Vedova, madre e scrittrice, Christine de Pizan fu la prima donna d’Europa a vivere di scrittura e a immaginare una città tutta al femminile.

LA CITTÀ DI CHI NON HA VOCE

Christine de Pizan e l’invenzione di un rifugio per le donne nella letteratura del Trecento

Redazione Inchiostronero

Nell’Europa del XIV secolo, tra guerre devastanti, epidemie mortali e un sapere rigidamente maschile, Christine de Pizan osa ciò che nessuna donna prima di lei aveva fatto: vivere di scrittura. Rimasta vedova giovanissima e con figli a carico, non si ritira in convento, non si risposa: sceglie la penna. Scrive lettere, poesie, saggi morali e politici, affrontando dotti uomini nei loro stessi campi e battendoli sul loro stesso terreno: quello delle idee. Nel 1405 pubblica La Città delle Dame, un’opera radicale, visionaria, che costruisce idealmente uno spazio simbolico in cui le donne siano riconosciute, rispettate e libere. Non è solo una parabola letteraria: è un atto politico, uno spazio di rifugio e resistenza, che attraversa i secoli per arrivare a noi con una forza intatta. In tempi come i nostri, segnati da incertezza, guerre e polarizzazioni, il messaggio di Christine torna a brillare: quando il mondo si sgretola, costruire una città di parole può essere l’unico modo per salvarsi.


Christine de Pizan – Costruire la città delle donne

Francia, XIV secolo. In un’Europa devastata dalla guerra e dalla peste, una vedova con figli da mantenere prende in mano la penna. Christine non è una nobildonna oziosa: è una professionista. Vive della sua scrittura.

Nel Livre de la Cité des Dames, costruisce una città simbolica in cui le donne sono onorate, sagge e libere. Sfidando misoginia e dogma, scrive testi oggi considerati proto-femministi.

«Non è naturale che le donne siano inferiori agli uomini, ma solo consuetudine.»

(La Cité des Dames, 1405)

La città delle dame, Ragione, Giustizia e Virtù appaiono a Christine; Ragione e Christine iniziano la costruzione della città. Miniatura coeva del Maestro della Cité des dames

Una città contro il caos

Pandemie, guerre, instabilità politica, diritti femminili sotto attacco.
No, non è il nostro tempo — o meglio, non solo.
Anche alla fine del Trecento, l’Europa si sgretolava sotto il peso della Guerra dei Cent’anni, della Peste Nera, delle carestie, del crollo delle certezze religiose e culturali.
Ma mentre gli uomini combattevano con le spade, una donna prese in mano uno strumento diverso: una penna.

Il suo nome era Christine de Pizan. Vedova a venticinque anni, madre di tre figli, senza un protettore né un’eredità da rivendicare. Poteva scomparire nel silenzio. Invece decise di scrivere.

Scrisse per vivere. Ma anche per costruire.
Nel 1405, con l’opera La Città delle Dame, immaginò una città ideale abitata solo da donne celebri, sagge, coraggiose. Una città fatta non di pietre, ma di parole.
Un rifugio letterario, sì — ma anche una rottura con il pensiero dominante, una presa di posizione politica e culturale, un antidoto al disprezzo maschile codificato nei testi del tempo.

«Se le donne avessero scritto libri, la storia sarebbe diversa.»

Così scrisse Christine, e così avvenne: perché La Città delle Dame non è solo un libro, è una fondazione. Un progetto di memoria e di speranza.

E se oggi il mondo intorno a noi sembra tornare a crollare, se le parole sembrano inutili di fronte al disordine, allora è il momento giusto per ricordarla: c’è stato un tempo in cui una donna costruì una città con la scrittura. E la costruì per tutte.

Raccontare la storia

Una penna contro l’oblio

Christine de Pizan in una miniatura

Christine nasce a Venezia nel 1364, ma cresce a Parigi, alla corte di Carlo V, dove il padre, Tommaso da Pizzano, è medico, astrologo e consigliere scientifico del re. Il sovrano incoraggia la cultura e permette al dotto italiano di far educare la figlia in un modo allora inusuale: Christine legge, scrive, studia latino, storia e poesia.
Un’eccezione. Ma la sua vita non lo sarà meno.

