Nel corso del giorno e della notte, nel nostro linguaggio, nei gesti o nei sogni, che ce ne accorgiamo o no, ognuno di noi usa i simboli. Essi danno volto ai desideri, stimolano certe imprese, modellano un comportamento, avviano successi o fallimenti.

 

L’ombra

 

 

  • «Non raggiungeremo mai la nostra totalità,
  • se non ci assumiamo l’oscurità che è in noi,
  • poiché non c’è corpo che,
  • nella sua totalità, non proietti un’ombra,
  • e questo non in virtù di certi motivi ragionevoli,
  • bensì perché è sempre stato così e perché tale è il mondo».
  • (Jung, 1934)

 

 

Dentro ognuno di noi si muove guardinga un’Ombra. Dietro la maschera che ogni giorno indossiamo, per nostro compiacimento o per quello altrui, occultato abilmente dietro il volto, il sorriso, le diverse espressioni mimiche che “esponiamo” al resto del mondo, vive un lato della nostra personalità. Tutti i giorni – quelli della luce – ripetiamo in modo automatico sempre lo stesso rituale nevrotico. Ma quando cala il sole e sorge la luna, la notte si avanza e ci abbandoniamo, senza le corazze difensive, al sonno, quell’immagine umbratile si affaccia e ci chiede un confronto vis à vis: è l’Ombra che attraverso i sogni ci rivela la nostra vita non vissuta.

Sulla natura della luce abbiamo materiale letterario infinito che percorre indietro non i secoli, bensì i millenni. Taoismo, Induismo, Giainismo, Kabbalah, Cristianesimo, Gnosticismo, Alchimia, filoni di meditazione…l’elenco sarebbe molto più lungo: in ogni antica sapienza e religione del mondo troviamo discorsi attorno alla natura della luce, fino ad arrivare ai tempi moderni dove oltre le antiche tradizioni abbiamo accumulato una conoscenza anche scientifica ed empirica attorno alla luce.

Ciascuno di noi ama costruirsi un’immagine di sé: ci piace immaginarci, intelligenti, generosi, capaci, con un buon carattere, rispettosi, bravi padri, brave madri, bravi studenti, dotati di particolari qualità, ecc.

In realtà, presa nel suo insieme la personalità possiede altre qualità di natura inferiore e di cui non siamo affatto consapevoli e coscienti. Il nostro lato Ombra ci pone faccia a faccia con tali qualità inferiori: brutalità, tradimento, crudeltà, violenza, odio, astio, cinismo, invidia, gelosia, ecc. e lo fa attraverso le immagini oniriche.

Jung teneva in grande considerazione l’“acquisizione della coscienza” che la comparava, usando un linguaggio metaforico, al più squisito frutto dell’“albero della vita” (Realtà dell’Anima,1933)(L.C.), pur riconoscendo che, senza alcun dubbio, il processo della coscienza, gettava il seme della frantumazione della continuità della Personalità totale, della dissociazione delle parti superiori dalle parti inferiori.

Dr Jekyll and Mr Hyde

L’Ombra personale, stando alla interpretazione data da Jung stesso, è una parte inferiore della personalità, un segmento includente i tratti delle qualità inferiori e indifferenziate; sono tratti deficitari e spesso negativi. Nel 1917 descrive in modo alquanto suggestivo questo aspetto della personalità umana accostandolo ad una sorta di alter ego […….]”è ”un altro”, un uomo reale che pensa, fa, sente e aspira a tutto ciò che è riprovevole e degno di disprezzo […]. L’uomo integro però sa che anche il suo più spietato nemico, anzi un’intera schiera di nemici, non vale […],quell’unico tremendo avversario, quell’”altro” che è in lui, che “abita nel suo petto””. Insomma un pericoloso mister Hyde alberga in ciascuno di noi.

