Come il parlamento serve a creare un’apparenza di democrazia, così i tribunali servono a creare un’apparenza di legalità

 

 

Come il parlamento serve a creare un’apparenza di democrazia, così i tribunali servono a creare un’apparenza di legalità.

Nella scia del caso Palamara e di altri analoghi, oggi da più parti, anche da parte di magistrati non intruppati, si lamenta che il potere giudiziario da decenni è finito nelle mani o nei tentacoli di una organizzazione illegittima di magistrati-capi, un’organizzazione che:

  • lo usa per interessi privati e politici, per sostenere la sinistra (particolarmente il PCI-PD) colpendo (talora) arbitrariamente la destra,
  • si è presa il ruolo spettante della politica, svuotando così la democrazia elettorale,
  • tollera nella magistratura il turpe business sulla pelle dei minori,
  • copre le colpe dei suoi adepti togati,
  • gestisce il concorso di magistratura in modo truccato o truccabile, facendone un sistema di cooptazione massonica.

Questo è ciò che ha denunciato Il Riformista, e il Csm ha aperto un’inchiesta, che, come tutte, come quella del caso Palamara, ovviamente sarà trasparente e indipendente. Invero, la legge istitutiva del concorso niente specifica su come rendere irriconoscibili i compiti scritti, e lascia così agli esaminatori ampia facoltà di scegliere chi promuovere e chi non promuovere in base a criteri diversi dal merito.

Che il concorso di magistratura era truccato, l’avevo denunciato 18 anni prima de Il Riformista, nella prima edizione de Le Chiavi del potere (L.C.)(e allora nessuno si mosse), scrivendo: “Ma se su una cosa si può scommettere in un paese dove gare e concorsi pubblici sono sistematicamente truccati, è che il concorso che più zelantemente si cercherà di pilotare, sia quello di magistratura [che è gestito dal Consiglio Superiore della Magistratura; e, visto quel che è stato divulgato sul Csm, ci sarebbe da mettere in questione tutte le nomine dei magistrati in carica!].

E truccare quel concorso è facilissimo: tutte le buste sono numerate, basta cercare quelle il cui numero corrisponde al candidato che deve passare… io uno volta lo provai – una volta sola, perché (oltre a prendermi un colpo di calore a causa della mancante climatizzazione nell’aria stagnante e tropicale del Centro dei Congressi dell’Eur e a non essere assistito dall’apatico medico del concorso, privo dei necessari farmaci) vidi certi signori, forse commissari, davanti a tutti, dettare il compito a certi candidati.

Da più parti, si fa altresì notare che siamo di fronte a una struttura illecita di controllo e potere dall’alto sui magistrati, sulle indagini e sulle decisioni giudiziarie, sicché a poco vale che la maggior parte dei magistrati siano persone per bene o perlomeno non siano complici volontari, per tornaconto o semplicemente per paura. A poco vale: l’effetto di insieme sarà una devianza di insieme. E il conseguente dato di realtà è che il potere giudiziario italiano, assieme alle sue decisioni, è complessivamente inattendibile e delegittimato, e che solo un babbeo o un bugiardo può dichiarare, oggi, di aver fiducia in esso e di demandare ad esso l’accertamento della Verità. Difendersi dal processo anziché nel processo, per contro, è pienamente giustificato – soprattutto se sono in causa interessi importanti e/o politici. Ma chi lavora nei tribunali non ignora i quotidiani rapporti di amicizia e affari tra certi giudici, certi avvocati, certi imprenditori – soprattutto in ambiti come quello fallimentare, dove si vendono beni a frazioni del loro valore di mercato. E tutto ciò è inevitabile, è la genuina espressione della mentalità del potere in questo Paese, identica in giustizia, politica, amministrazione.