A quindici anni sposa Étienne du Castel, segretario reale. Un matrimonio felice, che dura dieci anni — poi la tragedia. Nel 1389, Étienne muore di peste durante una missione diplomatica. Christine ha venticinque anni, tre figli, e una madre da mantenere. Nessuna rendita. Nessuna tutela maschile. Solo debiti e tribunali da affrontare.

E allora prende una decisione inaudita per il tempo: vivere di scrittura.

Non musa, non oggetto: autrice

Christine de Pizan istruisce il figlio

Christine inizia componendo ballate d’amore, canzoni morali e testi didattici. Vende versi alle corti di Francia, Borgogna, Fiandra. E funziona: diventa la prima donna in Europa a vivere come scrittrice professionista.

Ma non le basta sopravvivere. Vuole rispondere.

Il suo bersaglio è uno dei testi più in voga del tempo: Le Roman de la Rose, poema misogino travestito da allegoria amorosa. Christine lo attacca pubblicamente, e per la prima volta una donna entra in un dibattito letterario ufficiale, scrivendo direttamente a Jean de Montreuil, celebre intellettuale della Sorbona.

Manoscritto del Roman de la rose (1420 – ’30)

«Non mi stupisce che gli uomini scrivano contro le donne. Ma mi stupisce che nessuno abbia mai loro risposto.»

(Lettera a Jean de Montreuil, ca. 1401)

Le sue parole circolano, irritano, infiammano. Ma lei non arretra.
Nel 1405 pubblica la sua opera più celebre: La Città delle Dame.

Un luogo immaginario, un gesto politico

«Le pietre con cui edifichiamo questa città sono i nomi delle donne dimenticate.»

Con questa immagine simbolica, Christine de Pizan dà avvio a un’opera senza precedenti: La Città delle Dame. Non si tratta solo di un testo allegorico o didattico, ma di un progetto culturale e politico che ribalta le convinzioni misogine del suo tempo. In un dialogo con tre figure allegoriche — Ragione, Rettitudine e Giustizia — Christine comincia a edificare una città ideale, non fatta di mattoni ma di memoria e consapevolezza, destinata ad accogliere le donne che la storia ha cercato di cancellare o distorcere.

In quella città simbolica, ogni nome di donna è una pietra di fondazione. Da Saffo a Cleopatra, da Semiramide a Eloisa, dalla Vergine Maria a Giovanna d’Arco, le protagoniste del racconto non sono solo figure esemplari: sono la prova vivente che le donne, ieri come oggi, sono portatrici di virtù, intelligenza, forza e governo.

Christine non scrive semplicemente per istruire, ma per riparare: per restituire dignità, autorità e memoria a un genere sistematicamente escluso dal racconto ufficiale. Costruire la Città delle Dame diventa così un gesto rivoluzionario travestito da allegoria: un modo per affermare che le donne hanno una storia comune — una genealogia da riscoprire, custodire e tramandare.

In un’epoca in cui la voce femminile era spesso ridotta al silenzio o alla caricatura, Christine offre alle donne del passato e del futuro una casa simbolica in cui riconoscersi, proteggersi e rigenerarsi.

Non è solo un libro: è una fondazione.

Non fu mai canonizzata

Christine non fu censurata — ma nemmeno canonizzata.
La sua voce, così forte e lucida nel suo tempo, venne lentamente attutita. Nei secoli successivi, la sua opera fu letta, talvolta citata, ma raramente compresa per ciò che era: un gesto intellettuale audace, una sfida frontale alla misoginia strutturale della cultura tardo-medievale.

Nel Cinquecento, la sua figura si dissolve nell’ombra. Le sue opere vengono considerate curiose, fuori moda, un po’ bizzarre per una donna — e quindi facilmente archiviabili. Il canone letterario, costruito dagli uomini e per gli uomini, non trovò spazio per una donna che osava parlare di politica, educazione, virtù e sapere femminile senza mediazione maschile.

Bisognerà attendere il Novecento perché Christine venga finalmente riconosciuta per ciò che è stata: la prima intellettuale europea a firmare con orgoglio la propria opera e a difendere il valore del pensiero femminile come fondamento culturale.

Le studiose di storia delle donne, della letteratura e del pensiero politico la riscoprono come pioniera. Non una curiosità, ma un architrave dimenticato. Non una “deviazione”, ma una radice.

