Nel corso del giorno e della notte, nel nostro linguaggio, nei gesti o nei sogni, che ce ne accorgiamo o no, ognuno di noi usa i simboli. Essi danno volto ai desideri, stimolano certe imprese, modellano un comportamento, avviano successi o fallimenti.

 

Il rospo

Statuetta di rospo dei primi anni della dinastia (3000 a.C.) ( Cleveland Museum of Art ).
  • «Il rospo si pasce di terra,
  • e sempre sta macro,
  • perché non si sazia:
  • tanto è il timore,
  • che essa terra non li manchi.» 
  • Leonardo Da Vinci 1452 – 1519

 

Il rospo, per noi simbolo di bruttezza e di goffaggine, ha in Asia tutt’altro significato; i Cinesi hanno anticamente visto nella luna un rospo; la donna di Yi, il Buon Arciere, fuggita dopo avergli

“La Regina Madre d’Occidente nel giardino degli immortali”

rubato la droga dell’immortalità che egli aveva ricevuto dalla regina Madre dell’Occidente, arrivò sulla luna e vi fu trasformata in rospo, divenendone la divinità. Si crede inoltre che un rospo divori la luna al momento delle eclissi. Se la tradizione cinese sembra talvolta esitare fra un aspetto yin e un aspetto yang del rospo, è comunque il primo a predominare, e ciò si spiega con la predilezione dell’animale per i rifugi sicuri e umidi.

Novemila anni fa, nelle culture pre-indoeuropee dell’antica Europa, dell’antica Anatolia e del Mediterraneo, la Dea Madre veniva raffigurata come un rospo.

Le raffigurazioni del rospo e dell’ibrido donna-rospo nel corso dei millenni fino al giorno d’oggi vengono sempre associate alla Madre Terra, simbolo di fertilità e maternità, ma anche di morte e quindi di rigenerazione all’interno dei cicli del tempo.

I Vietnamiti, che l’apprezzano molto e conoscono anche la sua capacità di annunciare la pioggia, dicono che è «lo zio del cielo, al quale egli comanda l’acquazzone benefico; chiunque lo colpisce sarà fulminato dal Cielo». È anche simbolo di successo e, se di colore rosso, è simbolo di forza (lo si dà come rinforzante ai bambini), di coraggio e di ricchezza: «Che il ragazzo di talento porti fra le sue braccia il rospo rosso», dice una leggenda popolare vietnamita. Rospo rosso è sinonimo di uomo ricco, forse perché un animale così è molto raro o forse per il colore fausto.

Le civiltà dell’America centrale vedono il rospo come dualità, benefico divoratore, che si trasforma in una sciamana femmina padrona della terra e del fuoco, creatrice delle arti magiche come delle

Quetzalcóatl nel Codice Telleriano-Remensis

arti pratiche dell’agricoltura che lei ha donato all’umanità attraverso la mediazione di un eroe mitologico. Sia nel Nord che nel Sud America sono presenti un insieme di miti che mettono in relazione il rospo con la terra come rappre­sentazione animale della Dea Madre Terra, contemporaneamente distruttrice e generatrice della vita.

In una leggenda azteca, la rana era origine dell’intero universo: Quetzalcoatl, il dio serpente-uccello e Tezcatlipoca, il dio mago-giaguaro, la trovarono nel mare primordiale. Ne divisero il corpo a metà e con esso crearono il cielo e la terra.

Nelle tradizioni dell’America precolombiana la rana era portatrice di salute, teneva lontano il male e le energie negative. La dea Ceneotl, patrona delle nascita e della fertilità, era rappresentata come una rana.

