Nel corso del giorno e della notte, nel nostro linguaggio, nei gesti o nei sogni, che ce ne accorgiamo o no, ognuno di noi usa i simboli. Essi danno volto ai desideri, stimolano certe imprese, modellano un comportamento, avviano successi o fallimenti.

  Il nodo

 

Nodus herculeus New York, Metropolitan Museum

Si può riannodare un filo rotto
ma ci sarà un nodo in mezzo
(proverbio persiano)

 

 

Fino dall’antichità più remota il nodo ha assunto un’importante valenza simbolica, per cui fra l’altro è protagonista in molti modi di dire tradizionali della nostra lingua come, ad esempio, avere il nodo alla gola, fare il nodo al fazzoletto, giocarsi il nodo del collo. Lacci e nodi sono un simbolo da porsi in rapporto al gesto dello sciogliere e del legare.

Antigone e suo padre, Edipo, lasciano la città di Tebe

La vita incomincia con un nodo, fatto dall’ostetrica all’ombelico, e continua con nodi quotidiani di ogni genere: alla cravatta, ai lacci delle scarpe, al fazzoletto, ai capelli, ai pacchi, agli arrosti, al pareo balneare, all’accappatoio. Alcune categorie di persone annodano per professione: i marinai le vele, i pescatori le reti, i tessitori i tappeti, gli alpinisti le corde da montagna, i chirurghi i fili di sutura, le infermiere i lacci emostatici, i prestigiatori i fazzoletti, i contorsionisti il proprio corpo. La vita può anche terminare con un nodo, se si finisce strangolati da un cappio come gli impiccati, dal proprio velo come Antigone(1), o dalla propria sciarpa come Isadora Duncan.(2)

Le tre Parche di Bernardo Strozzi

A partire dall’immagine delle Parche(3), che annodano e snodano il filo del destino, il simbolismo del nodo compare in molte espressioni più o meno metaforiche: bastoni o alberi nodosi, snodi stradali o ferroviari, noduli al seno, membra snodate, nodi alla gola, nodi che vengono al pettine. Il disfare corrisponde sia alla crisi o alla morte, sia alla soluzione e alla liberazione. Ciò fa apparire l’ambivalenza del simbolo perché il nodo è costrizione, complicazione, complesso, attorcigliamento. Ma i nodi sono collegati fra loro per mezzo della corda e legati al loro Principio. I nodi possono anche materializzare gli intrecci della fatalità. Nella letteratura e nell’arte religiosa, sono il simbolo della potenza che lega e slega. Possono anche rappresentare l’unione di due esseri o il legame sociale, come pure il legame cosmico con la vita primordiale.

Granthis

L’espressione nodo (granthi) del cuore è utilizzata nelle Upanishad:(4) disfare questo nodo significa raggiungere l’immortalità. La parabola del distacco dei nodi narrata nel Surrangama-sûtra è celebre: disfare i nodi dell’essere, insegna Buddha, è il processo della liberazione, ma i nodi fatti in un certo ordine possono essere sciolti solo nell’ordine inverso; è una questione di metodo rigoroso che il Tantranismo stabilisce.

Un solcometro del Musée national de la Marine (Parigi).

Alla nascita, la separazione dalla madre avviene con un nodo al cordone ombelicale, altro elemento che si somma e ne anticipa la consistenza emblematica. Il nodo è poi l’unità di misura della velocità navale equivalente ad un miglio nautico l’ora (1852 m/h). Anticamente la velocità veniva misurata lanciando un solcometro dalla poppa. Il solcometro era formato da una sagola alla cui estremità era legato un galleggiante di legno a forma di settore circolare (un quarto di cerchio) piombato nella parte curva per farlo galleggiare perpendicolarmente alla superficie dell’acqua e creare resistenza al trascinamento.

Disfare, risolvere, sciogliere i nodi e non tagliarli come fece Alessandro con il nodo gordiano.(5) Questo termine fa espresso riferimento ad un episodio risalente al tempo di Alessandro Magno.