In un passaggio emblematico, Christine scrive:

«Mi si permetta, se non altro, di costruire una casa per quelle che furono dimenticate.»

Una casa, sì, ma anche un archivio, una roccaforte, una visione.

La sua Città delle Dame non ha mura fisiche, ma continua a ergersi parola dopo parola, pietra dopo pietra. E ogni volta che viene letta, studiata, citata — ogni volta che una voce femminile trova riconoscimento nella storia — un nuovo mattone viene posato.

Il mondo di Christine

Peste, guerra e silenzio

Quando Christine de Pizan prende in mano la penna, l’Europa è a pezzi.

La seconda metà del XIV secolo è un’epoca disgregata, quasi irriconoscibile rispetto all’ordine medievale precedente. Il sacro traballa, la nobiltà combatte se stessa, la gente comune muore.

Tre forze principali sconvolgono la Francia e la vita della stessa Christine:

La Guerra dei Cent’anni (1337–1453)

In senso orario, dall’alto a sinistra: battaglia di La Rochelle, battaglia di Azincourt, battaglia di Patay, Giovanna d’Arco durante l’assedio di Orléans

Il conflitto tra Inghilterra e Francia è più che uno scontro tra corone: è una guerra che devasta il tessuto sociale, impoverisce le città, inaridisce i campi, dissangua il popolo. Christine vi assiste fin da bambina, e i suoi scritti ne sono intrisi, spesso come eco o sfondo.

«Tutti i regni sono lacerati dalla guerra, le strade infestate dai ladri, le terre abbandonate.» (

Epistre à la Reine, 1405)

Il padre di Christine muore nel 1387, pochi anni prima che il marito venga ucciso da una nuova ondata di peste. Da allora, Christine non si limita più a scrivere versi amorosi: diventa testimone politica e sociale.

La Peste Nera (1347–1351, e oltre)

Dipinto. Peste nera. La popolazione europea passò da 80 a 30 milioni di persone.

Christine nasce tredici anni dopo la prima ondata, ma vive nel suo lungo strascico: ricadute, ritorni, varianti. Si stima che tra il 30% e il 60% della popolazione europea sia stata spazzata via.

La peste non è solo morte biologica: è panico, superstizione, perdita di senso.
Anche i legami si spezzano: chi può, fugge; chi resta, prega o impazzisce.
Gli scrittori dell’epoca ne danno testimonianze tremende: Boccaccio nel Decameron, Petrarca nelle lettere, ma anche cronisti anonimi, come quelli parigini che raccontano delle “carrette dei morti” e dei “preti stremati, incapaci di dare l’estrema unzione”.

Christine non dedica un’opera alla peste, ma tutta la sua scrittura ne porta l’ombra. Ogni gesto poetico è, in fondo, una risposta alla fragilità umana e alla disgregazione sociale.

«Nel tempo in cui il mondo sembra affondare, occorre costruire torri di saggezza.»

(La Cité des Dames)

Il silenzio delle donne

A questa devastazione esterna si aggiunge il silenzio culturale imposto alle donne. Non sono educate, non scrivono, non governano. Quando sono citate, lo sono come oggetto d’amore, peccatrici o madri, mai come soggetti pensanti o storiche di sé stesse.

Christine rompe questo silenzio con ostinazione:

«Non voglio che la storia si dimentichi di noi. Siamo state grandi, siamo state sagge, ma chi mai l’ha scritto?»

(La Mutacion de Fortune, 1403)

A differenza dei suoi contemporanei maschi, Christine non usa la peste come pretesto apocalittico o punizione divina: la sua visione è etica, non teologica. Non cerca il giudizio, ma la costruzione. Dove tutto crolla, lei posa parole come mattoni.

Una cultura che scricchiola

Il mondo di Christine è instabile, caotico, incerto.
È un tempo che trema sotto il peso della guerra, della peste, del pregiudizio. I codici crollano, le certezze si sgretolano. Intorno a lei, il sapere è minacciato, le parole sono armi o silenzi, e la cultura – quella ufficiale – si scopre fragile come un vetro sottile.

Ma proprio in quel vuoto, Christine riesce a emergere.
Non come sopravvissuta, ma come voce autonoma, lucida, resistente.
La sua scrittura non è evasione, è presenza. È gesto di riparazione in un mondo rotto.
Sulle sue pagine vibra un’eco della peste, sì – della distruzione, della paura –
ma anche un principio di cura:

la scrittura come balsamo,
la memoria come salvezza,
il pensiero come atto politico.

