Non c’è la volontà di accettare un mondo multipolare

IL RIFIUTO DEL MONDO MULTIPOLARE
AFFOSSA L’ECONOMIA EUROPEA
“Se la Georgia non accetta che gli Usa finanzino le rivolte, ci saranno nuove sanzioni contro Tbilisi”. “Se la Cina continua ad aiutare la Russia, vareremo nuove sanzioni contro Pechino”. “Se Israele continua a massacrare i civili palestinesi, ci saranno… No, in questo caso non succederà nulla perché noi siamo i buoni”. Le risposte dell’Occidente collettivo agli avvenimenti del mondo intero sono ormai una farsa. Peccato che questa farsa provochi una strage continua ovunque.

Non c’è la volontà di accettare un mondo multipolare. E qualsiasi affronto all’egemonia statunitense diventa l’occasione di nuove sanzioni. Che, tuttavia, vanno a penalizzare soprattutto l’Europa, terra dei maggiordomi che distruggono i propri Paesi per accontentare il padrone di Washington. Le ultime minacce in ordine di tempo riguardano l’India, rea di collaborare allo sviluppo di un porto iraniano per far aumentare i rapporti commerciali non solo tra i due Paesi ma anche con Afghanistan, Russia, Azerbaigian.
I risultati di questa follia occidentale sono evidenti. L’OCSE aveva previsto che, nel 2023, il Pil russo crollasse del 2,5%, la Banca Mondiale ipotizzava un calo dello 0,2% e il Fondo monetario internazionale immaginava un incremento dello 0,7%. Invece la crescita è stata del 3,6%. Quella cinese ha sfiorato il 5% e quella indiana ha superato abbondantemente il 6%. Nello stesso periodo il Pil Usa è cresciuto del 2,5% e quello dell’eurozona dello 0,5%.

E a poco serve il telegiornalismo indecente di chi finge di entusiasmarsi perché, per quest’anno, la crescita del PIL italiano è stata rivista, dallo 0,7 allo 0,9%. E si glissa sulla revisione anche delle previsioni del 2025, dall’1,2 all’1,1%. Cioè il nulla in un caso come nell’altro. Eppure, si va in TV e si festeggia. Ma si evita di soffermarsi su altri dati. Come quello secondo cui l’Italia è riuscita solo a fine 2023 a tornare sui livelli del Pil reale del 2007, anche se in 15 anni si è accumulato un divario di crescita di oltre 10 punti con la Spagna, 14 con la Francia e 17 con la Germania. Rispetto al 2000, il divario è di oltre 20 punti con Francia e Germania, e di oltre 30 con la Spagna.
È calato, del 4,5%, anche il potere d’acquisto delle famiglie italiane in 10 anni, a fronte di aumenti negli altri Paesi europei, con la Germania a +5,7%. In compenso è schizzato alle stelle il debito pubblico, da ripagare. Il governo ha ricominciato a vendere quote di aziende strategiche, per destinare i proventi non alle famiglie italiane ma a Bruxelles ed alle armi per Zelensky.
