Dante di “destra”?

LA DESTRA DANTISTA NON È COMPATIBILE CON LA

DESTRA CROSETTIANA


Dante di “destra”? Ed è subito polemica. Sacrosanta polemica poiché, messa così, la dichiarazione del ministro Gennaro Sangiuliano è una sciocchezza colossale. Peccato, però, che così non fosse e che la dichiarazione sia stata manipolata appositamente, per creare il caso mediatico. Attribuire a Dante Alighieri, vissuto a cavallo tra il Duecento ed il Trecento, una collocazione politica attuale è semplicemente assurdo. Sarebbe come considerare seria una comparazione partitica Fdi/Pd tra Lucio Cornelio Silla e Gaio Mario o la sopravvivenza dell’Anpi a più di 100 anni dalla Marcia su Roma.

Tutt’altra cosa è riconoscere in Dante il portatore di idee che, adesso, possono ispirare un partito presente in parlamento. Ed allora è perfettamente legittimo confutare l’appropriazione “indebita” se si considera non coerente l’atteggiamento della destra fluida rispetto ai principi danteschi. E, in effetti, diventa davvero difficile far coesistere l’Alighieri con Crosetto ed i crosettiani. Il concetto di Impero in Dante (Perno di questa dottrina è il concetto di Impero inteso come un potere terreno di origine divina e a carattere universale, guidato dalla fede e responsabile di frenare e dirigere ogni altro potere. f.d.b.) non è proprio uguale al servilismo nei confronti di Washington.

L’idea imperiale di Dante

Però proprio la fluidità di questa destra impedisce di esprimere un giudizio totalmente negativo sull’accostamento. Perché “fluido”, checché ne pensi qualcuno ossessionato dal sesso e che non ha mai sentito parlare della “società liquida” di Bauman, non è un riferimento ai gusti erotici ma alla totale mancanza di una linea politica e culturale chiara e precisa. Il che, in questo caso, è una fortuna poiché nessuno può negare la presenza di una minoranza che, a Dante, può ispirarsi.

Gennaro Sangiuliano ministro della Cultura

Certo, sarebbe preferibile indicare una propria visione del mondo, legata al presente ed al futuro. Ma ciò non significa rinunciare a principi che vanno al di là dei tempi. Riallacciarsi al Rinascimento non vuol dire imporre uno stile pittorico che riprenda Raffaello o Botticelli. Così come i sostenitori della democrazia non vorrebbero riproporre tout court quella ateniese, con donne, meteci e schiavi esclusi dal voto.

In realtà ciò che dà veramente fastidio alla gauche criquet non è l’appropriazione più o meno indebita del pensiero di grandi personaggi del passato. Ma è proprio l’idea di rifarsi ad un passato glorioso che preoccupa chi vive in un momento mediocre. E poi subentra la cronica incapacità della destra fluida di governo di comunicare in modo decente anche quando ha perfettamente ragione. Un handicap che permette di rimettere in gioco anche chi non ha più nulla da dire.

Augusto Grandi

 

 

 

 

 

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