Grottesco appare, infine, approvare, in base a una supposta superiorità morale dei magistrati sui politici, il fatto che il potere giudiziario si è appropriato del ruolo politico: in Italia, potere politico e potere giudiziario sono gestiti nel medesimo modo, ossia da comitati di affari, che portano di fatto avanti interessi e programmi propri e del capitalismo finanziario globalizzato, il quale (anche questo scrivevo nel 1992) preferisce affidarsi, per il controllo dell’Italia, al potere giudiziario perché esso in mano a persone che non dipendono dal consenso popolare, dalle elezioni, bensì sono funzionari tecnici nominati per concorso e che restano in carica a vita, salvo interventi dall’alto, proprio come i mandarini cinesi; mentre i politici italiani sono mutevoli, instabili, inaffidabili e mediamente molto ignoranti.

Avete mai guidato un veicolo cingolato? Al posto del volante, ha due leve, che comandano ciascuna un cingolo: avanti, fermo, indietro. Quando vuoi sterzare, fai avanzare un cingolo e blocchi l’altro. Similmente dirige il corso politico colui che controlla il potere giudiziario, perché può colpire, anche arbitrariamente, senza subire conseguenze, gli uomini politici della parte che disturba i suoi piani, e al contempo coprire i lucrosi traffici illeciti della parte che gli è funzionale, che porta avanti la sua agenda. Dato che la politica si fa con le clientele, ossia prendendo e distribuendo ‘utilità’ prese dalle risorse pubbliche, perlopiù in modo illecito, per direzionarla basta evitare o insabbiare le indagini sull’affarismo delle formazioni politiche che sono utili, e indagare quelle che disturbano, passando informazioni alla stampa. Figuriamoci se la ‘giustizia’ vorrà risanare la politica, o la politica normalizzare la ‘giustizia’!

L’atto di instaurazione del mandarinato giudiziario può essere individuato, psicologicamente, con la campagna di distruzione giudiziaria di Enzo Tortora, l’innocente che fu perseguitato pervicacemente con prove inventate, e poi nessuno pagò, anzi ci furono promozioni. Fu un chiaro messaggio terroristico agli Italiani in generale e specialmente ai politici: “badate bene a ciò che fate, vi possiamo distruggere anche se siete innocenti e anche se non ci sono prove”. 

L’arresto di Enzo Tortora Venerdì 17 giugno 1983

QUANDO IL PROCESSO A ENZO TORTORA DIMOSTRÒ L’INEFFICIENZA DELLA GIUSTIZIA ITALIANA

L’operazione più importante del mandarinato giudiziario fu invece Mani Pulite, che servì, oltre ad eliminare le forze politiche popolari diverse dal PCI-PDS da poco alleatosi col grande capitale mondialista, nonché a coprire la campagna di privatizzazioni e svendite decisa il 2 Giugno 1992 nel famoso Britannia Party,(T.P.I.) e pure a coprire l’insider trading intorno alla svalutazione della Lira nel Settembre 1992. Tale operazione fu completata dall’insabbiamento di indagini e denunce su molti ‘aspetti’ delle grandi privatizzazioni, le quali hanno portato alla privatizzazione-esterizzazione persino della Banca d’Italia. Da quei gloriosi ed eroici tempi ad oggi, la reputazione popolare della ‘giustizia’ è crollata, ma il potere politico del mandarinato non ne ha risentito.

Pool di Mani Pulite

‘Mani pulite’ non è servita a niente, anzi dilagano ignoranza e corruzione

L’operazione oggi in corso, è quella di insabbiare i recenti scandali giudiziari e in particolare consiste nel gestire la vicenda Palamara in modo appropriato

Quanta cenere sotto al tappeto!”