 

Oggi sappiamo, senza però comprenderlo fino in fondo, che la luce – composta da particelle chiamate fotoni – è sia corpuscolare che ondulatoria, ovvero che si può comportare – a seconda dei casi e dell’osservatore – sia come una particella sia come un’onda. È questo uno dei tanti apparenti paradossi del mondo della fisica quantistica, gli stessi paradossi che nascono tra coscienza e inconscio quando ci addentriamo nel mondo della psiche, gli stessi paradossi che Wolfgang Pauli(1) e Jung iniziarono ad intuire essere presenti così come nel mondo subatomico anche nel mondo psichico.

In psicologia – l’ambito d’interesse primario in questo contesto – sappiamo bene che la Luce è da sempre stata un simbolo della coscienza. Le comparazioni letterarie, religiose, antropologiche, mitologiche e psicologiche ci dimostrano sempre questo costante abbinamento luce-coscienza

L’Ombra, come abbiamo appena visto, è un archetipo potente, è il contenitore di tutto quello che ci è mancato nel bene e di tutto quello che abbiamo ricevuto nel male. É quindi il nostro Alter Ego, il Nemico, l’Antagonista, quello che nei miti e nelle fiabe interpreta il ruolo del cattivo e che spesso viene rappresentato sotto forma di mostro, drago o demone. Ogni nostra sofferenza deriva dal venire sopraffatti dall’aspetto negativo di un archetipo (il lato Ombra) che dobbiamo imparare prima a vedere e riconoscere, e poi a dominare, contrastare, opporgli resistenza.

La maggior parte della nostra Ombra deriva dalla repressione delle emozioni che scivolano nell’inconscio e diventano sempre più potenti perché non le viene permesso di esprimersi: l’Io deve imparare a riconoscere le emozioni negative ed esprimerle in qualche modo (catarsi, sport, arte, ecc.), perché solo così può contattare le emozioni positive che si trovano ad un livello più profondo.

L’Ombra è la parte di noi che dobbiamo riconoscere e integrare poiché senza di essa non saremo completi.

 

Cappuccetto rosso ha il suo perché.

C‘era una volta una piccola bambina chiamata Cappuccetto Rosso…

Cappuccetto Rosso, fiaba di Charles Perrault

La fiaba di Cappuccetto Rosso è una classica rappresentazione dei passaggi evolutivi dall’infanzia all’adolescenza, alla maturità, alla vecchiaia…

Riguarda in particolare quel delicato passaggio nella vita di una donna caratterizzato dalla comparsa del menarca, cioè la prima mestruazione. Ma anche l’incontro con il maschile, la prima esperienza sessuale, la perdita della verginità. In effetti nell’iconografia classica Cappuccetto Rosso è vestita di bianco e di rosso, che riporta alla mente l’idea di un tessuto macchiato di sangue.

Quando Cappuccetto Rosso saluta la Mamma per andare a trovare la Nonna, in realtà sta cominciando il suo Viaggio nella Vita. Per trovare la Nonna (Il Sé) occorre attraversare Il Bosco (L’Esperienza della Vita, il Mistero dell’Amore e della Morte, lo Spirito, l’Inconscio Personale). L’incontro con il Lupo rappresenta, tra le altre cose, la Perdita dell’Innocenza, ma è proprio grazie a quell’incontro che la piccola e ingenua bambina potrà diventare una donna adulta e matura e potrà imparare a riconoscere la propria Essenza (La Nonna, cioè l’archetipo del Saggio) dalla Maschera Sociale (Il Lupo travestito).

Il lupo e cappuccetto rosso. Il Lupo rappresenta anche l’incontro terribile con la propria Ombra, (Il Diavolo) la cui astuzia è appunto quella di proporre comode scorciatoie ma in realtà di sviarci dalla retta via (Lo Scopo della nostra Vita). Il Viaggio è pieno di rischi e di pericoli, ma va affrontato o non avremo mai l’opportunità di contattare la parte più autentica e profonda del nostro essere.

Quale storia potremmo raccontare se Cappuccetto Rosso di fronte alle prime difficoltà fosse tornata indietro di corsa e non fosse più uscita di casa…?

