Nel corso del giorno e della notte, nel nostro linguaggio, nei gesti o nei sogni, che ce ne accorgiamo o no, ognuno di noi usa i simboli. Essi danno volto ai desideri, stimolano certe imprese, modellano un comportamento, avviano successi o fallimenti.

L’ape

 

  • «Api d’oro cercano il miele, dove sarà?
  • È nell’azzurro di un fiorellino
  • sopra un bocciolo di rosmarino”»

F. Garcìa Lorca

 

Il simbolismo dell’ape si fonda sostanzialmente sulla diligenza di questo insetto, sull’organizzazione del suo alveare. L’operosità, quindi di conseguenza il lento percorso iniziatico, inoltre simboleggia il rinnovo della vita, della natura, l’abbondanza e la ricchezza. Nell’arte araldica l’ape è presente in varie forme rappresenta il simbolo di sovranità. Casate nobiliari di tutto il mondo e di tutte le epoche hanno raffigurato questo laborioso insetto sui propri stemmi; come per esempio nell’emblema della famiglia Bonaparte dove simboleggia il senso dell’ordine e lo zelo.

 

L ‘uomo di Bicorp trattenendo liane per raccogliere il miele da un alveare come. Grotta di pittura nei pressi di Cueva de la Araña, Spagna

Insetto ricco di simbologie in tutte le società antiche, è stato considerato animale nobile, impenetrabile e magico in molte religioni, dall’Oriente all’Occidente. L’ape che passa la sua intera esistenza nella produzione di miele, unico animale nel suo genere, conduce tutta la propria vita nell’abbandono dei vizi e nella cura del proprio alveare ed è proprio per questo che rappresenta inoltre il simbolo di purezza, di coraggio e di determinazione nella difesa del loro microcosmo. Un animale controverso che unisce dolcezza e durezza nello stesso tempo.

La prima attestazione dei rapporti tra l’ape e l’uomo che riguardi questo prezioso nettare risale addirittura al neolitico (9.000 anni fa circa): si tratta di una grotta in Spagna, Cueva de la Araña, sulle cui pareti è raffigurato un nido di api e un cacciatore di miele.

San Clemente d’Alessandria commentando i Proverbi, 6,8 soleva dire: «va a vedere l’ape e impara com’è laboriosa»  e aggiungeva «perché l’ape ronza sui fiori di tutto un prato per ricavarne un solo miele»

A partire dai miti, passando per la letteratura e le leggende ed arrivando persino alle religioni, l’Ape assume polivalenti simbologie. La troviamo già nella mitologia greca in cui rappresentavano le

All’uscita dagli inferi, Persefone abbraccia la madre Demetra. Hermes guarda la scena. (Il ritorno di Persefone, di Frederic Leighton

messaggere delle muse. È dispensatrice di sapienza divina e santità. L’ape è anche simbolo dell’eloquenza, della poesia e dell’intelligenza. Nella religione ellenica lo stesso Zeus viene chiamato “Melisseo” (uomo-ape), perché da bambino era stato nutrito dalle api di Creta e a queste avrebbe, poi, lui donato il colore dell’oro. Anche in una commedia di Aristofane ambientata ad Atene, durante il secondo giorno delle Tesmoforie, una festa riservata alle donne e dedicata alle dee Demetra e Persefone, le donne chiamate “Melissai”, facevano astinenza sessuale per tre giorni, digiunavano e dormivano a terra su agnocasto, una pianta anafrodisiaca. La leggenda riferita a Pindaro e a Platone (sulle cui labbra si sarebbero posate delle api mentre erano in culla) viene ripresa anche per sant’Ambrogio di Milano; le api sfiorarono le sue labbra ed entrarono nella sua bocca. A Creta, invece, ci fu lo sviluppo di un leggendario sacerdozio sciamanico femminile, quello delle Menadi, donne che sapevano maneggiare serpenti ed addomesticare api. Anch’esse facevano fermentare il miele per preparare una bevanda sacra, usata per officiare rituali estatici. Gli ingredienti di questa bevanda erano a un tempo sacri, nutrienti e trasformativi.

Nell’Ippolito di Euripide, l’eroe offre ad Artemide una corona di fiori che proviene da un prato incontaminato, dove il pastore non osa pascolare il suo gregge e in cui solo l’ape può accedervi, in quanto luogo di grande purezza.

Immagine di una copia risalente al XVIII secolo del Bhāgavata Purāṇa che illustra Kṛṣṇa circondato dalle gopī

Gli antichi Babilonesi (1600 a. C. circa) veneravano il dio Mithra che era rappresentato come un leone che teneva nelle sue fauci un’ape. Ape infatti, nella lingua locale, si pronunciava “Dabar” e “Dabar” era anche il termine per indicare la “Parola” (divina). Questo termine verrà utilizzato successivamente anche dagli antichi ebrei per invocare il Messia. Per gli ebrei l’ape è associata al linguaggio. In ebraico, la parola che indica l’ape è “Dbure”, e ha origine dal termine “Dbr”, ossia discorso, e perciò, tra i primi credenti ebrei, le api simboleggiavano l’eloquenza e l’intelligenza. La Torah afferma: “Lo spirito dell’uomo è la candela del Signore”, la stessa Terra promessa era descritta come il “Paese ove scorre latte e miele”.