Ogni frase è una cucitura nella stoffa lacerata del tempo.
Ogni riflessione è un passo contro la cancellazione.

La figura trattata

Vita, opere, gesto politico

Christine non fu una filosofa da torri d’avorio, né una cortigiana ammessa nei salotti per la sua grazia: fu una lavoratrice della parola, una donna che guadagnava scrivendo, che costruiva se stessa nella lingua, con la stessa concretezza con cui un artigiano lavora il legno o un muratore solleva un muro.

Un’intellettuale in un mondo che non voleva intellettuali donne

A differenza della maggior parte delle sue contemporanee, Christine riceve un’educazione: grazie al padre, Tommaso da Pizzano, studia latino, filosofia, storia, mitologia, e respira fin da giovane il clima intellettuale raffinato della corte di Carlo V.

Quella formazione, però, non era destinata a renderla scrittrice — secondo le regole del suo tempo, una donna colta era tollerata solo in silenzio. Ma Christine non si limita a leggere: risponde, interpreta, contesta.

Opere e pensiero

Tra il 1390 e il 1429 Christine scrive oltre quarantuno opere, tra trattati morali, dialoghi filosofici, biografie allegoriche, lettere politiche e testi poetici.

La più celebre è La Città delle Dame (1405), un testo allegorico e visionario in cui Christine dialoga con tre donne-simbolo: Ragione, Rettitudine e Giustizia, che la guidano nella costruzione della sua “città”. In essa, vengono accolte donne celebri della storia e del mito, riscattate dalla calunnia e restituite alla memoria.

«Questa città sarà costruita non su sabbia, ma sulla verità delle loro vite.»

Christine compie un gesto inaudito: istituzionalizza la memoria femminile. Le sue dame sono architettrici, regine, sante, filosofe, martiri, guerriere. Nessuna è vittima, tutte sono attive. Nessuna è definita da un uomo.

«Non chiedete se erano madri o mogli. Chiedete cosa hanno fatto.»

(La Cité des Dames)

Scrivere come atto politico

Christine è, per il suo tempo, una dissidente culturale. Non invoca rivoluzioni violente, ma trasforma l’immaginazione in azione.

Nel 1401-1402 prende parte a un celebre dibattito epistolare con Jean de Montreuil, difensore del Roman de la Rose, che descrive le donne come lascive, inaffidabili e inferiori. Christine non solo contesta le affermazioni misogine: mette in discussione l’intero impianto culturale del maschilismo letterario medievale.

«Se si scrivessero altre storie, si vedrebbero altre verità.»

La cronista di Giovanna d’Arco

Dal Libro delle gesta d’armi e della cavalleria di Christine de Pizan

Nel 1429 Christine scrive il Ditie de Jehanne d’Arc, il primo testo letterario dedicato alla giovane guerriera. È l’unico scritto superstite degli ultimi anni della sua vita.

La scelta di celebrare Giovanna non è casuale: Christine riconosce in lei la realizzazione vivente della sua utopia. Una donna che combatte, guida, decide. Un corpo femminile nella storia — e sul campo di battaglia.

«Una vergine guida i re. È un miracolo? No. È la giustizia che finalmente si fa carne.»

(Ditie de Jehanne d’Arc, 1429)

L’eredità che non le fu concessa

Christine muore poco dopo, intorno al 1430, nel silenzio. Le sue opere vengono conservate, ma non celebrate. Solo nel XX secolo viene riscoperta e riconosciuta come la prima scrittrice professionista della storia europea, nonché una pioniera del pensiero femminista.

Eppure, non chiese mai di essere chiamata tale. Voleva solo che la verità fosse detta.

«Io sono una donna che ha visto, ha pensato, ha scritto. Questo è tutto ciò che serve.»

Riflessione finale

Dimenticare Christine

Christine de Pizan non è stata censurata. Non è stata arsa, né messa all’indice, né bandita.
È stata dimenticata — che forse è la forma di rimozione più efficace, e più spietata.

Per secoli è stata trattata come un’eccezione, non come un precedente. Una curiosità letteraria, una voce fuori dal coro, isolata e quindi neutralizzabile. Le sue opere non furono ristampate a lungo, non furono incluse nei canoni scolastici, non furono trasmesse da madre a figlia, da insegnante a studente.