E quanti di noi invece di affrontare e risolvere i problemi, i conflitti, le paure, (Draghi) preferiscono rifugiarsi in un mondo illusorio e rinunciare poco per volta ai propri sogni…?

Invece è bello essere adulti, sentire il proprio potere di realizzazione nella vita pratica e concreta (il Sovrano), è bello avere fede in Dio e sapere che possiamo realizzare tutti i nostri sogni (il Mago) è bello avere fatto esperienza della vita, essere passati attraverso mille pericoli e avere fatto mille esperienze e avere tratto importanti insegnamenti (il Saggio). È bello soprattutto scoprirsi adulti ma non cinici, maturi ma non rassegnati, con doveri e responsabilità magari pesanti, con scelte difficili da fare talvolta, ma pur sempre gioiosi e capaci cogliere la bellezza di ogni attimo che passa (il Folle).

Quando Cappuccetto Rosso si rende conto di essere stata ingannata è ormai troppo tardi. Il Lupo la divora, come spesso ci accade quando ci facciamo risucchiare da situazioni o da persone che non ci piacciono e non ci corrispondono (Il Distruttore Ombra).

Ma è a questo punto che occorre imparare a sguainare la spada, a difendere i propri confini, a ristabilire i termini autentici di una relazione. Il Cacciatore è l’archetipo del Guerriero che squarcia la pancia del Lupo e riporta le cose alla loro natura, che ristabilisce l’ordine naturale. Cappuccetto rosso e la Nonna escono illese dalla pancia del Lupo. La Grazia divina vivificatrice può sempre far risorgere ciò che sembrava morto, può sempre restituire ciò che sembrava perduto per sempre. (il Lasciar Andare)

Nel volume, Breve storia dell’ombra. Dalle origini della pittura alla Pop Art(L.C.), di Victor I. Stoichita. Il saggio, inizia, inevitabilmente, da Plinio il Vecchio che, nella sua Naturalis Historia,

Il mito platonico della caverna.
Storia naturale Autore Plinio il Vecchio (77-78 d.C.) Una pagina miniata dell’editio princeps

racconta di come la nascita della pittura sia dovuta ad un procedimento “in negativo”: l’atto di circoscrivere l’ombra di un essere umano. L’immagine pittorica è, dunque, frutto di un consolidamento della proiezione del corpo; si tratta di una rappresentazione di un’“immagine d’ombra”. Soltanto quando la pittura finisce con il superare la proiezione piatta ricorrendo al modellato, l’ombra abbandona la funzione primitiva di matrice di immagini e diviene mezzo d’espressione. Il mito pliniano (origine dell’arte) ed il mito platonico della caverna (origine della conoscenza) hanno in comune il fatto di concentrarsi sulla proiezione, su una macchia in negativo, un’ombra: arte e conoscenza consisterebbero nel suo superamento.

Nel trattare il ruolo dell’ombra nelle produzioni di autori come Friedrich Wilhelm Murnau(2) e Robert Wiene(3), il saggio sottolinea come sia possibile analizzare la loro poetica filmica sin dall’analisi dei singoli fotogrammi; tali autori, infatti, “sviluppano una retorica dell’immagine filmica basata sulla sineddoche”, nel senso che ogni immagine, ogni inquadratura rimanda per analogia o per contrasto all’intero film. In tali opere le ombre ingigantite e deformate sono spesso un’esteriorizzazione dell’interiorità del personaggio.

