Trump torna sulla scena globale, con un piano di pace che sa di ultimatum.

Il tentativo di Trump

Trump tenta una mediazione dura tra Washington, Mosca e Kiev

di Andrea Marcigliano

Donald Trump non ha mai smesso di giocare la sua partita geopolitica. Ora ci riprova, cercando un accordo con Mosca sull’Ucraina. Ma lo fa a modo suo: niente diplomazie paludate, solo pressioni, promesse e minacce. Per Trump, la pace con la Russia è cruciale, soprattutto per evitare un’alleanza troppo stretta tra Mosca e Pechino, potenzialmente letale per gli interessi americani. Il piano c’è, è chiaro, e arriva con un messaggio secco: questa è l’ultima occasione per Kiev. (Nota Redazionale)


Trump ci prova. A modo suo, naturalmente, facendo a tratti la voce grossa, minacciando e ammiccando, promettendo e rimangiandosi le promesse fatte…

Comunque, ci sta provando. Seriamente.

Perché trovare un punto di accordo con Mosca sull’Ucraina è una, indiscutibile, priorità. Soprattutto vista la tensione crescente in oriente. Che rende fondamentale cercare la pace con la Russia. Anche, forse soprattutto, per allontanarla dall’abbraccio di Pechino.

Abbraccio pericoloso, forse mortale per gli interessi degli States.

La «villa di Zelensky» a Forte dei Marmi e il mistero delle voci russe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E così Trump ci sta provando. Detta un piano di pace in una ventina di punti. Secchi e duri. E a trattare con gli ucraini non manda diplomatici, ma militari. Che spiegano loro quale è la realtà. Senza infingimenti né mezzi termini.

E soprattutto che dicono chiaramente che questa è la loro ultima possibilità. Prendere o lasciare. Altrimenti Washington si ritirerà abbandonandoli al loro destino.

Un destino prevedibilmente tragico, nonostante le convulsioni di Rutte, Starmer, Merz e Macron. Che contano, parliamoci chiaro, come il due di coppe quando la briscola sta a bastoni.

E Zelensky e soci sembrano dover ingoiare. I sogni, drogati, che hanno albergato in questi mesi, svaniscono come nebbia. La guerra è perduta. Anzi, è un vero e proprio disastro.

Dunque Donbas, oltre che la Crimea, alla Russia. Senza discussioni.

Disarmo sostanziale di Kiev. Che mai entrerà a far parte della NATO, mentre resta uno spiraglio per l’Unione Europea.

E, tra le righe, cambio di governo in Ucraina. Possibile, probabile, certame elettorale. Con, quasi sicura, vittoria di una compagine più ben accetta dal Cremlino.

Insomma, bye bye Zelensky. Esci di scena e vai a goderti quanto hai rubato. All’estero.

Altrimenti…beh, l’altra opzione è ovvia.

Basterà?

Zelensky, o meglio ciò che resta del governo ucraino, falcidiato dagli scandali, sembra disposto a cedere. Ed accettare il diktat americano.

Le assicurazioni degli europei non bastano più. Si sono dimostrate per quello che sono. Sabbia negli occhi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Senza l’appoggio di Washington, l’attuale Ucraina è finita. I russi arriveranno a Kiev, e smantelleranno ciò che ancora resta di un sistema industriale e militare ormai in completa disfatta.

Resta però la domanda: basterà?

Perché Putin, la Russia, ha ormai preso atto di un fatto. O meglio di due.

Trump vuole chiudere la guerra in Ucraina. Persa ormai. Ed ha fretta.

Ma Trump non è eterno. E le cose potrebbero cambiare con un suo successore. Putin lo sa bene, perché già sperimentato in passato. Sulla sua stessa pelle.

Ucraina disarmata, certo. E fuori dalla NATO. Ma fino a quando? Trump durerà, se non vi saranno “incidenti”, ancora tre anni. Poi…Vance? O un altro. E i russi hanno già sperimentato cosa contino accordi e trattati per Washington.

E allora perché Putin non dovrebbe approfittare di questa situazione sospesa? Trattare, certo, con Trump. Ma senza arrivare ad una conclusione definitiva. E, contemporaneamente, affondando in Ucraina. Con forza.

Per eliminare definitivamente il problema.

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

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