Alessandro recide il nodo gordiano, di Jean-Simon Berthélemy (1743–1811)

«[…] Gordio gli succedette, ma non immediatamente. Era questi dapprima un semplice particolare. Un giorno ch’ei lavorava il suo campo, un’aquila andò a posarsi sul di lui aratro: egli ne fu spaventato, e andò a consultare l’oracolo Telmisso in Lidia. Entrando in quella città, s’incontrò in una giovane di straordinaria bellezza, alla quale domandò la dimora di qualche indovino. Essa gli rispose, che istruita in quest’arte, quel presagio gli assicurava una corona, e gli offerse di sposarlo. Intanto i Frigi tormentati da mille dissensioni intestine, avevano consultato anch’essi un oracolo, e n’ebbero in risposta ch’era loro necessario un re, e che doveano scegliere il primo uomo che si avanzerebbe in carretta verso il tempio di Giove. Appena avuta questa risposta, videsi comparire Gordio, che in fatti fu proclamato re. Egli consacrò la sua carretta nel tempio di Giove. Attaccò al timone un nodo fatto con tanta arte, che il pregiudizio generale fece credere che chiunque arriverebbe a sciogliere quel nodo, sarebbe monarca di tutta la terra. […]» (Dizionario storico-mitologico di tutti i popoli del mondo. Tomo X, pag. 722)

Con il tempo, l’espressione ha assunto, in varie lingue, una valenza metaforica, andando a indicare un problema di intricatissima soluzione, che si presta a essere risolto, alla maniera di Alessandro, con un brutale taglio. Anche William Shakespeare, nell’Enrico V utilizzò tale termine. 

Portategli il discorso su argomenti/che richiedano acume e sottigliezza/vi saprà sciogliere il nodo gordiano/di tutto, come la sua giarrettiera(Enrico V, Atto primo, scena prima. 45-47)

Il Nodo di Salomone

Nodi di-Salomone presso la Chiesa di San Giovanni Evangelista a Ravenna.

Il nodo di Salomone(6) rientra nella categoria dei simboli misterici. Graficamente esso è rappresentato da due o più anelli intrecciati tra loro in maniera inscindibile. Di origine antichissima, i rinvenimenti più antichi risalgono al periodo preistorico, anche se tuttora la sua interpretazione è oggetto di ampio dibattito tra gli studiosi. I primi a utilizzare sistematicamente il nodo come decoro furono i Celti. Al contrario, furono i Romani, con le campagne militari in Gallia, a introdurre il simbolo in Italia: numerosi sono, infatti, i rinvenimenti all’interno dei mosaici del I secolo d.C. nella parte centrale della Penisola, quali i nodi ritrovati a Pompei e Ostia.

Tuttavia, come nel caso di altri famosi simboli esoterici, il Medioevo è il periodo storico con la maggiore concentrazione di rinvenimenti. La simbologia si mantiene intatta rispetto ai primi esemplari; ciò che cambia è il contesto: se prima il Nodo di Salomone abbelliva decorazioni pagane, adesso compare perlopiù in chiese e raffigurazioni cristiane.

Un Templare

È in questo periodo che il Nodo è largamente utilizzato dai maggiori architetti del tempo: i monaci Cistercensi e i Cavalieri Templari, per cui il simbolo assume valenze simboliche ed esoteriche nuove. Appare su colonne, codici miniati, mosaici. I Templari lo utilizzano persino in battaglia durante le Crociate.  Ciò nondimeno sono noti numerosi esemplari di origine araba su elmi e scudi di soldati Musulmani.

Simbolicamente il Nodo di Salomone rappresenta un’unione, un incontro. In particolare il legame tra Dio e l’uomo, che non può essere sciolto. Nessuno infatti può sfuggire al disegno del Creatore e allo stesso tempo Egli non può abbandonare i suoi figli. Per questo motivo il simbolo rappresenta l’eternità e l’infinito. Il Nodo, inoltre, richiama molto da vicino la forma di una Croce, simbolo per il cristiano di sofferenza e amore allo stesso tempo. Due anelli legati tra loro sono liberi di muoversi l’uno rispetto all’altro ma non possono essere totalmente indipendenti. È forse il grande mistero della volontà divina e del libero arbitrio: dove inizia l’una e finisce l’altra?

