Una passeggiata sul mare, il vento tra i capelli e una promessa che il tempo non è riuscito a cancellare.

Illustrazione ispiratrice del racconto della settimana

Una giovane donna cammina lungo un lungomare quasi deserto. Il vento del mare le muove i capelli e l’orlo leggero dell’abito, mentre lo sguardo si perde oltre la linea dell’orizzonte. Intorno a lei il mondo continua il proprio ritmo: le onde si infrangono sugli scogli, i gabbiani disegnano cerchi nel cielo e la luce del pomeriggio accarezza la passeggiata. Eppure qualcosa sembra sospeso. Non è solo una donna che osserva il mare. È una presenza che porta con sé una storia, un ricordo, forse un appuntamento che il tempo ha continuato a rimandare.

IL RACCONTO NELLA CORNICE

Rubrica giornaliera per le vacanze 

«LA DONNA SUL LUNGOMARE»

Ci sono attese che imparano a camminare accanto a noi.

 

Laura arrivò sul lungomare poco dopo le quattro.

Parcheggiò l’auto vicino al porto turistico e rimase qualche secondo seduta al volante. Davanti a lei il mare si stendeva fino all’orizzonte sotto un cielo attraversato da nuvole leggere. Il sole compariva e scompariva come un ospite indeciso.

Spense il motore.

Per un istante ascoltò soltanto il vento.

Poi scese.

Indossava un abito chiaro che le arrivava appena sotto il ginocchio. La brezza marina ne muoveva il tessuto con piccoli scarti irregolari. I capelli castani, sciolti sulle spalle, le cadevano continuamente davanti agli occhi e lei li sistemava con un gesto ormai automatico.

Quel gesto non era cambiato.

Marco glielo diceva sempre.

«Hai un rapporto personale con i tuoi capelli.»

«Che significa?»

«Che passano metà della giornata davanti ai tuoi occhi e l’altra metà tra le tue dita.»

Lei rideva ogni volta.

Ripensarci adesso le fece sorridere.

Cominciò a camminare lungo la passeggiata.

Le piaceva arrivare in anticipo.

Non per educazione.

Per osservare.

Le persone.

Il mare.

I luoghi.

E soprattutto se stessa dentro quei luoghi.

Era passato tanto tempo dall’ultima volta che aveva visto Marco.

Quindici anni.

Un numero che faceva impressione persino pronunciato a voce bassa.

Quindici anni prima era una ragazza.

Adesso era una donna.

Aveva lavorato.

Viaggiato.

Amato.

Sofferto.

Perso qualcuno.

Trovato altro.

Eppure c’erano ricordi che continuavano a vivere in una zona protetta della memoria.

Non più dolorosi.

Ma intatti.

Arrivò alla balaustra che costeggiava il mare.

Si appoggiò con gli avambracci al marmo bianco.

Le onde si rompevano contro gli scogli con un rumore regolare.

Sempre uguale.

Sempre diverso.

Il mare possedeva quella strana capacità.

Cambiare continuamente restando se stesso.

Forse era per questo che continuava ad affascinarla.

Un gabbiano attraversò il cielo.

Laura seguì il suo volo finché scomparve.

Poi guardò l’orologio.

Le quattro e dodici.

Mancava quasi un’ora.

Decise di entrare nel bar del porto.

Era ancora lì.

Stesso tendone.

Stesse finestre.

Stesso profumo di caffè e salsedine.

Quando entrò, il proprietario la osservò qualche secondo.

Poi sorrise.

«Laura?»

Lei rimase sorpresa.

«Mi riconosce?»

L’uomo rise.

«Certo che ti riconosco. Venivi sempre qui con quel ragazzo alto che leggeva romanzi russi.»

Laura scoppiò a ridere.

«Marco.»

«Esatto. Marco.»

Il nome, pronunciato da qualcun altro, ebbe un effetto curioso.

Come una porta che si apre su una stanza rimasta chiusa per anni.

«È passato tanto tempo.»

«Troppo.»

«Posso offrirti un caffè?»

«Volentieri.»

Si sedette vicino alla finestra.

Da lì vedeva il mare.

Lo vedeva anche quel pomeriggio di quindici anni prima.

Il primo giorno.

Stava leggendo un romanzo.

Un’edizione economica piena di annotazioni a matita.

A un certo punto una voce le aveva detto:

«Mi permetti una domanda?»

Aveva alzato gli occhi.

Davanti a lei c’era un ragazzo con una camicia azzurra e l’aria di chi stava per commettere una sciocchezza.

«Dipende dalla domanda.»

«Quel libro è davvero bello come dicono?»

«No.»

«Davvero?»

«È molto più bello.»

Marco aveva riso.

«Allora devo leggerlo.»

«Potresti cominciare col comprarlo.»

«Oppure potrei convincerti a prestarmelo.»

«Non lo farei mai.»

«Perché?»

«Perché non ti conosco.»

«Rimediamo.»

Era iniziata così.

Con una battuta.

Con un caffè.

Con una passeggiata.

Con un tramonto.

Le storie importanti cominciano quasi sempre in modo banale.