Una delle quattro teste colossali olmeche a La Venta

Presso gli Olmechi, una civiltà che dominò tra il 1200 e il 400 a.C., promotori di quella che è considerata la cultura madre dalla quale originarono le diverse civiltà messicane, i re­perti archeologi hanno evidenziato l’ossessionante presenza dell’immagine del rospo, accanto a quella del giaguaro, nell´iconografia religiosa e mitologica . Nel centro cerimoniale di San Lorenzo è stata rinvenuta una grande quantità di resti ossei di Bufo marinus, conservate in cavità isolate e rappresentanti chiaramente resti di pranzi rituali, o, meglio, di “comunioni” sacramentali a base di rospi.
L’associazione del rospo con la fertilità è evidente anche in uno schema iconografico comune dell´arte olmeca in cui il rospo è in posizione “a gambe di rana”. Questa postura, chiamata anche “postura india”, è le posizione normale del parto fra le antiche e attuali popolazioni locali. Inoltre, le secrezioni del rospo sono dotate della proprietà di aumentare le contrazioni durante il parto, per cui l´associazione rospo/fertilità acquisisce un significato che va oltre quello meramente simbolico.
Gli Olmechi dell´America Centrale ritenevano che i poteri dello sciamano derivassero dagli inse­gnamenti diretti dei rospi: molto significativa al riguardo è la scultura Olmec (800 a. C.) in cui uno sciamano è sul punto di trasformarsi in un rospo.
La mitologia olmeca ha creato l’immagine di un rospo-dio della rinascita, che mangiava la sua stessa pelle e poteva rinascere in un ciclo continuo di nascita e morte (si tenga presente che tutti gli anfibi mangiano la propria pelle in occasione delle mute periodiche).

Nelle leggende cinesi, il rospo è un mago che detiene segreti preziosissimi. In un racconto popolare, quello inerente alla festadi Mezz’autunno, tratta di “Chang E, la Signora della Luna” che si trasformò in un rospo a tre zampe quando salì sulla luna. Dai tempi più antichi, vari elementi di questo mito sono stati intrecciati: la luna, l’essenza femminile (yin), l’acqua e gli anfibi (il rospo). Questo racconto, di origine indiana, viene narrato e ripetuto ancora oggi alla Festa di Mezz’autunno.

Anonimo posteriore a Tang Yin (1470–1524), La dea della Luna Chang’e, inchiostro e colori su carta, 277,5 x 86,4 cm, Metropolitan Museum of Art, New York

In Giappone la rana viene vista come simbolo di fortuna, soprattutto per i viaggiatori: per loro le immagini o gli amuleti che rappresentano questo animale sono considerati elementi di buona sorte, in particolar modo se il viaggio prevede di attraversare un fiume o un mare. Si dice inoltre che nella lingua giapponese la parola che si utilizza per dire “rana” sia la stessa che si usa per dire “ritorno” o “tornare” ed è per questo che i viaggiatori possono portare con se l’immagine di questo animale come amuleto per tornare dal viaggio in maniera sicura. Questo amuleto viene in genere portato anche all’interno dei portafogli per non perdere il denaro che vi è contenuto.

Rappresentazione antropomorfa di Heqet nel rilievo del tempio di Ramesse II ad Abydos Nome in geroglifici H q t I7 S38 q t B1 V30 Animali Rana

Nell’antico Egitto la dea Heqet, la Dea-rospo (o Dea-Rana) assiste le donne nel parto, rappresenta lo stadio germinale del grano e aiuta ogni giorno il sorgere del sole. Come dea della nascita assiste al parto dei figli dei re, ed ha un ruolo importante nel mito della morte e della rinascita del dio Osiride. Protettrice delle nuove vite, era invocata come protezione durante il parto o per difendere l’unità familiare e custodire la casa.

L’inizio del suo culto risale almeno al primo periodo dinastico. Il suo nome faceva parte dei nomi di alcuni nobili individui della Seconda dinastia sepolti a Helwan ed è stato menzionato su una stele di Wepemnofret e nei testi piramidali. Le statuette di prime rane sono spesso pensate per essere rappresentazioni di lei. Heqet era considerata la moglie di Khnum, che formò i corpi di nuovi bambini sulla ruota del vasaio. Nel mito di Osiride , fu Heqet a dare vita al nuovo corpo di Horus alla nascita, poiché era una dea degli ultimi momenti della nascita. Quando la nascita di Horus divenne più intimamente associata alla risurrezione di Osiride, così il ruolo di Heqet divenne uno più strettamente associato alla risurrezione. Alla fine, questa associazione ha portato i suoi amuleti a ottenere la frase I am the resurrection in the christian unit with a cross and lamb symbolism. Un tempio dedicato a Horus e Heqet risalente al periodo tolemaico è stato trovato a Qus. (Wikipedia)

La Dea Madre raffigurata come un rospo.

