Astrologia dell’ego e trionfo del concreto

«Il pianeta comandò: quest’anno tutti materialisti»
Addio spirito, benvenuta materia: il nuovo credo dell’io sovrano
di Marcello Veneziani
Dalle profezie stellari di Paolo Fox arriva la sentenza dell’anno: basta spiritualismi, è tempo di materialismo. Una buona notizia, almeno in apparenza, dopo l’ubriacatura di anime belle, culti, devozioni e pensieri elevati. Ma il materialismo che avanza non ha nulla di storico né di filosofico: è un materialismo fai-da-te, rozzo e competitivo, fondato sull’adorazione dell’io e dei suoi interessi immediati. L’ingresso in Ariete, segno cornuto e battagliero, diventa così la metafora di un’epoca che ha smesso di credere negli dèi e nei valori, ma continua a venerare una divinità unica e indiscussa: il tornaconto personale. Tra individualismo trionfante, narcisismo patologico e culto dell’ego, questo testo smaschera l’illusione di un ritorno alla “terra” che non riporta al reale, ma inchioda l’uomo alla sua versione più povera e autoreferenziale. (N.R.)
Dall’alto della sua stellare veggenza, l’astrologo Paolo Fox prevede che quest’anno finalmente sarà dominato dal materialismo più che dalla spiritualità. Meno male, non se ne poteva più di questo spiritualismo, quest’overdose di santi e pensatori, orazioni e consacrazioni, culti e sacrifici, idealisti e anime belle.
Non ne potevamo più di tanta devozione, tanta mistica e tanto raccoglimento spirituale. Usciamo finalmente dai Pesci (io un po’ all’antica ero fermo all’era dell’Acquario, credevo di essere ancora dentro quell’Eone, evidentemente mi sono distratto); grazie al transito di Nettuno stiamo entrando in Ariete che essendo un caprone, testardo e cornuto, spingerà le ambizioni e le competizioni, a colpi di corna, e scalciando terra terra, secondo materialismo. Non sarà materialismo storico, semmai materialismo faidate, devoto non a Marx ma solo a Kazzimiei, divinità indiscussa nell’epoca in cui non ci sono altri dei, e in cui trionfa l’individualismo e tutti i suoi parenti prossimi: egoismo, egocentrismo, personalismo, narcisismo, meglio se patologico.
Ma non è colpa nostra, ragazzi, se siamo così introversi ed ego-riferiti, è l’affollamento di pianeti in segni di fuoco a ridurci in questo stato di auto-gravidanza permanente davanti allo specchio. Sono loro a mettere incinta la nostra vanità e a titillare la nostra avidità di beni materiali. La colpa non è più della società, come dicevano i materialisti storici e dialettici di una volta, ma dei pianeti che non si fanno gli astri loro e si buttano sulla Terra, influenzandoci così malamente e pesantemente.
Fox ci avverte che il nuovo anno durerà in realtà almeno 14 anni, ossia quanto Mattarella al Quirinale, perché tanta sarà la permanenza di Nettuno in Ariete: nel 2040, poi, chi vivrà vedrà, e ci sarà magari la svolta. Però per consolarci ci batte la mano sulla spalla e ci dice: il fuoco planetario non vuol dire solo incendio e distruzione, ma anche coraggio e innovazione. Meno male, l’avevamo presa brutta.
Ma sarà solo roba pratica, prosaica, materiale, niente spiritualità, poesia e ispirazione, come invece succedeva fino all’altro giorno del passato anno.
Il buon senso comune vi farà dire che sono tutte astronerie, come diremmo in fiorentino finto, aspirando la ci; non c’è alcun fondamento alle previsioni astrologiche, servono solo ad alimentare conversazioni in salotto e articolesse sui giornali (come questa). Sarà come dice il Veggente Planetario, ma non mi ero accorto in questi anni di vivere sotto l’egida dello spiritualismo o nel segno dello Spirito; mi pareva di essere già dentro, e da un pezzo, quel che Fox descrive per l’anno nascente, il crasso 2026.
Per non arrendermi al dettato planetario, coltivo la tenue speranza di una legge astrale del contrappasso: e mi auguro, vi auguro, che se quando ha dominato nei cieli lo spiritualismo ha trionfato in terra il materialismo, per una misteriosa legge di compensazione e per una legge astrofisica, che imprime una spinta uguale e contraria ai terrestri; ora che è l’avvento astrale del materialismo, per lo stesso principio reattivo, sarà la rivincita dello spiritualismo. Tiè. In realtà, siamo carne e spirito, anima e materia, e non si può tifare per l’una contro l’altra, il buon senso ci dice che si deve favorire il loro legame, la loro osmosi e conoscere e coltivare i loro punti di incrocio. Magari stabilendo i ranghi, le priorità e le gerarchie: sul piano delle necessità primarie vengono prima i bisogni corporali, sul piano delle finalità significative vengono prima i bisogni spirituali.
Ma poi sarà vero che gli astri ci cambino così radicalmente, non contiamo proprio niente noi, non dico il libero arbitrio, ma anche la genetica e i genitori, e poi le circostanze storiche, sociali, terrene, la nostra mente e il nostro carattere? E sarà vero che in base agli astri l’umanità intera si adegui al nuovo corso planetario, senza differenze di popoli, di culture, di caratteri e senza differenze personali? Già sono paradossali gli oroscopi applicati a interi stock di persone, raggruppate per affinità mensili di nascita e segno zodiacale, e conosciamo troppi casi di coinquilini dello stesso segno zodiacale che sono totalmente diversi nella loro indole e nei loro comportamenti. Figuriamoci se pretendiamo di estendere, per ragioni di target e di attenzioni globali, un cambiamento così radicale a tutta l’umanità, occidente e oriente, nord e sud, cretini e intelligenti, belli e brutti, ricchi e poveri, maschi e femmine, giovani e vecchi, animali e piante, e via dicendo.
L’unica comparazione logica che si può fare con queste previsioni astrologiche è con la moda: come si dice che quest’anno certi capi vestiari si portano corti, colorati, sbottonati, così si dice che quest’anno si porta corto lo spiritualismo e lungo il materialismo, secondo i pianeti. Gli astri dettano la moda un po’ come i sarti, gli stilisti: l’astrologia è una forma di alta moda, anzi altissima, distante anni luce.
La gente con l’astrologia ha un rapporto schizofrenico, ironico e credente, frivolo e mistico, tra il salottiero e l’oracolare; ci scherza su ma li ascolta e un po’ si adegua o si atteggia al loro canone, trova tracce caricaturali della propria identità; dice di non esserne succube ma non vuole nemmeno uscire dal gruppo e sentirsi tagliato fuori dalle stelle, spianetato o addirittura c-astrato. È una fede debole, intermittente, ma in fondo tenace, che supplisce alla religione e al destino, ne offre un surrogato più giocoso e fatale, che ci libera dalla fatica del libero arbitrio e dei ragionamenti consequenziali, costruendo sontuosi alibi alle nostre scelte. E come furbescamente Ulisse rispondeva a Polifemo che l’artefice dello scherzo atroce costato un occhio al ciclope era stato Nessuno, così noi possiamo rispondere a chi chiede ragione dei nostri comportamenti: è stato Nettuno, è lui il colpevole. Noi non c’entriamo, siamo vittime della sua influenza inesorabile, siamo marionette nelle sue mani. Come te non c’è Nettuno, parafrasando una vecchia canzone di Rita Pavone.
Non so se sia possibile ribellarsi agli astri, e mandarli a quel buco nero, ma agli astrologi magari sì.
