Perché si sacrificano il pane e il vino? Quale simbolismo si cela dietro questa pratica? Lo psicanalista Carl Gustav Jung prova a rivelarlo

IL SACRIFICIO DEL PANE E DEL VINO

Il simbolismo della messa

C.J. Natoire, “Baccanale”

Non è a prima vista evidente in che modo precisamente il pane e il vino debbano essere un “simbolo della vita umana e della personalità umana” (Kramp). Questa interpretazione sembra dedotta dallo speciale significato attribuito dalla messa a queste sostanze. Ma essa sarebbe dovuta al testo della messa e non alle sostanze in sé; difficilmente cioè si penserebbe che pane e vino in sé significhino la vita umana o addirittura la personalità umana. Tuttavia, il pane e il vino, in quanto importanti prodotti agricoli, esprimono precisamente la fatica umana relativa e rappresentano una determinata conquista culturale conseguita con l’attenzione, la pazienza, la diligenza, la dedizione e il faticoso lavoro. L’espressione “il pane quotidiano” esprime l’insieme delle preoccupazioni dell’uomo riguardo la propria esistenza; con la produzione del pane egli si è assicurato la vita. Ma siccome egli “non vive di solo pane”, a questo viene opportunamente a unirsi il vino, la cui produzione ha sempre richiesto speciale attenzione e fatica da parte dell’uomo. […] Dove sono frumento e vino, là domina una vita civile; dove non sono frumento e agricoltura, predomina l’inciviltà dei nomadi e dei cacciatori. 

Nell’oblazione del pane e del vino è sacrificato in primo luogo il prodotto agricolo che s’identifica con quanto v’è di meglio fra i prodotti della diligenza umana. Ma il “meglio” è generato nell’uomo soltanto per mezzo del “meglio”, cioè per mezzo della sua coscienziosità e dedizione. Quindi i prodotti agricoli possono rappresentare facilmente anche la condizione psicologica del loro sorgere, cioè proprio quelle virtù dell’uomo che lo rendono capace di civiltà. 

Ora, per quanto riguarda la particolare natura delle sostanze, il pane è senza dubbio un cibo. Il vino, secondo la voce popolare, “rinforza”, ma non come rinforza un cibo. Stimola e “rallegra il cuore dell’uomo” grazie a una certa sostanza volatile, da tempo immemorabile chiamata “spirito”. Perciò, a differenza dell’acqua che è innocua, è una bevanda “inebriante”, poiché in essa abita uno “spirito” o un “dio” che produce “ebbrezza”. Il miracolo del vino di Cana (nozze di Cana) fu lo stesso miracolo del tempio di Dioniso, e ha un profondo significato il fatto che nel calice della comunione di Damasco Cristo troneggi fra i tralci come un Dioniso. Come il pane rappresenta il mezzo di sussistenza fisico, il vino rappresenta quello spirituale. Perciò l’offerta del pane e del vino significa l’oblazione di conquiste culturali sia fisiche che spirituali.

Larsson, “La mietitura”
Lo spirito del grano in forma umana e animale

Per quanto fortemente l’uomo abbia sentito la sua partecipazione di apprensione e di fatica, pure egli non ha potuto fare a meno di osservare che le piante da lui coltivate crescono e prosperano per una propria legge interna, o che in essa opera un agente, una forza che egli paragonò al proprio soffio o spirito vitale. Non senza giustificazione Frazer ha chiamato questo principio “spirito del grano”. Certo, furono necessari all’uomo iniziativa e lavoro, ma al primitivo sembra ancora più necessario eseguire bene e con cura quelle cerimonie che sostentano, fortificano o propiziano il nume delle piante coltivate. Con ciò è unita al frumento o al vino anche una sorta di anima propria, un proprio principio vitale che li rende atti a rappresentare non solo le conquiste dell’uomo nel campo della coltura, ma anche quel dio, morente e risorgente a seconda delle stagioni, che è il loro spirito vitale

Nessun simbolo è “semplice”. […] Così nel caso del pane e del vino ci troviamo davanti a una quadruplice stratificazione di significati: 1) come prodotti agricoli; 2) come prodotti che richiedono una particolare preparazione; 3) come espressione di conquista psicologica e in genere della forza vitale dell’uomo; 4) come manifestazione del mana o del demone della vegetazione. Non è difficile dedurre da questo elenco la necessità di un simbolo che indichi una situazione sia fisica che psichica così complicata. La più semplice formula simbolica è quindi “pane e vino” nell’originario, complesso significato che questi concetti hanno sempre avuto per i coltivatori dei campi. 

Carl Gustav Jung

 

 

 

 

Libri Citati

 

 

  • Il simbolismo della messa [pp. 80 e sgg.]
  • di Carl Gustav Jung (Autore)  Elena Schanzer (Traduttore)
  • Bollati Boringhieri, 2013

Acquista € 12,75

 

Descrizione

Sulla messa, rito capitale del cristianesimo e tra i più densi di sacralità delle religioni universali, non si contano gli studi teologici e le indagini antropologiche. Jung ha una conoscenza di prima mano degli uni e delle altre, ma in questo saggio del 1942 vi attinge con finalità diverse sia da quelle dottrinali, che appartengono al dominio della fede, sia da quelle descrittive, che rischiano di fare “appassire” il tenore spirituale del loro oggetto. L’interpretazione dei singoli momenti liturgici dell’evento cristiano e la ricerca di molteplici analogie culturali – dal rito azteco del “mangiare il dio” allo sbiancamento della vittima sacrificale presso i bantu – sono orientate qui a ciò che più interessa alla psicologica analitica: comprendere la verità psichica che si esprime nel “simbolo essenziale della messa”. La vitalità e l’efficacia del suo mistero trovano infatti alimento nella pulsione archetipica alla trasformazione, ossia in “condizioni psichiche profondamente radicate nell’anima umana”. Prefazione di Luigi Aurigemma.

Fonte: Gazzetta filosofica

Carica ulteriori articoli correlati
Carica altro Riccardo Alberto Quattrini
Carica altro CULTURA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

«IL PIANO USA DI UN AFGHANISTAN DENTRO L’EUROPA»

”Soldati in assetto di guerra e veicoli corazzati da combattimento sono stati schierati da…