Miracoli bellici e disastri annunciati

LA CATENA DI SANT’ANTONIO DELLA GUERRA

Droni che sfidano la fisica, alleanze che si trascinano a catena e un’Europa pronta al sacrificio: la guerra si trasforma in un rituale assurdo dove il vero obiettivo sembra essere il cittadino.

Il Simplicissimus

In questo pezzo d’opinione, carico di sarcasmo e visione critica, l’autore smaschera la logica grottesca e suicida della guerra europea contro la Russia, descrivendola come una “catena di Sant’Antonio” in cui nessuno vuole combattere ma tutti sono pronti a spingere qualcun altro nel baratro. Dalle armi americane alle truppe dell’Est, passando per la fede cieca nei “miracoli” geopolitici, il racconto si fa accusa feroce a un’Europa succube del potere finanziario e in rotta con il buon senso. (Nota Redazionale)


I miracoli accadono, cari i miei increduli. Pensate che i droni russi sono arrivati persino in Danimarca, ovvero percorrendo una distanza tre volte superiore alla loro autonomia. e non solo, ma Mosca si diverte a colpire duramente campagne desolate, invece di obiettivi veri e propri. La liquefazione del sangue di San Gennaro è nulla in confronto a questi prodigi, buoni per chi ha ormai il cervello in pappa, e dicono una cosa sola: che l’Europa vuole la guerra. Quem perdere vult Deus, dementat prius. Naturalmente non è così semplice perché l’unico risultato di un conflitto diretto con la Russia sarebbe l’annientamento totale del continente, prospettiva che ormai sembra quasi migliore di quella di essere carne da cannone per il globalismo finanziario. Il fatto è che senza cittadini anche questa forma di totalitarismo del denaro farebbe naufragio, da una parte e dall’altra dell’Atlantico. E così si stanno inventando una sorta di catena di Sant’Antonio della guerra:

  • gli Stati Uniti non vogliono farla perché sono palesemente indietro sia come numero di testate e soprattutto come capacità dei vettori. Dunque, venderanno agli europei le loro armi che tra l’altro scarseggiano e si sono rivelate spesso mediocri, per mettere il nostro continente in prima linea e stare a guardare.
  • gli europei – forse sarebbe meglio dire la Ue che rappresenta appieno la volontà dei grandi ricchi – le acquisterà con i soldi dei cittadini che non hanno ovviamente alcuna voce in capitolo e le cederà all’Ucraina
  • quando questa sarà completamente dissanguata, cosa che accadrà fra non molto, passerà la mano ai Paesi dell’Est perché s’incarichino di mandare i loro morituri a combattere contro la Russia.

L’unica cosa che si evince è che gli europei vogliono fare a tutti i costi la guerra, ma non combatterla direttamente. Però questa è anche l’unica cosa che sarà praticamente impossibile da fare. Putin si è offerto di rinviare di un anno la scadenza del trattato Start sulla limitazione delle armi nucleari, dimostrando così di essere l’unico governante che ha ancora prospettive di pace e una testa sulle spalle. Ma ha anche avvertito che la pazienza sta per terminare e se l’Europa vuole davvero criminalizzare la Russia inventandosi droni e violazioni dello spazio aereo, avrà pane per i suoi denti, anzi per la sua dentiera tenuta assieme col Kukident. A proposito, mentre l’Estonia e i suoi amichetti e padroni della Nato pretendono che l’Onu, con tutto quello che succede nel mondo, prenda posizione sullo sconfinamento nello spazio aereo estone, durato pochi minuti, di un caccia russo e di cui peraltro non si fornisce alcuna prova, i cuori di tenebra d’Europa non fanno cenno allo stabilimento balneare della Crimea colpito da un missile ucraino e che ha fatto una quindicina di morti.  Naturalmente civili.

Tutta questa grossolana e grottesca furbizia è alimentata dall’intima e paradossale convinzione che la Russia sia in pieno disastro economico, ribaltando completamente i dati di fatto che pure sono accertati dalle stesse strutture econometriche occidentali. E questo perché, in ultima analisi, una società non neoliberista non può competere e svilupparsi secondo i microcefali occidentali. Poveri idioti. Intanto la Russia avrà una crescita vera e non inventata come accade da noi, dell’1,8 per cento quest’anno, ha ridotto della metà l’inflazione, ha un rapporto debito/Pil di appena il 19%, ha una disoccupazione ridotta al minimo, in due anni i salari reali (cioè tenendo conto dell’inflazione) sono aumentati dell’11%. Sono semmai gli Usa, con la loro stagflazione, per non parlare della disgraziata Europa, a dare segni sempre più evidenti di declino se non di collasso. Ma forse è proprio per questo che si orientano verso la guerra continua, la guerra di lunga durata: è il solo modo di mantenere vive le illusioni.

Redazione

 

 

 

 

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