Il giudice Palamara

Il Csm ha deciso così: niente processo Palamara, sarebbe stato troppo pericoloso. Basta la sentenza. Che sarà letta fra tre settimane ma è stata già scritta. È di condanna perché è la cosa più semplice per tutti. È la via cubana, o venezuelana alla giustizia. È rapida e indolore. Un processo vero e proprio a Palamara, e al sistema Palamara, avrebbe comportato delle conseguenze dolorosissime. Processo farsa per Palamara “Deve lasciare la magistratura”

Sarebbe stato necessario prendere atto che tutta la struttura della magistratura italiana è illegale, costruita solo dallo strapotere del partito dei Pm che è in grado di nominare, spostare, rimuovere, decidere i nomi dei Procuratori, dei vice, dei presidenti dei tribunali, dei giudici, e capace anche di influenzare pesantemente le sentenze per favorire o danneggiare questo o quel Pm. Si poteva accettare una cosa così? Il Csm ha detto di no. Meglio nascondere tutto sotto un enorme tappeto, rifiutare a Palamara il diritto alla difesa, negargli l’ascolto di un centinaio di testimoni che lui aveva chiesto, e ridurre il processo ad una formalità, limitandosi all’esame della famosa riunione all’Hotel Champagne alla quale Palamara partecipò insieme a un paio di parlamentari e che fu del tutto illegalmente intercettata.

“Quanto vale una magistratura che si governa in questo modo, arrogante e illegale? È inutile ogni volta dire: “sì, ma ci sono tanti magistrati per bene”. Ovvio che ci sono. Quello che non è perbene è la magistratura stessa. Palamara ha dimostrato largamente che è una struttura illegale. Con in più l’orrore di essere una struttura illegale ma non criticabile, non processabile e non riformabile. Un po’ com’era il Pcus di Breznev. Al di sopra di tutto e che si fa beffe delle regole, della democrazia, del diritto”.  (Piero Sansonetti)

Il Riformista evidenzia «un ricco florilegio di strafalcioni, “orrori” giuridici e segni di riconoscimento come, ad esempio, lo “schemino” redatto dal candidato numero 2814 e che, peraltro, aveva conseguito un ottimo risultato. Il primo ad attivarsi sul dossier, indirizzato anche al ministro della Giustizia, era stato all’inizio di questa settimana l’avvocato civilista Stefano Cavanna. Il laico in quota Lega a piazza Indipendenza aveva subito depositato una richiesta di “apertura pratica” al Comitato di presidenza del Csm».

Concorso magistratura truccato: il Csm apre un’inchiesta, ma solo dopo lo scoop del Riformista…Pag. 195 della terza edizione

Marco Della Luna

Fonte Arianna Editrice del 7 ottobre 2020

 

 

Libri Citati

 

  • Le chiavi del potere.
  • L’arte di legittimarsi con l’illegalità e di restare per sempre ricchi, innocenti e democratici
  • Marco Della Luna
  • Editore: Aurora Boreale
  • Anno edizione: 2019
  • In commercio dal: 7 agosto 2019
  • Pagine: 330 p., Brossura
  • EAN: 9788898635603.   Acquista € 22,80

 

 

Descrizione

Come Teseo penetrò nel Labirinto di Minosse per uccidere il Minotauro e liberare Atene, così Le Chiavi del Potere vuole penetrare nei bui sotterranei del Palazzo per mettere a nudo i meccanismi psicologici, economici e giuridici con cui la buro-partitocrazia italiana riesce a perpetuare il suo dominio e i suoi privilegi nonostante la sua devastante inefficienza. È un percorso tra le macerie della legalità, della trasparenza, della democrazia e attraverso i meccanismi dell’illusione, della manipolazione e della mistificazione, soprattutto mediatiche e giudiziarie, con cui il potere costituito nasconde il fatto che, per mantenersi, ha necessità di violare sistematicamente le sue stesse leggi. Le Chiavi del Potere è un libro elitario, iniziatico, e non mira alla popolarità. Le conoscenze che contiene, le spiegazioni che fornisce, sono necessariamente per pochi, non tanto perché possono risultare difficili da capire e ancora più da sopportare, ma soprattutto perché dove passano non lasciano pecore. Chi comprende il messaggio di questo libro non saprà più credere né obbedire.

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