Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse.

George Orwell

 

Il libro
1984. È un romanzo di fantascienza di genere distopico (1). Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l’eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società. Il mondo che vi è descritto potrebbe essere un’auspicabile utopia ovvero un drammatico limbo esistenziale. Il mondo, dunque, è diviso in tre immensi superstati in perenne guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c’è legge scritta. Niente, apparentemente, è proibito. Tranne pensare. Tranne amare. Tranne divertirsi. Tranne vivere, insomma, se non secondo gli usi e costumi imposti dall’infallibile e onnisciente Grande Fratello, che nessuno ha mai visto di persona. Dal loro rifugio, in uno scenario desolante da Medioevo postnucleare, solo Winston Smith e Julia lottano disperatamente per conservare un granello di umanità…

L’autore
Eric Arthur Blair, vero nome di George Orwell, nasce il 25 giugno 1903 a Motihari, nel Bengala, dove il padre, d’origine angloindiana, è funzionario statale presso l’Opium Department. La sua famiglia appartiene alla borghesia “alto-bassa”, come la definirà lo stesso scrittore con sarcastica contraddizione. Al ruolo dominante e privilegiato degli amministratori britannici nelle colonie non corrisponde, infatti, un analogo status in Inghilterra. In India, i Blair si destreggiano a conciliare effettiva scarsità di mezzi e salvaguardia delle apparenze quando, nel 1904, Eric, la madre e le due sorelle tornano in patria e si stabiliscono a Henley-on-Thames, nella contea dell’Oxfordshire. Iscritto nell’esclusivo college St Cyprian di Eastbourne, il giovane Blair ne esce con una borsa di studio e un opprimente complesso d’inferiorità, come racconta nel saggio autobiografico del 1947 E tali, tali erano le gioie; né saprà integrarsi nel clima altrettanto snob, seppur meno gretto, di Eton, dove viene ammesso nel 1917.
Il senso di sradicamento è probabilmente alla base della sua decisione di seguire le orme paterne, arruolandosi nel 1922 presso l’Indian Imperial Police di Birmania. L’esperienza si rivela traumatica. Diviso fra il crescente disgusto per l’arroganza imperialista e la funzione repressiva che il suo ruolo gli impone. Così Eric nel 1928 si dimette. Fra il ’32 e il ’36 alterna le fatiche di scrittore con quelle di insegnante e di commesso di libreria. Nei primi mesi del 1936, svolge un indagine nelle zone più colpite dalla depressione economica che lo vedrà tra i minatori dell’Inghilterra settentrionale. Le loro misere condizioni saranno descritte in La strada di Wigam Pier (pubblicato nel 1937). Nel giugno del 1936 sposa Eileen O’Shaughnessy, impiegata al ministero dell’Informazione, e in dicembre parte come volontario per la Guerra di Spagna, raccontata nel diario-reportage Omaggio alla Catalogna. (Scappa da un’esperienza traumatica come volontario nella Polizia in Birmania, per poi arruolarsi sempre come volontario nella Guerra civile Spagnola. C’è molta contradizione in quest’uomo. Nda). Durante il secondo conflitto mondiale si dedicò al giornalismo e fu corrispondente di guerra. Raggiunta la fama nel 1945 con La fattoria degli animali. Pubblica nel 1949 il suo capolavoro, l’avveniristico 1984 ispirato al Mondo nuovo di Huxley.
Minato dalla tisi, si stabilisce – la moglie è morta nel 1945 – con il figlio Richard, adottato nel 1944, a Jura, una fredda e disagiata isola delle Ebridi. Il clima non è indicato alle sue oramai disperate condizioni di salute costringendolo a continui ricoveri in sanatorio. Nel 1949, dopo il secondo matrimonio con Sonia Browell, redattrice della rivista “Horizon”, si dedica, letteralmente incalzato dalla morte, alla revisione di 1984.

Si spegne a Londra il 21 gennaio 1950.
Aveva solo 47 anni.

(1) Si intende la descrizione di una immaginaria società o comunità altamente indesiderabile o spaventosa. Il termine è stato coniato come contrario di utopia ed è soprattutto utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata nel futuro) nella quale alcune tendenze sociali, politiche e tecnologiche avvertite nel presente sono portate a estremi negativi.

 

    Come inizia.

Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.
L’ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all’interno.
Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli. Winston si diresse verso le scale. Tentare con l’ascensore, infatti, era inutile. Perfino nei giorni migliori funzionava raramente e al momento, in ossequio alla campagna economica in preparazione della Settimana dell’Odio, durante le ore diurne l’erogazione della corrente elettrica veniva interrotta.

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