Soltanto l’uomo che si affida completamente alla giustizia di Dio può scoprirlo. E chi meglio del biblico Salomone fu giusto e saggio. Ecco spiegato il perchè un semplice nodo possiede il nome di un re.

 

Ogmios
Knoten di Dürer

Il simbolo è uguale a quello dell’essere inghiottiti dal mostro: se le mascelle o il nodo si chiudono è la morte; se il passaggio è consentito allora si raggiunge uno stato superiore, ed è la liberazione. Il famoso pittore Albrecht Dürer(7) eseguì alcuni disegni riferendosi al simbolismo del nodo. Ogmios, il dio celtico dell’eloquenza, è raffigurato con i lembi della sua tunica tutti annodati, con catene che dipartono dalla sua lingua e si legano per le orecchie a quelli che lo seguono. Qui ha valore mistico, in cui il ‘dio’ ha presa sugli altri esseri. Anche Leonardo da Vinci aveva una dedizione particolare per i nodi.

 

Statua di Iside greco-romana, con il nodo isiaco tra i seni

Per gli Egizi il nodo è segno di vita. Il nodo di Iside è un simbolo di immortalità e si trova spesso sulla testa o in mano o sulla loro cintura dei personaggi. Intrecciato a formare una figura umana, rappresentava la dea, da cui ha preso il nome odierno. Questo simbolo è utilizzato per indicare l’eternità e, per derivazione, immortalità ed amor divino.

Il nodo è spesso fatto con un laccio da scarpe, perché la scarpa segna una traccia vivente sul suolo, altre volte è fatto di stoffa, fibra, corda, eccetera. Secondo Abramo Abulafia(8) (XII secolo) lo scopo della vita è liberare l’anima, cioè sciogliere i diversi legami che la serrano. Quando i nodi sono slegati sopravviene la morte, cioè la vera vita. La stessa idea si ritrova nel buddhismo del Nord, ad esempio in un libro tibetano, Il Libro dello scioglimento dei nodi.

Abramo Abulafia

Sul piano spirituale, sciogliere i legami significa liberarsi dagli affetti per vivere su un piano più elevato.

Anche in ambito religioso, si fa spesso ricorso al nodo, come nella corda da preghiera “Chotkij”, degli ortodossi e della chiesa esicasta(9): è uno strumento utilizzato dai cristiani ortodossi per la preghiera e la devozione personale. Questo oggetto è solitamente prodotto in quattro diverse lunghezze: esistono corde da 33, 50, 100 o 300 nodi. Le corde da 100 o 300 nodi sono comunemente impiegate da monaci e monache per la

Chotkij Corda di preghiera

preghiera personale, quelle più piccole sono più spesso usate da laici.

Il concetto di nodo come strumento mnemonico ricorre anche nella nostra cultura, specie dell’età evolutiva, quando ci viene insegnato di fare un nodo al fazzoletto per ricordare qualcosa che dobbiamo fare! In Tibet sembra che sia una pratica tuttora in vigore, quella delle corde annodate, considerata da alcuni come la chiave per la comprensione di tutti gli altri sistemi basati sull’utilizzo mnemotecnico del nodo.

Una simile valenza l’aveva il “Nodus Herculeus”, ossia il nodo di Ercole, uno degli elementi di base nell’abito della sposa a Roma è la cintura (cingolo) con il nodo di Ercole che pronuncia la ragazza e libera il marito solo quando sono nel lectus genialis. Oribasio(10) nel suo trattato di chirurgia fornisce la descrizione tecnica del nodo e ci dice che è fatto con due anelli, che sono passati uno sopra l’altro lasciando un anello e alle altre due estremità. Se l’anello viene tagliato attraverso il centro e le quattro estremità sono allungate, otteniamo la forma del nodo. La cintura, dunque, simboleggia da un lato l’unione degli sposi e anche la verginità della moglie. Il nodo con cui è attaccato è chiamato, appunto, nodo d’Ercole, il che è spiegato, secondo Festo, dall’elevato numero di bambini, si dice 70, che l’eroe aveva. In questo modo e dato che lo scopo principale del matrimonio era di avere una famiglia, il nodo avrebbe promesso la fertilità della coppia. Sempre nel modo romano, come ricorda Plinio, il marito soleva liberare la moglie in gravidanza, dopo averla cinta, utilizzando una formula magica col fine di agevolarne il parto.

