La profezia di Lenin, aggiornata alla geopolitica del 2025

«La corda e gl’impiccati»

In Europa si parla di pace mentre si preparano nuove sconfitte.

di Marco Travaglio

La celebre frase attribuita a Lenin — «I capitalisti ci venderanno la corda con cui li impiccheremo» — funziona ancora, cambiando una sola parola: “capitalisti” con “europei”. Il paradosso è che non servono i portavoce del Cremlino per alimentare la narrativa del complotto occidentale contro Mosca: basta ascoltare la confusione, i micro-calcoli e i balbettii delle classi dirigenti Ue e Nato. Travaglio racconta uno scenario in cui Trump propone un piano di pace in 28 punti che sembra una resa mascherata: Kyiv rinuncia a ciò che ha già perso e a qualcosa che sta per perdere, in cambio di una parziale restituzione territoriale russa e della confisca di beni congelati. Un compromesso che sa di sconfitta e che rischia di trasformare l’Europa nella caricatura di sé stessa: una potenza che predica valori, ma concede territori; che parla di diritti, ma accetta umiliazioni geopolitiche. È la corda che gli “impiccati” europei stanno pagando di tasca propria, mentre la guerra continua a scrivere il futuro senza di loro. (Nota Redazionale)


I capitalisti ci venderanno la corda con cui li impiccheremo. Alla profezia attribuita a Lenin basta sostituire “capitalisti” con “europei” per avere il miglior ritratto delle classi dirigenti Ue e Nato (al netto degli Usa). I portavoce di Putin, per tenere alto il consenso al regime e alla guerra, devono dimostrare ogni giorno che sono Ue e Nato a voler attaccare la Russia, non viceversa. Ma possono andare serenamente in ferie e lasciar parlare gli euro-nani. Trump concorda con Mosca un piano di pace in 28 punti: Kiev rinuncia a ciò che ha già perso (Crimea, Lugansk, 90% del Donetsk, 76% dell’oblast di Kherson e 80% di quello di Zaporizhzhia) e a un fazzoletto di terra che sta per perdere dopo la caduta di Pokrovsk (il 10% del Donetsk); in cambio. Mosca rinuncia ai territori che occupa nelle regioni di Sumy, Kharkiv, Dnipropetrovsk e accetta la confisca di 100 miliardi di suoi beni congelati (su 290) per ricostruire l’Ucraina sconfitta.

L’Ue si oppone al piano, sostenendo che l’ha scritto Putin (in un allarmante attacco di autolesionismo, visti i sacrifici che si infligge), i confini non si toccano (salvo per la Nato in Kosovo e per Israele in Palestina, Libano e Siria) e urge “preparare la guerra alla Russia” che vuole attaccarci. Putin replica che “è ridicolo anche pensarlo, ma, se ci tengono, metto per iscritto che non li attaccheremo”. Gli inviati di Trump volano a Mosca per fargli ingoiare il piano di 19 punti che accontenta l’Ue rimuovendo i 9 decisivi. In tempo reale, il militare Nato più alto in grado, Cavo Dragone, minaccia “attacchi ibridi preventivi alla Russia”. Cioè: mentre la Russia dice che non ci attaccherà, la Nato dice che attaccheremo la Russia. La Zakharova se la ride: “Visto?”.

Putin ripete: “Ho detto cento volte che non abbiamo intenzione di combattere con l’Europa. Ma, se l’Europa vuole combattere con noi, siamo pronti”. Corriere: “Putin minaccia l’Ue: pronti alla guerra”. Rep, Stampa, Messaggero e Domani: “Putin minaccia l’Europa”. Messaggero: “Putin minaccia di colpire l’Ue”. Intanto a Kiev beccano tutti gli uomini del presidente con 100 milioni di dollari in mazzette, ville e cessi d’oro: ma la notizia per i nostri media non è che Zelensky si circonda di ladri, bensì che “Zakharova e i sovranisti esultano”, quindi dietro l’Anticorruzione ucraina c’è Putin (o la Cia, che ormai è la stessa cosa).

In Ue beccano dirigenti e deputati che truccano appalti o lavorano per Stati esteri in cambio di favori o valigie di banconote: ma la notizia per i nostri media non è che l’Ue è piena di corrotti e lobbisti, bensì che “Zakharova e i sovranisti esultano”, dunque dietro la Procura europea c’è Putin. Se questi geni non lavorano già per lui, Putin dovrebbe assumerli: sono ancora meglio della Zakharova.

Marco Travaglio

 

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

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