Oltre le macerie: il progetto occulto dietro la distruzione di Gaza

IL “SISTEMA” GAZA
Il piano di pace di Trump come copertura per un disegno più ampio: espellere i palestinesi e ricostruire su Gaza un paradiso artificiale al servizio del capitale.
Il Simplicissimus
Il pezzo affronta il tema del “sistema Gaza” come emblema di un modello capitalistico che distrugge per ricostruire secondo logiche di profitto e dominio. Partendo dal cosiddetto piano di pace proposto da Trump, si smaschera la vera finalità di tale iniziativa: non un accordo tra popoli, ma l’ennesimo tentativo dell’Occidente di legittimare l’espulsione dei palestinesi dalla Striscia. Dietro l’appoggio incondizionato a Netanyahu, si cela un progetto di trasformazione di Gaza in un luogo di consumo globale, svuotato della sua storia e del suo popolo. La riflessione si estende al capitalismo stesso, visto non come una forza malvagia in sé, ma come un meccanismo automatico che opera finché trova margini per l’accumulazione. Un’analisi lucida e tagliente che mette in discussione il nostro stesso sistema di vita e le logiche che lo governano, spesso invisibili come l’aria per gli uccelli — finché non arriva la tempesta. (Nota Redazionale)
Visto che il piano di pace proposto da Trump è solo un ballon d’essai per cercare di uscire fuori dal dedalo in cui si è ficcato dando appoggio indiscriminato a Netanyahu e al suo genocidio, possiamo ritenere che il capo in testa dell’Occidente abbia ancora l’idea, in sé mostruosa, di cacciare i palestinesi dalla Striscia per farne un rutilante intrico di resort e alberghi. (1)Certo l’idea ci appare repellente, ma non ci accorgiamo che essa fa parte integrante del nostro sistema di vita e anche della logica di tutto ciò a cui assistiamo. Gli uccelli non sanno dell’aria che li sostiene e solo quando c’è tempesta prendono atto che qualcosa di estraneo li governa. Ora distruggere Gaza e un intero popolo per poi ricostruire un mondo di cartapesta è solo e soltanto ciò che ci si può aspettare dal capitalismo. Lo so che molti non ne conoscono o ne equivocano il senso; tuttavia, non c’è nulla di intenzionalmente malvagio in sé, ma il sistema funziona così: esiste fino a che c’è spazio per l’accumulazione del capitale, cioè fino a quando quest’ultimo genera un interesse. Se ciò non accade per molto tempo tutto crolla, come succede per certi squali che se non nuotano muoiono soffocati perché troppa poca acqua entra nelle branchie e dunque troppo poco ossigeno.
Nel momento in cui le prospettive di crescita svaniscono oltre l’orizzonte allora l’unica scelta è la distruzione di risorse e di vita in maniera da riavviare il motore dell’accumulazione: può essere una pandemia, che spezzi le catene di rifornimento e mandi all’aria una buona parte di economia, può essere un nuovo culto che imponga grandi investimenti e un riorientamento dei consumi, anche senza alcuna effettiva necessità, però nulla è efficace come la guerra e le distruzioni di massa. Lo abbiamo già visto nel secolo scorso con la Prima guerra mondiale che scoppiò quando l’espansione coloniale era giunta al suo limite e non consentiva più un’espansione del capitale e sappiamo che gli stessi meccanismi hanno dato origine alla Seconda dopo la caduta di Wall Street. Ora è accaduto che con la crisi del 2008 gli oligarchi nordamericani e in parte britannici, che da ben oltre un secolo sono padroni del gioco, si sono trovati di fronte a una realtà per loro terrificante: la possibile estinzione dell’accumulazione del capitale per un lungo periodo, insomma una fermata di molti decenni a un determinato stadio che li avrebbe soffocati, mentre la gran parte degli altri pesci di questo mare terraqueo, cioè noi, si sarebbe trovato benissimo, anzi decisamente meglio. Dapprima si è rimediato con la folle emissione di denaro a costo zero, per loro ovviamente, poi è cominciata la fase più propriamente distruttiva nella quale ci troviamo attualmente e che è entrata nello stadio della guerra guerreggiata su vari fronti.
Dunque, non mi stupisco affatto dei deliranti progetti su Gaza poiché essi non sono soltanto possibili, ma quasi necessari alla sopravvivenza del sistema, sia pure interpretata con gli strumenti di un palazzinaro. E qui fatemi aprire una parentesi che per la verità non è affatto tale, ma in un certo senso è il cuore del discorso: tutte le piaghe d’Egitto a cui siamo stati sottoposti nell’ultimo decennio hanno un risvolto tendente a creare una sorta di irregimentazione delle popolazioni attraverso la paura biologica, il fideismo in costrutti ideologici per la più parte privi di qualsiasi base razionale o il timore insensato di un nemico creato ad arte. Il che significa anche – questo è abbastanza ovvio – imposizione di strumenti per un controllo di massa e censura. Infatti ciò che raramente si comprende è che il capitalismo, specie quello nella sua forma finanziaria che generalmente viene chiamato neoliberismo, non ha parentele con la democrazia che è un sistema volto a mediare fra i diversi interessi tra ceti e classi. Esso invece si struttura come oligarchia, peraltro sempre più ristretta, come Marx aveva lucidamente previsto, sfruttando le falle dei sistemi rappresentativi, potendo far valere la forza del denaro. Quando la massa finanziaria gestita privatamente diventa operativamente superiore a quella dello Stato, ecco che le oligarchie comandano senza più alcun ostacolo. Per maggiore sicurezza vengono pure allestiti costrutti politici diretti a spezzare in maniera istituzionale la catena del consenso, rendendo di fatto il potere totalmente alieno alle masse. Uno di tali costrutti è l’Ue che è la costruzione oligarchica per eccellenza. Oh, certo si va a votare, ma lo si fa anche in qualsiasi autocrazia.
Probabilmente poiché gli uccelli non si accorgono dell’aria, ogni forma di contestazione dello status quo è destinato a fallire perché fa riferimento a un sistema la cui logica porta inevitabilmente ad orrori di ogni genere che erroneamente vengono considerati come degenerazioni, forse in riferimento al capitalismo keynesiano che è morto e sepolto. Solo l’aspirazione concretamente politica a cambiare il sistema di relazioni di potere che si è instaurato, dunque una contestazione radicale e una nuova visione delle cose, può sperare di avere successo.

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