezza sull’argomento.

Sesso e carattere è uno dei libri più inquietanti del primo Novecento, uno dei più radicali nel suo estremo tentativo di sanare il “disagio della civiltà” attraverso la ricomposizione di una visione unitaria della ragione classica e la condanna di ogni alterità, a partire dalle innumerevoli differenze e contraddizioni che il filosofo austriaco identificava nelle figure dei “diversi”: la donna e l’ebreo. Infatti, la crisi corrosiva dei gradi valori che attanagliava i soggetti e le coscienze si incarnava per Weininger nel “male” della donna, nella sua “materialità”, nella sua “assenza di senso” che è come l’abisso irresistibile del nulla. Oppure nell’ebreo, colui che distrugge i “limiti” con la sua passione analitica. Se queste tendenze sessiste e antisemite – benché Weininger fosse ebreo! – non possono non creare un perturbante disagio, anche i più feroci oppositori (ivi compreso Freud), hanno rilevato nel suo lavoro un talento straordinario, che ha influenzato profondamente Robert Musil, Hermann Broch e James Joyce, e di cui si possono rintracciare riferimenti nelle opere di Heidegger, Wittgenstein e Lacan. Introduzione di Franco Rella.

 

  • La materia erotica
  • Lou Andreas-Salomé
  • Traduttore: C. Morena
  • Curatore: Jutta Prasse
  • Editore: Eir
  • Collana: Navigazioni
  • Anno edizione: 2012
  • In commercio dal: 28 novembre 2012
  • Pagine: 160 p., Brossura
  • EAN: 9788869331466.  Acquista. €. 14,25

Descrizione

Osar tutto e non aver bisogno di niente: questo il motto che si scelse Louise von Salomé, antesignana del femminismo contemporaneo eppure inequivocabilmente “tradizionale” nel darsi come modello l’emulazione dell’uomo nel suo campo d’azione più specifico: quello intellettuale. L’incontro a cinquant’anni con Freud placò la lotta ambivalente con l’immagine dell’uomo, che è la chiave con cui può essere interpretata tutta la sua intensissima vita intellettuale e sentimentale. Il suo interesse per la psiche umana è però precedente alla conoscenza di Freud: il primo dei cinque saggi che qui pubblichiamo (Riflessioni sul problema dell’amore) è infatti del 1900, mentre l’incontro “ufficiale” con la psicanalisi risale al 1911. Lou Salomé analista parla, come Lou Salomé donna, dell’amore e della felicità; per lei nell’essere donna c’è qualcosa “di più”: “In fondo, il voler diventare femmina del nevrotico è sempre un voler essere felice. Solo lì la sessualità non è un conflitto, ma rimane la terra natia delle personalità”. In questo modo l’aristocratica letterata cosmopolita, amica di Wedekind, Strindberg e Schnitzler, “persecutrice” di Nietzsche e amante di Rilke, moglie adultera eppure fedele dell’iranista F. C. Andreas, discepola prediletta di Freud, conquista un posto particolarissimo nella storia della teoria psicanalitica.

 

  • Cuori pensanti. 5 brevi lezioni di filosofia per tempi difficili
  • Laura Boella
  • Editore: Chiarelettere
  • Collana: Reverse
  • Anno edizione: 2020
  • In commercio dal: 19 novembre 2020
  • Pagine: 144 p., Brossura
  • EAN: 9788832963182 Acquista. €. 14,25

 

Descrizione

Cinque donne indipendenti, audaci, ostili a ogni conformismo. Un piccolo libro di filosofia che rappresenta una continua fonte d’ispirazione. «Un piccolo gioiello» – Michela Marzano, Robinson L’eredità delle filosofe non è soltanto scritta nei loro libri, ma vive nella loro esperienza, nei loro giudizi, nelle scelte etiche, politiche e spirituali. In queste pagine non ho fatto altro che lasciarmi trasportare dalla passione che mi accompagna da molti anni per queste straordinarie figure di pensatrici, cercando di esaltarne il coraggio di amare e di pensare.

Cinque brevi lezioni di filosofia condensate in poco più di cento pagine: un piccolo gioiello che attraversa la vita, gli amori, le inquietudini, le domande, le riflessioni di cinque pensatrici straordinarie che hanno sfidato la morale convenzionale e le cui biografie sono avvolte in un alone di leggenda. Per ognuna di loro, la filosofia non è stata un riparo o un ritiro dal mondo: è stata la pratica audace e ostinata di un addestramento al sentire la vita in tutta la sua ricchezza e complessità, di una vigilanza sulle proprie emozioni, di un raccoglimento capace di lasciar emergere ogni esperienza in tutte le sue sfumature, con assoluta chiarezza. Le loro parole e i loro pensieri sono una continua fonte d’ispirazione, oggi come ieri. Edith Stein, Maria Zambrano, Hannah Arendt, Simone Weil, Etty Hillesum.

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