Il Gabinetto del dottor Caligari (1919-20) di Robert Wiene

Il Gabinetto del dottor Caligari (1919-20) di Robert Wiene risulta essere l’incarnazione dei fantasmi del folle narratore del racconto che “appare come il doppio del regista e la proiezione delle ombre come un doppio del film in quanto tecnica figurativa”. Nel caso del celebre fotogramma proposto da Stoichita, “il messaggio metapoetico dell’ombra (…) è un’iperbole del mezzo chiave del cinema espressionista: il piano americano (…) L’ombra viene in tal modo a mettere in discussione la natura stessa della creazione filmica e dei suoi meccanismi di fascinazione”. Quando osserviamo la silhouette del vampiro in Nosferatu (1922) di Murnau, siamo di fronte al

Nosferatu Friedrich Wilhelm Murnau. (1922)

vampiro stesso o alla sua ombra? Visto che i vampiri non hanno ombra, se ne deduce che si tratti di Nosferatu “in persona”, abitante di un universo sotterraneo labirintico quanto l’inconscio freudiano. L’autore ravvisa in Murnau la figura di colui che “mostra le ombre”, che visualizza la parte oscura della coscienza rendendola racconto attraverso un’estetica che mostra analogie tra “ombra” ed “immagine filmica”. “La prova che a questa lettura meta-estetica è data forma nell’ambito del racconto viene fornita allo spettatore solo alla fine del film, nell’attimo in cui il primo raggio di sole su Brema disintegra Nosferatu, e, soprattutto, nell’attimo in cui la luce elettrica inonda la sala di proiezione e lo schermo torna ad essere bianco”.

 

L’ultima parte del saggio tratta l’ombra e la sua riproducibilità nell’epoca della fotografia ed i meccanismi di moltiplicazione nell’età del trionfo dei simulacri. Passando in rassegna opere come il

Man Ray, il fotografo che dipinge con la luce. Violon d’Ingres – Kiki de Montparnasse
Quadrato nero, 1915, olio su lino, 79.5 x 79.5 cm, Galleria Tret’jakov, Mosca-

Quadrato nero (1915) di Malevič(4) e le fotografie realizzate da Constantin Brâncuși(5) alle proprie sculture, oltre a prove fotografiche di Marcel Duchamp(6) e Man Ray(7), l’autore analizza il ruolo dell’ombra nella rappresentazione artistica degli anni Venti del Novecento. Una breve ma interessante trattazione viene riservata alle “ombre incoerenti” di De Chirico che, paradossalmente, sembrano quasi un tentativo di conferire un senso a quelli che, altrimenti, rischiano di essere meri esercizi costruttivi da manuale; le ombre, in De Chirico, cessano di essere insignificanti per caricarsi di mistero.

L’Ombra. De Chirico e Warhol

La “perturbante estraneità” delle opere dechirichiane sembra davvero irridere il codice della rappresentazione occidentale. La chiusura del saggio spetta a Wharol ed ai suoi autoritratti ove entrano in gioco l’immagine in negativo, la moltiplicazione e la polimerizzazione. A proposito della polimerizzazione dell’immagine, suggerisce Stoichita, a partire dagli anni ’60, Wharol, non solo ricorre alla stratificazione tecnica della rappresentazione/simulacro ma, da un punto di vista simbolico, attribuisce un’unità artificiale ed indistruttibile al multiplo della vita. “l’Autoritratto si trasforma, nel suo complesso, in allegoria dell’io nell’epoca della polimerizzazione dell’individuo”. Con un’opera come Doppio Mickey Mouse (1981) si arriva ad una situazione in cui i due personaggi sono sia l’artificiale che la copia, identici seppure diversi. Si apre così quella “vertigine senza fine” propria dell’età dell’ascesa e del trionfo dei simulacri.

Constantin Brâncuși
Andy Warhol Double Mickey Mouse

L’autore sottolinea come Platone non parli mai direttamente del mito dell’ombra come origine della rappresentazione artistica; per lui è il riflesso nello specchio a spiegare lo statuto mimetico della pittura. Se in Plinio l’immagine è l’“altro dello stesso”, in Platone l’immagine è il sé allo stadio di copia, lo stesso nello stato di doppio. Se in Plinio l’immagine capta il modello duplicandolo (funzione magica dell’ombra), in Platone l’immagine manifesta la propria rassomiglianza (funzione mimetica dello specchio) rappresentandolo. Sia il simulacro che la copia si rifanno alla magia; magia per sostituzione nel primo caso, magia di somiglianza nel secondo. È il pensiero di Platone a principiare l’idea occidentale che vede lo strumento della mimesis nello specchio e non nella proiezione di corpi frapposti.

