Macron è convinto di essere un grande statista

IL RUGGITO DEL CONIGLIO


Macron è convinto di essere un grande statista. Convinzione solo sua, e costantemente smentita dalla realtà. Ma tant’è…ognuno ha diritto alle sue illusioni.

Ma il Presidente di una potenza che è, nonostante tutto, dotata di armamenti nucleare, non ha diritto di trascinare l’Europa, e di conseguenza il mondo, verso un conflitto devastante, per inseguire i suoi sogni di grandezza. E per cercare di coprire i suoi, molti, errori.

Nel breve volgere del suo mandato presidenziale, ha infatti dilapidato le fortune della Francia. Le fortune economiche e quelle geopolitiche.

Ha perduto l’Africa. Che ha sempre rappresentato la principale fonte della ricchezza francese. Senza le materie prime, di fatto predate sistematicamente ai paesi del vecchio impero coloniale, il sistema industriale si riduce a ben poca cosa. Soprattutto è una rovina per la ricchezza rappresentata dalle centrali nucleari, che si sono rette, fino ad ora, sull’uranio del Niger.

Il disagio sociale interno alla Francia è andato crescendo in modo esponenziale. Non solo le Banlieue, sempre più enclaves anarchiche e/o dominate da gruppi malavitosi, appaiono, ormai, fuori di ogni controllo, ma è tutto il tessuto sociale ad essere, da tempo, in fermento. E il voto massiccio per la Le Pen – e anche per la destra più estrema della Marechal – dell’immensa provincia che circonda Parigi, lo ha dimostrato.

Per altro Macron, negli ultimi mesi, ha cercato di fare passare in secondo piano i suoi fallimenti, assumendo una postura bellicista e napoleonica. Ponendosi come l’alfiere, l’avanguardia del più spinto Atlantismo. Sino a proporre l’intervento militare della NATO contro la Russia.

E anche questo rappresenta una contraddizione della tradizionale politica francese, che ha sempre cercato – con tutti i Presidenti alternatisi all’Eliseo – di mantenere un forte grado di autonomia da Washington. E, al contempo, di non chiudere mai i canali di comunicazione con Mosca.

Per altro, una bellicosità verbale, più che concreta. Visto che, a conti fatti, Parigi ha stanziato, sino ad ora, in aiuti militari all’Ucraina molto meno di altre Cancellerie europee. Che, però, preferiscono tenere un profilo più basso. Con una qualche saggezza.

Comunque, pesantemente sconfitto alle Europee, anzi doppiato dalla Le Pen, Macron ha subito giocato la carta delle elezioni legislative anticipate.

Con due obiettivi.

Sperare che, a fronte della minaccia “fascista”, tutte le altre forze politiche convergano su di lui. Come già avvenne nello scontro tra Chirac e il padre di Marine.

Calcolo abbastanza difficile. Perché l’attuale leader del Rassemblement è molto diversa da quel vecchio OAS del suo genitore. E, soprattutto, lui Macron, non è Chirac. Ed è inviso a gran parte delle forze politiche transalpine.

Per non parlare del popolo.

Jordan Bardella

La seconda opzione, nel caso di una vittoria della destra, è quella della “coabitazione”. Affidando il governo alla Le Pen, per poi logorarla con i poteri del Presidente della Repubblica.

Ma fa i conti senza l’oste. Perché Madame Marine non è certo facile da manipolare. E gode, palesemente, di molti appoggi. In Francia e all’estero.

E poi è dubbio che Macron abbia l’abilità politica per operare in questo modo. Non è certo un Machiavelli. Non è un Mitterrand.

Essere il pupillo di un certo sistema bancario/finanziario internazionale lo ha aiutato ad arrivare all’Eliseo.

Ma per restarci dovrà lottare. Non basta saper ruggire. Soprattutto se tutti gli altri hanno ormai compreso che il tuo è il ruggito di un coniglio.

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

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