Epurazioni militari e decisioni politiche: quando la strategia lascia il posto all’azzardo.

il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e i suoi famosi tatuaggi

«Il segreto della guerra: un cretino, un sionista e un fuori di testa»

Prima della guerra annunciata contro l’Iran vengono allontanati i vertici militari: un segnale inquietante.

Il Simplicissimus

Alla vigilia di uno scenario di guerra apertamente evocato e discusso nello spazio pubblico internazionale, l’amministrazione americana ha avviato una sequenza di rimozioni ai vertici militari che appare difficilmente spiegabile con motivazioni puramente tecniche o disciplinari. Il licenziamento del generale Randy George, insieme alla precedente destituzione del capo degli stati maggiori riuniti Charles Q. Brown e ad altri cambiamenti ai vertici dell’apparato di sicurezza, sembra indicare piuttosto un conflitto profondo tra prudenza strategica e volontà politica di escalation. L’ipotesi che tali ufficiali si fossero opposti a un attacco preventivo contro l’Iran apre uno scenario inquietante: quando la catena di comando viene ridefinita per eliminare resistenze professionali interne, la decisione di guerra rischia di trasformarsi da valutazione strategica a gesto politico impulsivo, con conseguenze difficilmente controllabili sul piano globale. (N.R.)


Probabilmente sarebbe difficile trovare nella storia una vicenda simile a quella americana, in cui alla vigilia di un attacco ventilato, annunciato, sventolato ai quattro venti, vengono licenziati i generali e gli alti gradi che dovrebbero pianificarla e dirigerla. Eppure è successo: uno stillicidio di licenziamenti che è culminato con il benservito dato a Randy George l’ufficiale più alto in grado dell’esercito. Ufficialmente questa epurazione è avvenuta per il fatto che alti gradi sarebbero troppo ideologizzati, qualsiasi cosa questo voglia dire, ma è un evidente pretesto perché se fosse vero sarebbero stati mandati a casa molto prima, come del resto era avvenuto con il capo di stato maggiore congiunto, il generale dell’aeronautica Charles Q. Brown, destituito l’estate scorsa o con i vertici dell’Nsa. Il fatto invece è che questi alti gradi si sono strenuamente opposti all’aggressione contro l’Iran, riconoscendone pienamente i pericoli.

Ma alla radice di questo dramma militare che si è poi concretizzato nel fallito tentativo di sabato notte di raggiungere i depositi di uranio arricchito e impoverito presenti nella regione attorno ad Isfahan, prendendo a pretesto il salvataggio di un pilota abbattuto, non c’è solo Trump che, ormai lo si è capito, è un personaggio confuso e facilmente gestibile dalla cupola di potere, ma soprattutto il segretario alla guerra, Pete Hegseth che esercita una nefasta influenza sulla Casa Bianca. Si tratta di un totale incompetente: sebbene ami dichiararsi un veterano della guerra in Iraq, non ha mai comandato nulla di più grande di un plotone di fucilieri, ma a quanto pare aveva attirato l’attenzione di Trump come commentatore entusiasta su Fox News . Tuttavia, quando Trump lo nominò, venne ben presto alla luce che aveva un grave e cronico problema di alcolismo, mentre le organizzazioni non profit per veterani che guidava erano fallite. Come se questo non bastasse è stato anche accusato di aver violentato una donna presente a un congresso repubblicano e ha evitato la denuncia pagando 50 mila dollari: solo le pressioni di Trump gli hanno permesso di superare l’esame del Senato. Chi sia davvero appare chiaramente dalla foto di apertura.

Il personaggio non è solo inesperto, ma è anche un formidabile cretino: in una chat ha condiviso dettagli sensibili e classificati sugli imminenti attacchi aerei contro gli Houthi, inclusi i tipi di aerei e missili, nonché gli orari di lancio e di attacco. e persino il nome di un agente della Cia sotto copertura. Anche in questo caso, l’intervento di Trump gli ha consentito di evitare il licenziamento. E poi ha tentato di speculare in borsa grazie alla sua conoscenza dell’attacco all’Iran, scommettendo milioni di dollari sull’industria bellica, ma è riuscito persino a perderci investendo proprio in quei pochi ambiti che hanno perso valore. Questo è tutt’altro che secondario perché significa non capire nulla dei fattori in gioco nella guerra che ha voluto a tutti i costi.  Ma a sua volta Hegseth, non è altro che un prestanome o un prestafaccia: chi lavora davvero alla guerra è il suo vice, nientemeno che il miliardario ebreo Steve Feinberg, fondatore del Cerberus Capital Management e accreditato di un patrimonio di 60 miliardi di dollari.  Con alle spalle un cretino e un magnate sionista la decisione assurda di attaccare l’Iran diventa assai più comprensibile, stante la completa confusione mentale di Trump che è già un complimento visto che presuppone una mente

Adesso però bisogna tornare all’inizio di questo post: parrebbe, ma ovviamente questo non è dimostrabile, che la folle idea di servirsi della marina per scortare le petroliere, sia stata abbandonata per la strenua opposizione dei comandanti della marina, consapevoli che le navi sarebbero state sottoposte a un tiro al bersaglio, e questa sorta di ammutinamento ha spinto Trump a chiedere l’aiuto degli alleati della Nato, che ovviamente gli hanno risposto picche. Tutta l’assurdità di questo gioco tra il cretino, il miliardario e il fuori di testa, ha avuto come risultato che ormai i mercati non credono più alle fanfaronate di Trump sulla vittoria e i prezzi del petrolio non vengono più influenzati dalle dichiarazioni della Casa Bianca e tutti si aspettano un Armageddon economico.

Redazione

 

 

 

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