Le pratiche magiche distinguono numerosi tipi di legami e di nodi e ne fanno una vera morfologia. Potremmo classificarli in due grandi categorie:

1. I legami magici utilizzati contro nemici umani (nella guerra, nella stregoneria), con l’operazione inversa del taglio dei legami.

2. I nodi e i legami benefici, mezzi di difesa contro gli animali selvatici, contro le malattie e i sortilegi, contro i demoni e la morte.

In numerose regioni è proibito agli uomini portare nodi sulla loro persona, durante alcuni periodi critici (parto, matrimonio, morte). Tutto deve essere aperto e sciolto per facilitare il parto. Tuttavia la rete è utilizzata come mezzo di difesa contro i demoni, durante il parto presso i Calmucchi(11). Parimenti nella Nuova Guinea le vedove portano delle reti per difendersi dalle anime dei defunti.

In Russia i nodi hanno un ruolo importante nell’amore e nei riti matrimoniali. Dice una romanza tzigana: «Chi mi predirà l’avvenire?/Chi scioglierà domani sul mio petto?/il nodo dello scialle che tu hai appena stretto?».

L’abito di nozze prevedeva una cintura intrecciata con nodi per preservare dal malocchio. Secondo la credenza popolare se il nodo della cintura del pope si scioglieva, ci sarebbe stata una nuova nascita nel villaggio. La ragazza annodava la treccia con un nastro, la donna sposata doveva lasciarla libera.

Le pratiche della magia agraria russa presentano le due valorizzazioni opposte del nodo; in alcune regioni, fra cui la Bielorussia e la Carelia, lo stregone per fare vendetta, annodava le spighe di grano, disponendo un pugno di steli attorcigliati al margine della strada; per contro, in altre regioni, dopo la mietitura i contadini pongono sulla nuda terra un fascio di grano attorcigliato per assicurare il rinnovamento, l’operazione è detta annodare la barba a Ilja.  

I marinai del Baltico portavano addosso un pezzetto di cima o un fazzoletto annodato tre volte: la credenza voleva che il primo nodo sciolto portasse il buon vento, il secondo la tempesta, il terzo la calma. In Estonia il primo nodo portava anch’esso il buon vento, il secondo la buona pesca, e il terzo, guardiano delle tempeste, non doveva mai essere disfatto.

Presso i Greci e i Romani gli ornamenti a forma di treccia, spirale, intreccio, così come i rosoni, le croci, le svastiche, l’ascia, il disco, eccetera, sono talismani che preservano dal male.

I nodi possono tuttavia avere un’influenza nefasta: le donne si sciolgono i capelli per la processione di Dioniso. A Roma il flamine di Giove, l’accenditore del fuoco sull’ara dei sacrifici, non deve avere alcun nodo nell’abito né nell’acconciatura.  

Come abbiamo visto la miriade di accezioni attribuibili al nodo nelle varie culture, non ha potuto raggiungere la necessaria esaustività, posso comunque concludere con sufficiente certezza che il simbolo del nodo rappresenta un’idea archetipica ed ancestrale radicata in profondità nell’universo umano ed, in particolare, in molti dei suoi processi mentali basilari: tale immagine è capace di risvegliare rapidamente una miriade di concetti e sensazioni, anche di notevole complessità. È forse per questo che in ogni cultura, dalla cinese a quella inca, dalla indiana alla greca, dalla tibetana all’egiziana, il nodo ricopre sempre un ruolo da protagonista, superando i confini geografici ed i limiti culturali.