L’Ombra può presentarsi nei nostri sogni sia rivestendo l’aspetto di una figura appartenente al nostro ambiente cosciente, come un nostro fratello o sorella maggiore, o una persona di fiducia che

“Dante e Virgilio all’Inferno” William-Adolphe Bouguereau (1850).

rappresenta il nostro opposto, sia in forma di figura mitica, quando si tratta di descrizioni attinenti all’inconscio collettivo. Di conseguenza può comparire sia il fratello gemello, il migliore amico, sia una figura appartenente ad un’opera d’arte come Virgilio, fedele compagno, che guida Dante attraverso il suo viaggio nell’inferno. Anche se rappresenta il nostro antagonista, l’Ombra può venir altresì raffigurata da una figura positiva, che personifica “l’altro lato”, quando l’individuo vive esternamente per così dire “sotto il proprio livello”, al di sotto delle possibilità che gli sono date; ovvero quando sono i suoi lati positivi a condurre un’esistenza nell’oscurità. Di frequente nei sogni, le figure dello stesso sesso del sognatore, possono essere ricondotte a personificazioni dell’Ombra. La simbologia del sogno è sempre collegata alla mitologia. In essa si può riconoscere l’immagine della nostra oscurità, in animali ostili, primitivi, repellenti, figure diaboliche, creature della notte, personaggi negativi della coscienza collettiva. Tuttavia la presenza di tali figure è un buon segno, poiché dà prova del fatto che il sognatore accetta di rapportarsi ad essi. Accade poi che ci siano uomini rozzi, dei bruti però innocui, che non rappresentano necessariamente il male, o figure d’Ombra che ci perseguitano sotto forma di ladri e nemici pericolosi che vogliono farci del male.

In genere, quando in sogno qualche cosa ci perseguita, significa che in qualche modo vuole raggiungerci. Ma siccome ciò che ci perseguita ci fa paura, lo rappresentiamo sotto forma di figure malvage (…). Le regole di interpretazione dei sogni sono tuttavia paradossali. Talvolta, in sogno, siamo perseguitati da certi poteri dell’inconscio a cui è giusto sottrarsi. Vi sono tendenze distruttive nella psiche che occorre evitare. Ma l’ottanta per cento di quello che ci perseguita in sogno si riferisce a qualche cosa di estremamente valido della nostra personalità, che dovrebbe essere integrato” (Marie-Louise von Franz)(8).

Odisseo e Tersite

A livello simbolico l’Ombra può essere simboleggiata dalla figura dell’Uomo Nero, il ladro, lo straniero, che ci appare come una forma di schermo perfetto per individuare le proiezioni delle parti sconosciute della nostra personalità. Nei sogni, lo straniero, si manifesta

come una figura avvolta dal mistero, un “altro” sconosciuto, che attraversa i limiti tra conscio e inconscio, affascinante e temibile, appare come portatore di un

Lucifero Gustave Dorè

cambiamento. Nell’Iliade di Omero, troviamo un personaggio famoso per incarnare la bruttezza e la codardia, Tersite, l’anti-eroe, opposto al classico guerriero bello e forte. Viene descritto come zoppo, con le gambe storte, gobbo e con pochi capelli. Si racconta anche che dovette la propria morte alla cattiveria: poiché

Pentesilea, una bella amazzone, venne uccisa da Achille, il quale s’innamorò di lei nel vederla morire, Tersite canzonò l’eroe per il suo amore, strappando gli occhi della giovane con una lancia e Achille lo uccise per tale misfatto.