In Grecia era il nome di una cortigiana celebre, Frine, che si gettò nuda nei flutti «per giocare all’Anadiomene», dopo aver preso parte con altre cortigiane ai «liberi godimenti dei quali Afrodite era  il pretesto  e che concludevano le feste Posidonie». Era salutata con il titolo di interprete e sacerdotessa di Afrodite e in lei il rospo sembra essere stato il simbolo della lussuria. In alcuni miti si narrava fosse la madre di Circe, quindi un’antenata di Medea; in altri che avesse dato alla luce il mostro Scilla.

Henryk Siemiradzki – Frine alla Posidonia di Eleusi, Russian Museum

Nelle Argonautiche di Apollonio Rodio si racconta che la maga Medea aveva imparato l’arte della magia direttamente dalle dea Ecate. Il suo nome ha una significativa somiglianza con quello di Heqet, dea egizia dal volto di rana che proteggeva le partorienti. Heqet era la dea levatrice, simbolo di fertilità e di nuova vita. È interessante notare anche che nella lingua degli Egizi la parola heka significava magia e conteneva al suo interno il termine ka, cioè anima, energia vitale. Heqet era quindi la magia intesa come un rendere attivo il ka, plasmarlo, avere potere sull’energia vitale. Somiglianze così forti non possono essere casuali, così come il fatto chela rana sia un animale che dall’acqua passa alla terra, un animale quindi liminale, di confine, ci riporta alla natura di Ecate, ricollegandoci al tempo stesso con uno dei volti della Grande Dea Neolitica, spesso rappresentata in forma di rana quando associata soprattutto al culto della fertilità e alla protezione della nascita. Sono numerose le statuette ritrovate in vari siti archeologici neolitici in Europa e nel bacino del Mediterraneo che ci mostrano la dea con le gambe divaricate per partorire, che in effetti non sono altro che zampe di rana nella tipica posizione del nuoto.

Giasone e Medea (1907), opera di John William Waterhouse.

Nel Medio Evo le streghe usavano i rospi per i loro infusi e per gli incantesimi, soprattutto quelli d’amore o di malocchio, e a questi animali venivano attribuiti oscuri e arcani poteri. Quando sta sulla spalla sinistra della strega, è una delle forme del demonio, come risulta evidente dalle due corna minuscole che ha in fronte. Le streghe ne avevano una gran cura, battezzavano i rospi, li vestivano di velluto nero, mettevano loro dei campanelli alle zampe e li facevano ballare. La pietra che si diceva esistere nella testa dei rospi era un talismano prezioso per ottenere la felicità sulla terra. 

Una strega e le sue pozioni

Una comune credenza attribuiva alle streghe la facoltà di trasformarsi in rospi; i rospi erano spesso gli “spiriti alleati” (familiari) di streghe e stregoni; ma ancora, troviamo il rospo sia come ingrediente delle pozioni magiche, sia nel recinto che precedeva lo spazio della cerimonia del sabba: questo recinto si trovava di solito nelle immediate vicinanze di un corso d’acqua o di uno stagno dove numerosi vivono i rospi. Nella ricetta del famoso unguento delle streghe per volare , oltre a piante e altri animali, si trovano varie parti organiche della più comune specie di rospo. Questo culto era probabilmente ancora relativamente diffuso nel medioevo e praticato dai seguaci di un’antica religione che la Chiesa bollò come “stregoneria”.

A questo punto, il rospo assume definitivamente la sua immagine di beniamino delle streghe, le quali lo tenevano al loro servizio e ne usavano principalmente la saliva, composto essenziale di una particolare miscela che avrebbe dovuto rendere invisibile chi ne avesse fatto uso. Le posteriori leggende sorte intorno ai Sabba, le riunioni delle Streghe, raccontavano come questi animali venissero vestiti di seta scarlatta, con piccoli berretti di velluto verde e minuscoli campanelli intorno al collo.

È invece successiva di due secoli la teoria, non del tutto lontana dalla realtà, in base alla quale mescolando sangue di rospo e vino si ottiene una pozione mortale; è stato accertato in tal senso che, se stimolati, i rospi secernono un liquido velenoso che provoca febbre e, in rari casi, anche la morte.

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