In Cina l’ape ha un ruolo se non nefasto almeno associato agli aspetti terribili della guerra. Nelle fiabe cinesi le api servivano a trovare la fidanzata adatta, quindi questo insetto non era simbolo di laboriosità, rappresentava invece l’immagine del giovane innamorato che, come l’ape succhia il fiore, così trae nutrimento dall’anima dell’amata.

Bhramari

In India nella tradizione puranica, costituita da un gruppo di testi sacri hindū, indica solo il colore nero che è quello di Aishvarya, uno dei piedi del trono di Sadâshiva. Secondo altri testi indiani, è l’immagine dello spirito che si inebria del polline della conoscenza. In un’immagine poetica di bruciante desiderio, Kama, il dio hindū  dell’amore, appare con una corda d’arco fatta di api. Nell’arte indù, Vishnu viene anche ritratto come un’ ape posata su un loto e Shiva come un’ ape sopra un triangolo.

Il ronzio delle api nell’alveare è, inoltre, connesso con la profezia oracolare femminile e l’uso dei mantra. Infatti, il sacro OM, strumento della pratica religiosa e meditativa induista, se correttamente intonato, dà origine a un suono molto simile al ronzio delle api. Questo mantra e il suo suono, quindi, sono collegati all’omphalos, il centro, “il grande alveare”, la sede dell’enunciazione sacra e della vibrazione ronzante della vita.
«Colui che non conosce la sillaba imperitura del Veda, quel punto supremo presso il quale vivono tutti gli Dei, che cosa egli ha a che fare con il Veda? Solo coloro che la conoscono siedono qui pacificamente riuniti.»
(Ṛgveda I,164,39)

L’ape è spesso una delle rappresentazioni dell’anima che ha lasciato il corpo di un uomo, si ritrova in molte culture: così è per le popolazioni della Siberia e dell’Asia centrale e presso gli Indiani dell’America del Sud. Chi vede in sogno un’ape, ha dinnanzi agli occhi la sua morte imminente, lo svolazzare dell’anima che se ne va; se finisce nella bocca di un defunto, questo ritorna in vita; un’espressione germanica per alludere allo spazio occupato dalle anime dei morti era proprio la “via delle api”.

Il simbolismo regale dell’ape non è ignorato anche nell’antico Egitto l’ape era spesso presente nei cartigli che raffiguravano i nomi dei faraoni. Già nel 3000 a. C. erano in uso arnie di argilla o altro materiale. Secondo il mito ittita, quando il dio Râ piangeva, le sue lacrime si trasformavano in api. La cultura egizia, invece, tramanda una leggenda dicendo che, se un’ape fosse entrata nella bocca di un defunto, egli sarebbe ritornato in vita e da qui ci si può ricollegare anche alla letteratura dove nell’episodio della bugonia nelle “Georgiche” Virgilio parla delle api come animali dalla mente divina e dal respiro leggero. È proprio da ciò si evince che l’Ape, inoltre è il simbolo dell’anima.

Presso i cristiani del Medioevo dove erano molto apprezzate perché scevre di vizi. «Imitate la prudenza delle api» raccomanda Teolepto di Filadelfia citandole come esempio per la vita spirituale della comunità monastiche. Il Sacramentarium Gelasianum è un antico libro liturgico cristiano, che contiene i testi per la celebrazione dell’Eucaristia in tutto l’anno liturgico. Nel libro si allude alle straordinarie qualità delle api che suggono i fiori sfiorandoli senza sciuparli. esse non partoriscono; diventano madri grazie alla fatica delle loro labbra, come il Cristo che procede dalla bocca  del padre. 

Sacramentarium Gelasianum. Frontespizio e incipit del manoscritto vaticano.

 Per il suo miele e il suo dardo, l’ape è considerata l’emblema del Cristo; da una parte ne evoca la dolcezza e la misericordia, dall’altra l’esercizio della giustizia, in quanto Cristo giudice.

Presso i Celti il miele aveva un ruolo fondamentale, era utilizzato dai druidi per preparare i medicinali e l’idromele, bevanda sacra utilizzata durante molte cerimonie e matrimoni. Erano soliti allevare le api in tronchi cavi o in alveari fatti di corde di canapa o paglia, al limitare delle foreste dove terminavano i campi coltivati e i pascoli.
I Celti consideravano le api messaggere degli Dei, simbolo di perfezione, saggezza e immortalità dell’anima, in quanto in possesso di una conoscenza segreta derivante direttamente dall’Altromondo. Erano, per loro, creature associate alla conoscenza del futuro e all’ispirazione divina.