Nella tradizione popolare troviamo la figura di Lucifero o “Portatore di luce”, che era il più bello tra gli angeli e promosse la loro ribellione contro Dio. Lucifero è

Davide e Golia Caravaggio (1597)

considerato essere il suo nome prima che cacciato, precipitasse dal Cielo e divenisse il signore dell’inferno. Nell’immaginario collettivo il Diavolo, viene descritto con naso adunco, orecchie a punta, ali, denti a forma di zanne e come simbolo della morte un martello. A questi elementi si aggiungono le caratteristiche fisiche del caprone, come ad esempio le corna, le zampe e la coda. Più raramente gli vengono attribuiti un piede umano e uno zoccolo di cavallo, come segno del dissidio che lo caratterizza. Per distinguere le sue ali da quelle degli angeli, viene spesso rappresentato con le ali del pipistrello.

Nigredo Morte e Nascita

L’ombra può essere collegata anche alla fase della nigredo degli alchimisti, nigredo, è un termine latino che significa colore nero o nerezza, denota in alchimia la fase al Nero della Grande Opera, cioè il passo iniziale nel percorso di creazione della pietra filosofale, quello della putrefazione e decomposizione. È il primo momento, il più cruciale, simboleggiato da un corvo nero, in cui occorre “far morire” tutti gli ingredienti alchemici, macerandoli e cuocendoli a lungo in una massa uniforme nera. Caravaggio, con Davide e Golia e delle altre numerose opere intrise di riferimenti alle tre iniziazioni alchemiche, di cui la prima simbolizza la morte dell’ego. Il nero contiene inoltre un rimando all’etimologia stessa del termine Alchimia, in quanto antica scienza sacerdotale egizia, di cui uno dei significati è «terra nera» (al-kimiya) come quella inondata dal Nilo. (Wikipedia)

Un’immagine (Uroboro) disegnata nel 1478 da Theodoros Pelecanos in un trattato alchemico intitolato Synosius

Tra altre figure d’Ombra possiamo ricordare l’uroboro. Il serpente che divora la propria coda “è un eloquente simbolo dell’assimilazione e integrazione dell’opposto, ossia l’Ombra. Al tempo stesso questo processo circolare viene spiegato come un simbolo d’immortalità, vale a dire di continuo auto-rinnovamento, poiché dell’Ouroboros si dice che uccide sé stesso, si ridà la vita, feconda e genera sé stesso. La più antica rappresentazione di un Ouroboros si trova in un antico testo funerario egizio, chiamato The Enigmatic Book of the Netherworld,

Horus bambino, il Sole nascente circondato dal serpente Mehen nel Papiro di Dama-Heroub

 ritrovato nella tomba (KV62) del Faraone Tutankhamon della XVIII Dinastia.

 

Infine, riconducendoci alla sfera dei fenomeni naturali e al loro significato simbolico, importante è il fenomeno eclissi. L’eclissi rappresenta l’Io oscurato dall’inconscio, o che blocca la fonte essenziale di luce; infatti quando si manifesta un’eclissi le comuni fonti di luce vengono temporaneamente meno. Durante la notte il sonno eclissa la coscienza, che scivola nel liquido regno dei sogni. Più dolorosamente affezioni, stati d’animo, traumi e pulsioni offuscano la luce della natura che è dentro di noi. La temporanea estinzione della luce è inevitabilmente seguita dalla sua rinascita nella matrice psichica.

Eclissi totale di sole

 

