Tregua o teatro?

IL PIANO DELLA FINTA PACE 🕊️

Dietro la maschera diplomatica della tregua tra Israele e Hamas, si cela un piano che non punta alla pace ma alla prosecuzione strategica della violenza

Redazione Inchiostronero

Il Simplicissimus

Questo pezzo affronta con taglio lucido e critico la nuova tregua tra Israele e Hamas, analizzando le dinamiche degli scambi di prigionieri, la reazione dell’Occidente e le vere intenzioni degli attori in gioco. La narrazione mette in discussione la narrativa dominante della “pace” e ne rivela l’ambiguità: tregue usate come strumenti tattici più che come autentici gesti di cessazione del conflitto. Con uno sguardo affilato e senza censure, l’autore invita il lettore a riflettere su ciò che potrebbe accadere una volta terminato l’ultimo scambio: la fine del massacro o il suo rilancio su scala maggiore? (Nota Redazionale)


Come assetati all’ultimo stadio tutti si sono avidamente buttati dentro le acque avvelenate dell’ennesima tregua. Il fotografo riprende i consessi di occidentali contenti di non dover più accusare Israele per le stragi: prego dite cease…fire. Naturalmente non è la prima volta che si instaura una tregua: la prima si è avuta il 19 gennaio di quest’anno, quando Hamas ha rilasciato 33 prigionieri israeliani, in cambio della liberazione da parte di Israele di circa 90 palestinesi, per lo più donne e bambini. Pochi giorni dopo sono state rilasciate 4 soldatesse israeliane in cambio di 200 prigionieri palestinesi e il marzo scorso c’è stato un altro massiccio scambio. Ma a parte queste brevi finestre il massacro è continuato senza soste. E ci si può legittimamente domandare: nel momento in cui tutti gli ostaggi verranno rilasciati cosa impedirà a Netanyahu di continuare o addirittura di intensificare la strage, tanto più che viene continuamente incalzato da estremisti religiosi che, se possibile, sono anche peggio di lui? Questo senza dire che sarà molto difficile che Hamas e gli altri movimenti palestinesi accetteranno di lasciare le armi e di perdere qualsiasi influenza sulla popolazione palestinese.

Il piano di Trump, nella sua confusione, non si distingue in realtà dalle logiche di finta pacificazione che abbiamo già visto e semmai l’unica vera novità consiste nel fatto che non si parla affatto di uno Stato palestinese, ma di una non meglio specificata autonomia che non si comprende bene come possa essere concretamente realizzata. Il che ovviamente è un sollievo per quella decina di Paesi che non vogliono assolutamente riconoscere la Palestina come entità statale autonoma. E tra questi ovviamente gli Usa che condividono pienamente l’operazione Gaza avendola sostenuta militarmente e politicamente in ogni modo, oltre a minacciare il tribunale internazionale e i suoi membri per aver osato condannare le azioni di Netanyahu e dei suoi compari. Questo per dire che gli Stati Uniti non sono un Paese terzo, ma parte integrante del genocidio in atto. La tregua potrà soddisfare l’ego smisurato di Trump e la sua vanità da bagnino globale, ma di fatto si tratta di una iniziativa a dir poco grottesca, di cui però solo pochi si rendono conto. La sola idea che Trump proponga un accordo di pace nel mezzo di un massacro di massa sostenuto dagli Stati Uniti, in cui non è prevista alcuna azione legale per i responsabili del genocidio, né per l’occupazione illegale di terre palestinesi e per numerosi altri crimini di guerra, è davvero il colmo dell’ipocrisia. E forse non è un caso che il nome di Trump sia stato depennato dall’elenco dei possibili Nobel per la pace. Per quel che vale, cioè quasi nulla. Se a questo si aggiunge il fatto che a sovrintendere il cosiddetto “piano di pace” sia Tony Blair, un mascalzone riconosciuto come tale a livello globale, rende perfettamente l’idea del pasticcio che si sta realizzando.

Secondo l’esperto di diritto internazionale, Alfred de Zayas, il piano di pace presentato dalla Casa Bianca è in sostanza un insabbiamento del genocidio. Ovviamente i media mainstream stanno ridicolmente presentando l’offerta di Trump come autentica e credibile, forse con qualche difetto qua e là peraltro minimizzato, mentre nascondono totalmente la complicità sistematica dei regimi occidentali, come del resto fanno da decenni. Se poi Russia e Cina elogiano Trump per aver finalmente imposto una tregua, lo fanno cercando di solleticare il narcisismo del presidente americano: se il suo ego verrà stimolato sufficientemente, è possibile, anche se non probabile, visto la forza delle lobby sioniste in Usa, che si renda conto di dover esercitare una forte pressione su Netanyahu e il suo governo per fermare davvero il massacro. Se la sua reputazione sale alle stelle avrà difficoltà a tornare indietro.

Certo se la geopolitica si deve affidare al lettino dello psicanalista, siamo davvero messi male.

Redazione

 

 

 

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