Eppure aveva intuito tutto: il ruolo della parola, il peso della memoria, la necessità di riscrivere la storia includendo chi era stato escluso.

«Se le donne non vengono nominate, è come se non fossero mai esistite.»

(La Cité des Dames)

Christine era una visionaria concreta. Non chiedeva rivoluzioni, ma riconoscimento. Non sognava una supremazia femminile, ma una cittadinanza culturale. La sua “città” non era una utopia astratta, ma un archivio di esistenze da salvare.

Il suo oblio ci interroga ancora oggi: quante Christine sono state dimenticate? Quante città sono crollate nel silenzio perché mancavano i nomi per costruirle?

Una voce che torna

Nel Novecento, le studiose del pensiero femminile e della letteratura medievale hanno riportato alla luce Christine de Pizan. Le sue opere sono oggi tradotte, analizzate, messe in scena, celebrate.
Eppure, anche ora, il suo nome non compare nei manuali più diffusi, nei programmi scolastici ordinari, nelle grandi antologie.

Il recupero è in corso, ma non è ancora concluso.

«Non basta edificare la città: bisogna abitarla.»

Una scrittura che resiste

Christine de Pizan non ha solo scritto libri: ha creato una genealogia culturale, ha tracciato una mappa.
Ha dato alle donne del passato un luogo e alle donne del futuro una direzione.

Ed è questo il senso profondo della sua opera: quando la storia tace, bisogna scrivere. Quando nessuno ti nomina, devi nominarti. Quando tutto crolla, puoi costruire.

Cosa ci insegna questa vicenda

Scrivere per esistere

La storia di Christine de Pizan ci insegna che la parola è un luogo.
Un luogo di resistenza, di identità, di costruzione.
In un mondo segnato dalla morte e dalla guerra, dalla misoginia e dall’oblio, Christine non ha imbracciato armi, né invocato poteri: ha scritto. E questo gesto, apparentemente fragile, ha attraversato sei secoli per arrivare fino a noi.

«La penna è il mio scudo, il mio mestiere e la mia risposta.»

(Le Livre de la Mutacion de Fortune)

In un’epoca in cui la cultura era maschile, la verità maschile, la memoria maschile, Christine ha costruito uno spazio alternativo: una città fatta di nomi femminili, di storie riscattate, di meriti riconosciuti. Un’architettura simbolica per sottrarre le donne al silenzio della cronaca.

Costruire contro il crollo

Christine ci insegna che si può costruire anche mentre il mondo crolla. Che la scrittura non è evasione, ma fondazione. Che la cultura non serve solo a raccontare il passato, ma a difendere il futuro.

In tempi di crisi — allora come oggi — è fondamentale riappropriarsi della narrazione, dell’eredità e della voce.

«Non lasciate che siano sempre gli altri a parlare per voi.»

(La Cité des Dames)

Risonanze contemporanee

Christine ci parla anche del nostro tempo.
Delle donne che ancora oggi lottano per essere credute, nominate, ricordate.
Di chi scrive in condizioni di marginalità, di chi sfida i canoni, di chi resiste alla rimozione.
Ci ricorda che la storia non è neutra, e che ogni volta che una voce emerge dal silenzio, una parte del mondo si ricostruisce.

La lezione più grande

Christine non volle cambiare il mondo con proclami, ma con precisione, dedizione e pazienza.
La sua “città” è una metafora della memoria condivisa: ognuna di noi — ognuno — può posare una pietra. Con una parola giusta, con un nome salvato, con un gesto di riconoscimento.

«Non ho inventato le donne. Le ho solo ricordate.»

Fonti, approfondimenti e bibliografia

Rileggere Christine oggi

Chi volesse avvicinarsi a Christine de Pizan oggi ha a disposizione diverse edizioni, saggi e traduzioni. Sebbene parte della sua opera rimanga ancora poco conosciuta in italiano, alcuni testi fondamentali sono accessibili, e la ricerca accademica degli ultimi decenni ha reso finalmente giustizia alla sua importanza.