 

 

Note

  • (1) Antigone è un personaggio della tragedia greca, figlia del rapporto incestuoso tra Edipo, re di Tebe, e sua madre Giocasta. Antigone era sorella di Ismene, Eteocle e di Polinice.
  • (2) Angela Isadora Duncan (San Francisco, 27 maggio 1877 – Nizza, 14 settembre 1927) è stata una danzatrice statunitense, considerata una tra le più significative precorritrici della cosiddetta “danza moderna”, che contribuì ad avviare. Ebbe un’esistenza assai movimentata, trascorsa in gran parte sul suolo europeo, alternando i successi artistici a delusioni personali ed eventi luttuosi, tra cui la morte prematura dei due figli Deirdre e Patrick, che nel 1913, a 7 e 3 anni, annegarono tragicamente nelle acque della Senna assieme alla loro governante. Fu una donna emancipata ed ebbe intense relazioni affettive, tra cui quella con l’attore e regista Edward Gordon Craig (dal quale ebbe la figlia Deirdre), quella con il facoltoso industriale Paris Singer, figlio del fondatore della fabbrica di macchine da cucire Singer (dal loro rapporto nacque Patrick) e quella con il poeta Sergej Esenin, diciotto anni più giovane di lei: lo conobbe nell’autunno del 1921 durante la permanenza in Russia, nello studio del pittore Georgij Jakulov e lo sposò il 2 maggio del 1922. La Duncan, però, conosceva solo una dozzina di parole russe ed Esenin non parlava alcuna lingua straniera: insieme girarono l’Europa e l’America, ma la loro burrascosa relazione finì l’anno successivo ed Esenin tornò in Russia (due anni dopo, nel dicembre 1925 Esenin morì suicida nell’hotel “Angleterre” di Leningrado). Negli ultimi anni della sua vita, la fama che l’aveva sempre accompagnata iniziò a declinare. Nell’ultima tournée in America i critici non risparmiarono critiche impietose ai suoi capelli tinti e alla sua figura ormai appesantita. Tornata ancora una volta in Europa, si divise tra Nizza e Parigi, spesso ubriaca e con problemi economici. Morì tragicamente il 14 settembre 1927, a Nizza, strangolata dalla lunga sciarpa che indossava che si impigliò fatalmente nei raggi della ruota posteriore della Bugatti (probabilmente un modello “aperto” Type 35 o Type 37) sulla quale era appena salita, salutando gli amici con una frase rimasta famosa: «Adieu, mes amis. Je vais à la gloire!» (Addio, amici, vado verso la gloria!).
  • (3) Le Parche (in latino Parcae), nella mitologia romana, sono il corrispettivo delle Moire greche, assimilabili anche alle Norne norrene. In origine si trattava di una divinità singola, Parca, dea tutelatrice della nascita. Successivamente le furono aggiunte Nona e Decima, che presiedevano agli ultimi mesi di gravidanza; infine fu cambiato il nome della Parca in Morta.
  • (4) Le Upaniṣad sono un insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal IX-VIII secolo a.C. fino al IV secolo a.C. (le quattordici Upaniṣad vediche) anche se progressivamente ne furono aggiunte di minori fino al XVI secolo raggiungendo un numero complessivo di circa trecento opere aventi questo nome. Trasmesse per via orale, furono messe per iscritto per la prima volta nel 1656 quando il sultano musulmano Dara Shikoh (1615-1659) ordinò la traduzione dal sanscrito al persiano di cinquanta di esse e quindi la loro resa in forma scritta.
  • (5) Gordio, l’odierna Yassihöyük, dalla seconda metà dell’VIII secolo a.C. fino all’invasione dei Cimmeri, era l’antica capitale della Frigia. Si trova sulla riva destra del fiume Sakarya, nella provincia turca di Ankara. A Gordio si svolse il famoso episodio del nodo, detto “nodo gordiano”, reciso da Alessandro Magno con la spada. Dalla metà del III secolo a.C. la città fu abitata dai Galati; abbandonata nel 189 a.C. per incursione romana, divenne da allora un villaggio di scarsa importanza.