Note

  • (1) Wolfgang Ernst Pauli (Vienna, 25 aprile 1900 – Zurigo, 15 dicembre 1958) è stato un fisico austriaco. Fu fra i padri fondatori della meccanica quantistica. Suo è il principio di esclusione, per il quale vinse il Premio Nobel nel 1945, secondo il quale due elettroni in un atomo non possono avere tutti i numeri quantici uguali. Pauli nacque nel quartiere viennese di Döbling da Berta Camilla Schütz e Wolfgang Joseph Pauli; il padre, di origine ebraica, aveva cambiato cognome nel 1898 da Pascheles a Pauli poco prima di convertirsi al cattolicesimo e sposarsi. Il secondo nome di Pauli, Ernst, gli fu dato in onore del suo padrino di battesimo Ernst Mach.
  • (2) Friedrich Wilhelm Murnau, pseudonimo di Friedrich Wilhelm Plumpe (Bielefeld, 28 dicembre 1888 – Santa Barbara, 11 marzo 1931), è stato un regista e sceneggiatore tedesco, noto talvolta con l’ulteriore pseudonimo Murglie. Murnau fu tra i massimi esponenti dell’Espressionismo e del Kammerspiel (letteralmente «recitazione da camera» – il verbo spielen, come l’inglese to play, ha vari significati: “giocare”, “recitare”, “suonare” … –, si ispira alla musica da camera (Kammermusik), condividendone la vocazione per una rappresentazione per pochi, in ambienti raccolti, di piccole dimensioni, dove la distanza tra pubblico e attori sia piccola, in maniera da poter apprezzare le più piccole sfumature nei gesti e nelle espressioni. La recitazione da Kammerspiel privilegia quindi l’analisi intimistica e psicologica ed è curata come se fosse sotto una continua lente d’ingrandimento. Il Kammerspiel è l’opposto dell’espressionismo, che viceversa è basato su una recitazione caricata e sovrabbondante. Nonostante ciò sono esistiti alcuni punti in comune tra i due movimenti, come l’importanza degli elementi simbolici, l’interiorizzazione, ecc. Le luci sono smorzate (a differenza dei contrasti dell’espressionismo) e i personaggi sono composti in maniera verosimile, senza un trucco eccessivo., che si svilupparono in Germania negli anni venti. Solo pochi tra i suoi film sono stati conservati e sono oggi reperibili; gli altri sono andati purtroppo perduti. Le pellicole sopravvissute sono considerate da critici e studiosi di storia del cinema come capolavori assoluti. Nato in una famiglia benestante di origine svedese, da un padre commerciante di telerie e una madre insegnante, il futuro regista dimostrò fin da bambino un’attitudine per la recitazione: a sette anni organizzava piccole scenette familiari con la sorellastra, a dodici adattò a suo modo Shakespeare e Ibsen.
  • (3) Robert Wiene (Breslavia, 27 aprile 1873 – Parigi, 17 luglio 1938) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico tedesco. Robert Wiene nacque a Breslavia, figlio di Carl Wiene, un noto e popolare attore teatrale. Conrad, suo fratello minore, divenne anch’egli attore. Robert all’inizio frequentò i corsi di legge all’Università di Berlino. Dal 1908, entrò anche lui nel mondo dello spettacolo con piccole parti in teatro. La sua prima incursione nel mondo del cinema avvenne nel 1912 con un suo soggetto cinematografico, Die Waffen der Jugend. I film più memorabili di Wiene sono l’horror del 1919, Il gabinetto del dottor Caligari e un adattamento di Delitto e castigo, Raskolnikow (1923), entrambi profondamente influenzati dal cinema tedesco dell’epoca. Dopo che Hitler ebbe preso il potere in Germania, Robert Wiene lasciò Berlino, recandosi prima a Budapest, dove diresse Eine Nacht in Venedig (1934), poi a Londra, e infine a Parigi dove provò a produrre, assieme a Jean Cocteau, il remake sonoro de Il gabinetto del dottor Caligari. Wiene morì di cancro a Parigi dieci giorni prima di finire la produzione del film di spionaggio Ultimatum. Il film fu poi completato da Robert Siodmak.
