Tra propaganda, smentite e dichiarazioni contraddittorie.

«La commedia dell’assurdo»
La diplomazia spettacolo trasforma la guerra in una narrazione surreale.
Il Simplicissimus
In un clima internazionale sempre più dominato dalla comunicazione istantanea, le dichiarazioni politiche sembrano assumere i tratti di una vera e propria commedia dell’assurdo. Annunci di pace seguiti da minacce di guerra, accordi proclamati e subito smentiti, bombardamenti dichiarati conclusi mentre continuano sul terreno: il linguaggio del potere appare prigioniero di una spirale di contraddizioni che confonde opinione pubblica e realtà dei fatti. Al centro della scena c’è Donald Trump, protagonista di una narrazione in cui diplomazia, propaganda e spettacolo si fondono fino a rendere indistinguibile il confine tra verità e rappresentazione. Sullo sfondo, la crisi mediorientale continua a produrre tensioni e distruzione, mentre una frase rivolta a Netanyahu finisce per rivelare, forse involontariamente, una verità che la retorica ufficiale fatica sempre più a nascondere: il crescente isolamento internazionale di Israele e l’usura della sua immagine presso una parte sempre più ampia dell’opinione pubblica mondiale. (N.R.)
Il teatrino è sempre aperto, l’atroce avanspettacolo continua. Trump dovrebbe avere il premio Nobel non per la pace che non si sogna nemmeno di perseguire, nemmeno quando sarebbe costretto dalla realtà a farla, ma per la letteratura fantastica o il teatro dell’assurdo. In sole 48 ore è stato capace di dar vita a una ridda di antinomie che potremmo condensare in questo raccapricciante elenco:
- Il bombardamento è in corso. Il bombardamento è terminato.
- L’accordo è pronto. L’accordo è ben lungi dall’essere concluso.
- Ecco il testo dell’accordo. Nulla di tutto ciò è menzionato nel testo di alcun accordo.
- Il petrolio scorre attraverso Hormuz. Non sta passando petrolio.
- È stato raggiunto un accordo sul testo dell’accordo di pace. Circa il 75% è stato approvato.
- Il bombardamento è sospeso. Il bombardamento è in corso.
C’è anche chi si è preso il disturbo di contare tutte le volte che The Donald ha annunciato la pace negli ultimi tre mesi: 39 volte e almeno altrettante ha annunciato la guerra e tutto questo senza tenere nel minimo conto ciò che diceva l’Iran, nonostante Teheran smontasse tutte le volte le versioni fornite dalla Casa Bianca agli americani e purtroppo anche a tutti gli occidentali. Ma in questa densa e incessante produzione letteraria del genere fantasy, ha trovato modo di dire anche una verità, quando ha urlato al signor Benjamin Mileikowsky, alias Netanyahu “Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo”, riferendosi alla decisione del premier israeliano di colpire Beirut, anzi sarebbe meglio dire i condomini di Beirut, certamente una grande minaccia militare per Tel Aviv.
Questo è in realtà assolutamente vero. In passato, quando l’entità sionista compiva azioni impopolari, incassava i colpi d’immagine e andava avanti, aiutata dai miliardari ebrei che avevano man mano messo le mani sulla maggior parte dei media e intimidito i rimanenti. Ma adesso la realtà è diversa, nonostante i sionisti cerchino di acquisire sempre più spazi di comunicazione (gli ultimi fatti salienti sono l’acquisto di TikTok da parte di Larry Ellison, proprietario di Paramount, Cnn, Hbo, WarnerBros, Mtv e la successiva acquisizione della Cbs) chi ha meno di 60 anni si informa altrove ed è stato colpito sia dai video Lego iraniani, sia dai paesaggi di distruzione di Gaza o dalle clip di atrocità varie come quelle dei soldati israeliani che si vantano di sparare ai bambini oppure di indossare le mutandine delle donne che hanno ucciso. Di certo non saranno gli speaker delle tante Tele Mossad in giro per l’Occidente, né le suadenti labbra delle canottate dell’informazione mainstream, a cambiare questa condanna che sta sempre più crescendo all’interno delle nostre società.
Certo bisognerebbe impedire che questo si trasformi in una nuova ondata di antisemitismo se non fosse che proprio questa è la strada intrapresa dall’ informazione ufficiale e dai governi, compreso il nostro, ovvero quella di considerare qualsiasi critica agli orrori prodotti dal sionismo negli ultimi anni come antisemitismo tout court, esattamente ciò che si vorrebbe evitare. Il retro pensiero sarebbe che l’antisemitismo è un tabù troppo grande per essere violato. E forse lo sarebbe se non ci trovassimo di fronte a una Israele che fa della politica di pulizia etnica il fulcro dei suoi modus operandi e anche dei suoi sogni. Quindi, come sta succedendo per altri tabù usati per imporre valletti della grande finanza ai vertici dei Paesi europei, anche questo protocollo inviolabile, finirà per usurarsi. E a tale proposito, sui tradimenti che propone la storia, la sinistra dovrebbe leggere attentamente i romanzi di Annie Ernaux, come fossero guide pratiche al rinsavimento.
Ma, come si dice, Dio rende pazzo chi vuole perdere. E di una cosa possiamo essere sicuri: che a cominciare dall’inquilino della Casa Bianca, fino all’ultima pescivendola dei mercati rionali elevata al rango di governo, abbiamo una lunga serie di perdenti che ancora non hanno capito di esserlo.