  • (6) Salomone (Gerusalemme, 1011 a.C. ca – Gerusalemme, 931 a.C. ca) è stato, secondo la Bibbia, il terzo re d’Israele, successore e figlio di Davide. Il suo regno è datato circa dal 970 al 930 a.C. e fu l’ultimo dei Re del regno unificato di Giuda e Israele. Secondo il racconto biblico era figlio di Davide e Betsabea, che era stata moglie di Uria l’Ittita. Gli succedette il figlio Roboamo, che Salomone aveva avuto dalla moglie ammonita Naama, ma solo sul Regno di Giuda. Il suo regno viene considerato dagli ebrei come un’età ideale, simile a quella del periodo augusteo a Roma. La sua saggezza, descritta nella Bibbia, è considerata proverbiale. Durante la sua reggenza venne costruito il Tempio di Salomone, che divenne leggendario per le sue molteplici valenze simboliche.
  • (7) Albrecht Dürer, (Norimberga, 21 maggio 1471 – Norimberga, 6 aprile 1528), è stato un pittore, incisore, matematico e trattatista tedesco. Figlio di un ungherese, viene considerato il massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale. A Venezia l’artista entrò in contatto con ambienti neoplatonici. Si presume che tali ambienti abbiano sollevato il suo carattere verso l’aggregazione esoterica. Classico esempio è l’opera dal titolo Melencolia I, realizzata nel 1514, in cui sono presenti evidenti simbologie ermetiche. Dürer, pittore e incisore tedesco, conobbe e ammirò l’arte italiana. Nelle sue opere combinò la prospettiva e le proporzioni rinascimentali con il gusto tipicamente nordico per il realismo dei dettagli. I volti, i corpi e gli abiti dei suoi personaggi sono raffigurati con minuziosi particolari, gli ambienti sono descritti in maniera realistica e gli spazi sono chiari e ordinati grazie a una precisa griglia prospettica.
  • (8) Abramo Abulafia, nome italianizzato di Abraham ben Samuel Abulafia (Saragozza, 1240 – Comino, 1291), è stato un filosofo e mistico spagnolo di origini e cultura ebraiche. È considerato uno dei maggiori studiosi della Qabbalah dell’epoca medioevale. Ancora fanciullo passò con la famiglia in Navarra, nella città di Tudela. Qui fu introdotto dal padre allo studio della Torah (“La Legge”, che corrisponde al Pentateuco dei Cristiani) e del Talmud. A diciott’anni, dopo la morte del padre, iniziò una vita errabonda. Si imbarcò per l’Oriente alla ricerca del favoloso fiume di pietre, il Sambation, oltre il quale si sarebbero trovate le Dieci Tribù perdute di Israele. Benché per nulla scientifica nel senso odierno, la credenza nell’esistenza del Sambation era molto salda tra i dotti ebrei e cristiani del XIII secolo, e non pochi partivano alla sua ricerca.
  • (9) L’esicasmo (calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione) è una dottrina e pratica ascetica diffusa tra i monaci dell’Oriente cristiano fin dai tempi dei Padri del deserto (IV secolo). Scopo dell’esicasmo è la ricerca della pace interiore, in unione con Dio e in armonia con il creato.
  • (10) Oribasio di Pergamo (Pergamo, 325 – 403) è stato uno scrittore e un medico dell’Impero romano. È stato il più influente tra i medici greci post-galenici. Proveniva da una ricca famiglia della Turchia occidentale, studiò medicina ad Alessandria d’Egitto con Zenone di Cipro, diventando suo consigliere alla fine degli studi. Dopo alcuni anni trascorsi in Asia Minore, i suoi talenti pratici gli valsero grande fama, attirando l’attenzione su di lui del futuro imperatore romano Flavio Claudio Giuliano, che prima lo nominò suo medico personale nel 355 e dopo lo portò con sé in Gallia e in Oriente.
  • (11) I calmucchi sono una popolazione mongolica, il principale gruppo etnico della Calmucchia, regione della Federazione Russa, strettamente imparentata con quella degli oirati (di cui, in pratica, sarebbero nient’altro che il ramo occidentale). I calmucchi hanno vissuto nella Russia europea per circa 400 anni. Nel mondo sono presenti numerose comunità calmucche, come quelle negli Stati Uniti, Francia, Germania, Lituania e Repubblica Ceca, Italia.
  • Fonte Wikipedia

 

 

 

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