Come la Luna si allontana dalla Terra, così le società cercano nuovi equilibri: adulti che restano giovani, per non far crollare l’ordine.

INFANTILI DI RITORNO

Il Simplicissimus

La Luna si allontana lentamente dalla Terra, ogni anno di qualche centimetro. Un movimento impercettibile ma inesorabile, che rivela una legge più ampia: in ogni sistema, fisico o sociale, a una forza corrisponde una reazione. A partire da questa immagine cosmica, l’autore riflette su come le società umane cerchino di mantenere l’equilibrio in un mondo che cambia. Oggi, con sempre meno giovani e sempre più anziani, l’Occidente sembra compensare questa inversione demografica attraverso un fenomeno paradossale: l’infantilizzazione culturale degli adulti. Un saggio breve, denso di intuizioni, che intreccia scienza, storia e cultura per raccontare come il nostro tempo si aggrappi all’adolescenza per non affrontare il vero cambiamento. …Un saggio breve che intreccia scienza, storia e cultura per raccontare come il nostro tempo si aggrappi all’adolescenza per non affrontare il vero cambiamento. Forse non siamo diventati più giovani: siamo solo diventati migliori laudatores temporis acti. (f.d.b.)


La Luna, impercettibilmente, si allontana dalla Terra di qualche centimetro ogni anno: un gesto silenzioso che tradisce l’azione invisibile delle maree che lei provoca. È un movimento silenzioso, invisibile a occhio nudo, ma inesorabile: un lento addio che racconta una verità profonda. In natura, nulla agisce senza che qualcosa reagisca. Ogni legame è reciproco, ogni equilibrio è negoziato.

Da ragazzo del liceo, questa scoperta mi affascinò. Non tanto per la stranezza del fenomeno astronomico, ma per ciò che sembrava svelare: che anche nel mondo fisico tutto è relazione, compensazione, risposta. Ne dedussi che il mondo fisico è fatto di relazioni biunivoche che tendono all’equilibrio e che per esempio l’energia gravitazionale della luna che provoca il rialzo o l’abbassamento dell’acqua non può non avere ripercussioni sulla luna stessa perché quell’energia deve pur finire da qualche parte. La stessa cosa avviene nel più complicato e progressivo mondo umano nel quale al mutare delle condizioni, prima che si affermi un paradigma diverso e un assetto del tutto nuovo, c’è quasi un tentativo di compensazione per mantenere gli equilibri precedenti anche in un territorio mutevole e sconosciuto.

Così i gruppi e le popolazioni umane, si sono arcaicamente strutturate in una forma base con grande prevalenza di persone giovani e pochi anziani, anche se già in epoca storica le città che vivevano di commercio e di produzione presentavano un assetto parzialmente diverso supportato e riequilibrato grazie all’urbanizzazione e allo schiavismo nel senso ovviamente del mondo antico. Ma con la rivoluzione industriale questi schemi si sono via via ribaltati e oggi viviamo, almeno nel mondo occidentale, dentro popolazioni con sempre meno giovani e sempre più anziani: ogni equilibrio di relazione e potere dovrebbe saltare e mettere in crisi il sistema fondamentale di organizzazione su cui tutto questo si regge, ossia il capitalismo, se non fosse per una forma estrema di compensazione quanto meno paradossale, ossia il prolungamento dell’adolescenza. Se la parte giovane è scarsa allora gran parte della popolazione adulta rimane ancorata molto a lungo a fenomeni di immaturità e infantilismo che “simulano” per così dire un equilibrio arcaico che tuttavia supporta molte strutture di base della società che non possono mutare senza contemporaneamente mutare l’organizzazione del potere.

Naturalmente, facendo la tara di quanto di scherzoso e soprattutto di non detto ci può essere in questa osservazione, non si tratta di qualcosa di lucidamente voluto, anche se talvolta stimolato, ma di un adattamento inconsapevole a nuove condizioni, stimoli, realtà, che hanno la stessa logica ferrea, ma inconscia di talune reazioni demografiche che possiamo studiare. Si tratta dei cosiddetti bamboccioni che loro malgrado sono costretti a prolungare la propria stessa adolescenza nella casa dei genitori, si tratta  della caduta della pluralità di interessi veri e della moltiplicazione invece di curiosità e gioco stimolati dal mercato, del diffuso senso di irresponsabilità conseguente dalla sempre maggiore deprivazione di realtà per così dire analogica in favore di quella digitale, dell’isolamento funzionale attaccato alla coperta di Linus del cellulare, della assoluta centralità e volatilità assunta dagli stati emotivi e dal loro sfruttamento politico e commerciale, anche per la mancanza assoluta di speranze sociali il cui stesso significato è ormai oggetto di mistero e non solo per i giovanissimi, ma anche per la stragrande maggioranza della popolazione adulta nata dagli anni ’80 in poi. Per non parlare del futuro che attende dietro l’angolo, al punto che in una recente ricerca americana una consistente percentuale di adolescenti, attorno al 25 % ha dichiarato in sostanza di aver avuto rapporti reali con l’altro sesso al solo scopo di incrementare la propria visibilità sui social e nel gruppo digitale di riferimento.

Qui non è questione di non capire il nuovo e di essere laudatores temporis acti cui non mi sento affatto portato, essendo io stesso troppo acerbo per la mia età, qui è che mentre la media anagrafica della popolazione italiana (ma più o meno è così in tutta l’Europa, salvo che nei Paesi da sempre più marginali del continente) è ormai di quasi 45 anni, si potrebbe dire che quella reale complessiva non raggiunge i 25 anni. Purtroppo questa è una situazione che favorisce ogni disegno di precarizzazione e di risoluzione drammatica dei conflitti attraverso misure di totale inciviltà: il potere reale ha in odio le forme sostanziali della democrazia che turbano i processi decisionali elitari, mentre per il riequilibro di popolazione propone di fatto (l’Fmi ha pochi peli sulla lingua in questo senso) strumenti destinati a ridurre l’età media come, ad esempio, l’abolizione delle pensioni e della sanità pubblica. Si vuole impedire che dalle trasformazioni dei rapporti di produzione e di vita nasca un nuovo assetto generale. Meglio, perciò, che si rimanga bambini a lungo per essere meglio educati a questa “buona scuola”.

Redazione

 

 

 

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