In effetti il peggior nemico dell’occidente è la realtà stessa da cui i cittadini sono tenuti ben distanti

Crisi di Cuba

IL SOTTILE FILO DELLA MENZOGNA DALLA CRISI DI CUBA AI NOSTRI GIORNI


Sebbene la distorsione della verità e la vera propria menzogna abbiano ormai raggiunto livelli metafisici, esse sono sempre state una caratteristica, per così dire nascosta, del cosiddetto “mondo libero” e i cittadini occidentali hanno vissuto nell’illusione di una pluralità informativa che è esistita per qualche tempo, ma che è scomparsa negli anni ’90 del secolo scorso. Paradossalmente i cittadini del “secondo mondo” ovvero quello comunista erano in realtà meglio informati, anche se dovevano mettere in conto le rigide sbarre dell’ideologia. Per mostralo voglio prendere una vicenda che oggi – alla vigilia di una possibile guerra nucleare – viene spesso evocata, come quella più vicina a noi, ovvero la crisi dei missili a Cuba. Al tempo ero un bambino e dunque non avevo elementi di giudizio, ma ricordo molto bene l’insieme di suggestioni che venivano fornite e che son o ancora oggi il nucleo della narrazione. Dunque, accadeva che il cattivo Fidel Castro capo di una nazione sovrana, ma sfortunatamente vicina al corpaccione territoriale degli States, si apprestava ad ospitare missili di fabbricazione sovietica che l’ancor più cattivo Krusciov aveva inviato nell’isola caraibica. A quel punto il presidente Kennedy si oppose a questa sorta di minaccia che veniva da un’isola fino a pochi anni prima posseduta per intero dagli Usa e in particolare dalla sua malavita mafiosa: così prese il telefono rosso e fece sapere al leader dell’Unione sovietica che non avrebbe tollerato quei missili (che peraltro ancora non c’erano) e che se essi non fossero stati ritirati ci sarebbe stato il conflitto nucleare. Mosca cedette e fu una grande vittoria per l’America, qualcosa sul quale in seguito si fondò parte del mito kennediano.

Crisi dei missili di Cuba. Carta strategica con indicazione del raggio d’azione potenziale dei missili sovietici a Cuba

Inutile dire che le cose andarono in maniera radicalmente diversa. La vicenda nacque quando gli americani cominciarono a sistemare i loro missili nucleari a raggio intermedio in Turchia(1), praticamente a ridosso del confine sovietico. Per mesi Mosca cercò di trattare per evitare che questa minaccia nucleare si concretizzasse, ma di fronte al diniego statunitense e di Kennedy in persona, non ebbe altra scelta che rispondere pan per focaccia sistemando i propri missili a Cuba. Tutto si risolse non perché Krusciov si impaurì, ma quando gli Usa furono costretti a smantellare la loro minaccia nucleare in Turchia. Quindi in sostanza fu l’Unione Sovietica a spuntarla contro la provocazione americana e non il contrario, ma generazioni di occidentali si bevono la rituale storiella, sebbene la dinamica della vicenda non sia per nulla segreta e si trovi in buoni testi di storia. Allo stesso modo adesso ci si vuole far credere al “ricatto nucleare di Putin” o qualche stronzata del genere che non ha logicamente alcun senso visto che la Russia non ha bisogno di usare armi nucleari tattiche e tantomeno bombe sporche, intanto perché sta vincendo come anche un idiota potrebbe constatare poi perché può disporre di ordigni convenzionali più potenti delle nucleari tattiche come le bombe termobariche. Ma siccome questo la gente non lo sa, non sa cosa sia una bomba sporca, cosa sia una testata nucleare tattica e pensa persino che l’Ucraina stia vincendo, è di fatto disarmata di fronte al luridume informativo che si trova davanti.

In realtà tutto questa insensata narrazione non ha nulla a che fare con Putin o con ordigni nucleari di vario tipo. Fa parte invece di un disperato tentativo di compensare il fallimento narrativo che alla fine non potrà che essere chiaro anche a coloro che vivono sotto una spessa coltre di bugie. Il problema per l’Occidente collettivo è semplicemente questo: l’80% della popolazione mondiale ha rifiutato di unirsi a esso nel condannare, sanzionare o altrimenti punire la Russia, compresi con alcuni paesi molto grandi come Cina e India anzi demograficamente molto più grandi dell’area Nato. La maggior parte del mondo, compresa l’Asia, il Medio Oriente, l’Africa e l’America Latina, sta osservando attentamente la Russia che distrugge sistematicamente quello che era un enorme esercito equipaggiato e comandato dalla Nato comprendendo perfettamente che ciò che si sta svolgendo sotto i nostri occhi è la Waterloo di Washington. Alcuni paesi (l’Arabia Saudita, per esempio) sono così sicuri del risultato che già si rifiutano di obbedire ai dettami Usa. Questo è un problema, perché tutto ciò che gli Usa sanno fare è imporre la loro volontà: trattare gli altri alla pari o cercare opportunità per negoziare un vantaggio per tutti semplicemente non fa parte della loro natura storica e una volta screditati tutto ciò che sanno fare è abbaiare e sbavare. Come del resto certi pseudo giornalisti. Così, i narratori di Washington e quelli di Bruxelles hanno deciso di giocare la carta del nucleare e accusare la Russia di ricatto atomico. Quel che la Russia ha fatto è stato solo decimare non solo l’esercito ucraino, ma le armi inviate dalla Nato, quindi inglobare accettare quattro ex regioni ucraine nella Federazione Russa sulla base di referendum locali seguiti da vicino da un buon numero di osservatori internazionali, e quindi annunciare che difenderà queste regioni contro l’attacco straniero con tutti i mezzi necessari. Che sono ovviamente anche quelli nucleari, ma solo come risposta ad attacchi atomici da parte occidentale.

In effetti il peggior nemico dell’occidente è la realtà stessa da cui i cittadini sono tenuti ben distanti anche se per la verità non si danno molto da fare per sortire dal sonno dogmatico, dall’ipnosi nel quale giacciono.

Redazione

 

 

Note:

(1) Basi missilistiche statunitensi in Italia e Turchia

Oltre ai siti missilistici Jupiter in Italia, gli USA avevano di recente incominciato a schierare missili in Turchia, che minacciavano direttamente le regioni occidentali dell’Unione Sovietica. La tecnologia sovietica era ben sviluppata nel campo dei missili balistici a medio raggio (MRBM), in confronto a quelli intercontinentali ICBM. I sovietici ritenevano che non sarebbero riusciti a raggiungere la parità negli ICBM prima del 1970, ma videro che un certo tipo di uguaglianza poteva essere raggiunta rapidamente, posizionando dei missili a Cuba. Gli MRBM sovietici a Cuba, con un raggio d’azione di circa 1.600 chilometri, potevano minacciare Washington e circa metà delle basi SAC statunitensi, con un tempo di volo inferiore ai venti minuti. In aggiunta, il sistema di difesa radar statunitense era orientato verso l’URSS, e avrebbe fornito scarso preavviso in caso di un lancio da Cuba.

Basi militari sovietiche a Cuba

Nikita Chruščëv aveva concepito il piano nel maggio 1962, e per la fine di luglio, oltre sessanta navi sovietiche erano in rotta verso Cuba, con alcune di esse che trasportavano materiale militare. John A. McCone, il direttore della CIA, avvertì Kennedy che alcune delle navi stavano probabilmente trasportando missili, ma a una riunione tra John e Robert Kennedy, Dean Rusk e Robert McNamara, prevalse l’idea che i sovietici non avrebbero tentato un’impresa simile

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