Le antiche leggi druidiche irlandesi, note come le Leggi di Brehon, – sotto le Leggi di Brehon, l’Irlanda conobbe un’epoca di democrazia e uguaglianza in cui il senso di giustizia era elevatissimo. Un patrimonio culturale che l’Europa dovrebbe forse riscoprire e preservare insieme alle altre “radici” – proteggevano le api e gli alveari e sull’isola di Man rubare api era considerata un’offesa capitale. L’alveare stesso, era il simbolo di una comunità ideale e questa immagine di perfezione era riproposta nelle tombe-alveari o nelle camere iniziatiche. Alcuni esempi di queste strutture li possiamo trovare a Newgrange e a Dowth in Irlanda, terra celebrata proprio per l’abbondanza di miele.

Guerrieri Celti

Molti sono i riferimenti alle api nella mitologia e folklore celtico. Ad esempio, nella tradizione gallese troviamo un’arpa conosciuta come Teillin, abbreviazione o forse corruzione di an tseillean cioè “un’ape”. In una delle più antiche triadi bardiche gallesi, le Trioedd Ynys Prydein, si racconta che uno dei nomi dell’Isola di Prydein fu “Isola del Miele”, sottolineando così l’importanza di questa sostanza:

Il comportamento delle api nei riguardi della regina e delle loro compagne è un modello di virtù cristiana anche per la loro esemplare castità già celebrata da Virgilio. Anche la forma del corpo dell’ape è significativa. Il corsaletto è l’immagine dell’uomo spirituale mentre la parte inferiore, quella che contiene il dardo, è considerata carnale. Il segmento esilissimo che collega la parte superiore  all’inferiore è paragonato al giogo di una bilancia che mantiene perfetto l’equilibrio fra corpo e anima.

Secondo antiche credenze, le api potevano nascere per germinazione spontanea da animali sacrificati alla divinità. Nella gola del leone straziato da Sansone si forma uno sciame di api e cola il miele (Giudici, 14, 8): «Sansone scese a Timna e, arrivato alle vigne di Timna, vide un giovane leone che gli  veniva incontro ruggendo. Lo spirito di Jahvè scese su di lui e, senza niente in mano, Sansone fece a pezzi il leone come si fa  con un capretto ma non raccontò né al padre né alla madre ciò che aveva fatto… (Qualche tempo dopo) tornò a vedere il cadavere del leone ed ecco che nella carcassa del leone c’erano uno sciame di api e del miele. Egli lo raccolse nella sua mano e, cammin facendo, lo mangiò. Tornato dal padre e dalla madre ne diede loro ed essi ne mangiarono ma egli non disse loro la provenienza di quel nettare». (Giudici, 14, 5-6, 8-10).

L’ape odia ogni forma di putrido, mai essa si poserà su un pezzo di carne, o là dove sia del sangue o del grasso. Inoltre l’ape tiene costantemente pulito l’alveare, trasportandone fuori gli escrementi, e sia Virgilio che Plinio affermano che l’apicoltore deve allontanare da esso ogni fonte di cattivi odori e costruirlo lontano da latrine, letamai e bagni e, persino nell’avvicinarsi all’alveare, deve curare di essersi astenuto da ogni cibo forte o troppo saporoso.

In letteratura, l’ape, andando di fiore in fiore, incarna il sentimento amoroso in particolare quello dell’adolescente, in quanto illustra la leggerezza, l’esplorazione sentimentale e la scoperta del primo amore. Il suo aspetto negativo, invece, è suggerito dal suo dardo. Tuttavia, la sua puntura, non offensiva bensì difensiva, diventa espressione della sua forza e del suo coraggio; quando l’ape punge, infatti, muore. Questo sacrificio rappresenta il risveglio di una volontà creatrice che dorme e che non potrà esprimersi pienamente se non per effetto di un trauma, simboleggiato dalla puntura.

La simbologia di questa creatura porta a riflettere sul significato della condivisione, del lavorare insieme, far parte di un gruppo di persone che condividono lo stesso fine. Le api possono insegnarci a celebrare, a vivere bene assieme, sapendo che l’aiuto offerto e ricevuto, non ha valore solo per il singolo individuo, ma per l’intera comunità. Abbiamo bisogno, noi esseri umani, di avere momenti nei quali ci riuniamo per godere della reciproca compagnia, l’ape ci insegna che possiamo vivere insieme e in armonia, per quanto a volte possa sembrare impossibile.

Tutti questi dati, mutuati da tutte le tradizioni culturali, denotano che ovunque l’ape era considerata un essere di fuoco, una natura ignea. Rappresenta le sacerdotesse del tempio, le Pitonesse, le anime pure degli iniziati, lo spirito, la parola; purifica con fuoco e nutre col miele; brucia col suo dardo e illumina col suo splendore. Sul piano sociale rappresenta il signore garante dell’ordine e della prosperità, re o imperatore, ma anche l’ardore guerresco e il coraggio. Si apparenta agli eroi civilizzatori che istaurano l’armonia con la saggezza e con la spada. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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