Quando il rumore copre la realtà.

«La congiura del silenzio»
Informazione, guerra e il silenzio che passa per consenso.
di Andrea Marcigliano
In La congiura del silenzio, Marcigliano smonta il paradosso dell’epoca dell’ipercomunicazione: mai tante voci, mai così poca sostanza. Un flatus vocis permanente, che trasforma l’informazione in rumore e il dibattito pubblico in vaniloquio. Le notizie — a partire dalla guerra — non vengono più raccontate, ma ripetute; non interrogate, ma allineate. Così il silenzio non nasce dall’assenza di parole, bensì dalla loro inflazione. Un silenzio costruito, condiviso, quasi rassicurante, che anestetizza il senso critico e rende superflua la ricerca della verità. (N.R.)
Voci. Tante, troppe voci. Flatus vocis, come dice Roscellino di Compiègne, quindi semplice emozione di suoni. Privi di sostanza.
E non vi è riprova maggiore di tanto, vano, vaniloquio, di ciò che ci circonda in questi giorni.
Basta guardare alle notizie. O meglio, a quelle che ci si ostina a chiamare così. Perché di vere notizie non hanno più, ormai, neppure la parvenza. E, in fondo, a nessuno, o a ben pochi, importa.

Guerra, guerra, guerra…
Non è il, celeberrimo, Coro dei Druidi di belliniana memoria. Soltanto le aperture di un giornale, o di un telegiornale qualsiasi …
Guerra in Ucraina, innanzitutto. Con grandi, autoproclamati, esperti che ci spiegano come la colpa sia tutta di Mosca. Di Putin, per semplificare, il folle aggressore.
Però se qualcuno si azzarda a ricordare che il governo ucraino aveva mosso guerra ai suoi cittadini russi del Donbass, privandoli di ogni diritto, e tentando un vero e proprio genocidio…e che questo era iniziato molti anni prima dell’intervento di Mosca, e che tutti i trattati, Minsk ed altri, erano stati carta straccia per i tirannelli di Kiev…e che costoro, Zelensky e suoi predecessori, erano stati imposti con una “rivoluzione colorata” da americani, inglesi e soci…che poi hanno voluto questa guerra, e, in parte almeno, continuano a volerla, a mandare al macello gli ucraini in un conflitto assurdo e già perduto …
Se qualcuno, per caso, si azzarda a ricordare tutto questo, allora

Cala il silenzio.
Imbarazzato, infastidito, complice…
Come si azzarda costui a dire queste cose? A ricordare queste, spiacevoli, verità?
E allora si procede a tacitarlo. A vietargli di parlare. A togliergli il microfono …
E non parliamo di Gaza. E della Palestina. Lì il silenzio è divenuto muro impenetrabile. Nessuna notizia più da quelle terre. Come se fossero sparite dalla carta geografica. Come se non esistessero…anzi, non fossero mai esistite.
Continuiamo?
Ciò che è avvenuto in Venezuela. Ciò che sta avvenendo in Groenlandia…
Ciò che, facilmente, avverrà in quanto ancora resta dell’America Latina…a cominciare dal Messico, per finire, probabilmente, col Brasile.

E l’Iran, poi.
Questo regime teocratico che opprime i diritti di donne, minoranze, diversi…
Questo regime contro il quale si è scatenata la piazza, ed era iniziata una vera rivolta armata…
Peccato che, poi, le folle iraniane siano scese in strada per sostenerlo questo regime. Anche le donne, così oppresse da essere laureate solo al 90% (Sic!).
E che gruppi armati infiltrati dall’estero (chissà mai da chi?), siano stati facilmente debellati ed arrestati…
E allora, anche qui, una, pesante, coltre di silenzio.
E potremmo continuare. A lungo.
Non avrebbe, però, senso. Parlare a chi non vuole sentire, è come emettere suoni disarticolati.
Flatus vocis. Come diceva il vecchio Roscellino.
Vuoti e privi di senso.