♣ ♣ ♣

Testi originali di Christine de Pizan (in traduzione italiana)

  • Christine de Pizan, La Città delle Dame, a cura di Patrizia Caraffi, Liguori Editore, 1997
  • Traduzione del capolavoro del 1405, con introduzione critica e apparato filologico.
    Edizione fondamentale per comprendere l’impianto simbolico e narrativo dell’opera.
  • Christine de Pizan, Libro delle tre virtù, Edizioni SE, 2021
  • Continuazione ideale della Città delle Dame, pensato come manuale di comportamento per le donne.
  • Christine de Pizan, Ditie de Jehanne d’Arc, disponibile in edizioni bilingui (francese/moderno)
  • Primo testo scritto su Giovanna d’Arco mentre era ancora in vita.
  • 🧠 Studi critici e approfondimenti consigliati
  • Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, Il Saggiatore
  • Christine viene citata come la prima donna a contestare apertamente la misoginia dei testi maschili.
  • Joan Kelly, Did Women Have a Renaissance?, in Becoming Visible, 1977
  • Studio che mette Christine al centro della domanda: “le donne hanno avuto un Rinascimento?”
  • Marina Warner, Alone of All Her Sex, Vintage
  • Un saggio che inserisce Christine nel contesto delle madonne medievali e delle donne simboliche.

🎓 Approfondimenti online e progetti digitali

  • The Christine de Pizan Digital Scriptorium
    Università di Harvard – archivio online dei manoscritti miniati tratti dalle sue opere.
    ➤ https://christine.hmdc.harvard.edu
  • Enciclopedia delle donne – Voce dedicata a Christine
    ➤ https://enciclopediadelledonne.it

🎭 Christine tra arte e didattica

  • Christine è anche entrata nel mondo dell’arte contemporanea, della graphic novel, del teatro:
  • “Christine” (2021), spettacolo teatrale di e con Marta Cuscunà_
    ➤ Un monologo di teatro civile che racconta la sua vicenda con parole contemporanee.
  • «Christine de Pizan è la prima donna che ha fatto del femminismo una materia letteraria.» (Cuscunà)
  • Graphic novel in francese e inglese:
    Christine, la voix des dames, di C. Lemoine e G. Brézillon (Delcourt, 2020)
    ➤ Ottimo strumento divulgativo, adatto anche a un pubblico giovane.
  • 🎧 Podcast e audioletture
  • Radio3 – “Le donne e la scrittura”
    Puntata dedicata a Christine all’interno della serie Uomini e profeti
  • Podcast “History Extra” – Christine de Pizan: Europe’s first female author
    (in inglese)

Una voce ritrovata

Per secoli, le sue parole furono custodite nei manoscritti miniati come reliquie di un’epoca distante.
Oggi, Christine de Pizan torna non come curiosità medievale, ma come fondatrice di una genealogia intellettuale, da studiare, ascoltare e tramandare.

«Non è sufficiente essere vissute. Bisogna essere ricordate.» (La Cité des Dames)

La Redazione

Bibliografia

  • 🔹 Opere di Christine de Pizan (in italiano)
  • Christine de Pizan, La Città delle Dame, a cura di Patrizia Caraffi, Napoli, Liguori Editore, 1997.
  • Christine de Pizan, Il libro delle tre virtù, Milano, SE – Studio Editoriale, 2021.
  • Christine de Pizan, Ditie de Jehanne d’Arc (in edizione bilingue), Paris, Librairie Honoré Champion, 2019.
  • 🔹 Studi critici e saggi storici
  • Joan Kelly, Did Women Have a Renaissance?, in Becoming Visible: Women in European History, Houghton Mifflin, 1977.
  • Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, Milano, Il Saggiatore, 2008 (ed. orig. 1949).
  • Rosalind Brown-Grant, Christine de Pizan and the Moral Defence of Women, Cambridge University Press, 1999.
  • Marina Warner, Alone of All Her Sex: The Myth and the Cult of the Virgin Mary, Oxford University Press, 1976.
  • Margaret Brabant (ed.), Politics, Gender, and Genre: The Political Thought of Christine de Pizan, Routledge, 2001.
  • 🔹 Approfondimenti e risorse digitali
  • Christine de Pizan Digital Scriptorium, Harvard University
    ➤ https://christine.hmdc.harvard.edu
  • Enciclopedia delle donne – Voce “Christine de Pizan”
    ➤ https://enciclopediadelledonne.it

 

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