  • (4) Quadrato nero o Quadrato nero di Malevič è un dipinto emblematico di Kazimir Malevič. La prima versione venne fatta nel 1915. Malevich ne fece quattro varianti delle quali l’ultima si pensa sia stata dipinta durante i tardi anni ’20 o primi ’30. Il Quadrato Nero venne mostrato per la prima volta alla Last Futurist Exhibition 0.10 nel 1915. L’opera viene frequentemente evocata da critici, storici, curatori e artisti come il “punto zero della pittura”, facendo riferimento al valore storico del dipinto e parafrasando Malevič. Molti storici dell’arte, curatori e critici fanno riferimento al Quadrato Nero come una delle opere fondamentali dell’arte moderna e dell’astrattismo nella generale tradizione occidentale della pittura.
  • (5) Constantin Brâncuși (Peștișani, 19 febbraio 1876 – Parigi, 16 marzo 1957) è stato uno scultore romeno. Molto giovane, entrerà nella Scuola di Arte e mestieri di Craiova e dopo all’Accademia di Bucarest, dove riceverà una formazione di stampo accademico che, contrariamente al suo fare artistico, creerà in lui un forte senso d’insoddisfazione che lo indurrà ad abbandonare l’accademia definitivamente.
  • (6) Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968) è stato un pittore, scultore e scacchista francese naturalizzato statunitense nel 1955. Considerato fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo, nella sua lunga attività si occupò di pittura (attraversando le correnti del fauvismo e del cubismo), fu animatore del dadaismo e del surrealismo, e diede poi inizio all’arte concettuale, ideando il ready-made e l’assemblaggio.
  • (7) Man Ray, nato Emmanuel Radnitzky (Filadelfia, 27 agosto 1890 – Parigi, 18 novembre 1976), è stato un pittore, fotografo e grafico statunitense esponente del Dadaismo. Pur essendo un pittore, un fabbricante di oggetti e un autore di film d’avanguardia (Le retour à la raison (1923), Anémic Cinéma con Marcel Duchamp (1925), Emak-bakia (1926), L’étoile de mer (1928), Le mystères du chateau de dé (1929) precursori del cinema surrealista) è conosciuto soprattutto come fotografo surrealista, avendo realizzato le sue prime fotografie importanti nel 1918.
  • (8) Marie-Louise von Franz (Monaco di Baviera, 4 gennaio 1915 – Zurigo, 17 febbraio 1998) è stata una psicoanalista svizzera. Allieva e collaboratrice di Carl Gustav Jung (per il quale cominciò a lavorare nel 1933 come traduttrice e ricercatrice, e con il quale più tardi collaborò più strettamente fino alla morte di lui nel 1961 e alla cura di L’uomo e i suoi simboli, 1964), è stata una delle più importanti esponenti della psicologia analitica del XX secolo. Esponente di spicco della corrente “classica” della psicologia analitica, ha prodotto opere fondamentali sulla comprensione psicologica della favola, dei sogni e del simbolismo alchemico. Ha scritto oltre venti volumi di argomento psicoanalitico, ed è stata una delle più note docenti ed analiste di supervisione del C. G. Jung Institut di Zurigo. Tenne una lunga corrispondenza con il celebre fisico Wolfgang Pauli, uno dei padri della meccanica quantistica, conosciuto nel 1947, e fu amica di Barbara Hannah, anch’essa psicologa analitica tra gli allievi di Jung. Mentre James Hillman indagò le strutture archetipiche del mito, la Von Franz esplorò l’espressione degli archetipi della fiaba, che secondo lei rivelano un significato ben preciso: il Sé, inteso come totalità psichica dell’individuo e come “centro regolatore” della vita psichica del soggetto.
  • Fonte

 

 

 

Libri Citati

  • Breve storia dell’ombra. Dalle origini della pittura alla pop art
  • Victor I. Stoichita
  • Traduttore: B. Sforza
  • Editore: Il Saggiatore
  • Collana: La piccola cultura
  • Anno edizione: 2015
  • In commercio dal: 3 febbraio 2015
  • Pagine: 256 p., Brossura
  • EAN: 9788842820338  Acquista € 13,60

 

 

  • Realtà dell’anima
  • Carl Gustav Jung
  • Traduttore: P. Santarcangeli
  • Editore: Bollati Boringhieri
  • Collana: I grandi pensatori
  • Anno edizione: 2015
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 3 aprile 2015
  • Pagine: 230 p., Brossura
  • EAN: 9788833926520.   Acquista € 11,05

 

 

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