Il problema è che lo si capisce soltanto dopo.

Quando uscì dal bar erano passate le quattro e quaranta.

Il vento era aumentato.

Laura riprese a camminare.

Le mani infilate nella borsa.

Lo sguardo sul mare.

I ricordi arrivavano uno dopo l’altro.

La sera in cui avevano camminato fino al faro.

La notte passata a parlare seduti sugli scogli.

Le risate.

Le discussioni.

Il modo in cui Marco la guardava quando pensava che lei non se ne accorgesse.

E il primo bacio.

Naturalmente ricordava il primo bacio.

Era successo proprio sul lungomare.

Una sera di vento.

Lei aveva i capelli davanti al viso.

Lui aveva allungato una mano.

Glieli aveva spostati dietro l’orecchio.

Poi si era fermato.

«Posso?»

Laura ricordava ancora quella domanda.

Nessuno le aveva mai chiesto il permesso per un bacio.

Quel gesto l’aveva colpita più del bacio stesso.

«Sì.»

Era stata la risposta più semplice della sua vita.

Continuò a camminare.

Il sole stava lentamente scendendo.

Il mare aveva assunto riflessi dorati.

Le quattro e cinquantacinque.

Cinque minuti.

Il cuore accelerò.

Non per amore.

Non più.

Per qualcosa di diverso.

Per la curiosità.

Per la memoria.

Per il desiderio di vedere cosa fosse rimasto.

Le cinque.

Nessuno.

Laura sorrise.

Marco era sempre stato in ritardo.

Passarono altri cinque minuti.

Poi dieci.

Si sedette sulla panchina accanto alla balaustra.

Lasciò che il vento le accarezzasse il viso.

Le venne da ridere.

Se qualcuno l’avesse osservata da lontano avrebbe pensato a una donna che aspettava.

In realtà stava facendo qualcosa di più complesso.

Stava salutando una parte della propria vita.

Anche se Marco non fosse arrivato.

Anche se quella telefonata fosse stata soltanto un errore.

Quel viaggio sarebbe servito comunque.

Perché aveva già ottenuto ciò che cercava.

Aveva ritrovato sé stessa.

La ragazza che era stata.

Le cinque e tredici.

Poi una voce.

Calma.

Profonda.

Leggermente più roca di come la ricordava.

«Sei ancora bellissima quando guardi il mare.»

Laura chiuse gli occhi.

Per un secondo soltanto.

Poi sorrise.

Lentamente si voltò.

Marco era lì.

Più maturo.

Più stanco.

Qualche capello grigio.

Qualche ruga.

Lo stesso sguardo.

Per qualche istante nessuno parlò.

Le onde continuarono a infrangersi sugli scogli.

Il vento continuò a muovere i capelli di Laura.

Il mondo continuò a esistere.

Poi Marco sorrise.

«Ciao.»

«Ciao.»

«Ho temuto che non saresti venuta.»

«Ho temuto che non saresti arrivato.»

«Sono in ritardo.»

«Come sempre.»

Risero entrambi.

E la distanza di quindici anni sembrò ridursi a pochi passi.

Cominciarono a camminare.

Fianco a fianco.

Senza fretta.

Parlarono di lavoro.

Di città.

Di errori.

Di persone amate.

Di persone perdute.

Del tempo.

Di come tutto cambi.

Di come qualcosa, inspiegabilmente, resti.

Quando il sole iniziò a toccare l’orizzonte si fermarono davanti al mare.

Marco guardò le onde.

Poi disse:

«Sai qual è la cosa che mi è mancata di più?»

«Cosa?»

«Questo posto?»

Laura sorrise.

«Bugia.»

«Sì.»

«Lo immaginavo.»

Marco abbassò lo sguardo.

Poi la guardò.

«Mi sei mancata tu.»

Laura rimase in silenzio.

Non perché non avesse una risposta.

Perché non serviva.

Alcune parole arrivano troppo tardi.

Altre arrivano esattamente quando devono.

Davanti a loro il mare si colorava d’oro.

Dietro di loro il lungomare si preparava alla sera.

E Laura capì che non erano lì per tornare indietro.

Erano lì per restituire una forma definitiva a un ricordo.

Per trasformarlo finalmente in pace.

E mentre il vento le sollevava ancora una volta i capelli, pensò che forse il tempo non guarisce davvero le cose.

Le insegna soltanto il posto giusto dove custodirle.

 

Risonanza narrativa

Alcuni luoghi conservano una parte della nostra storia anche quando crediamo di averla dimenticata. Il lungomare di questo racconto non è soltanto uno spazio fisico, ma una frontiera tra memoria e presente. Laura non attende semplicemente una persona: incontra la donna che è diventata e la ragazza che è stata.

Dietro al racconto

Questo racconto nasce dall’immagine di una giovane donna che osserva il mare mentre il vento le attraversa i capelli. Prima ancora dell’incontro, mi interessava raccontare la sua presenza: il suo modo di abitare il luogo, i ricordi, l’attesa. Il mare diventa così il vero protagonista silenzioso della storia, capace di unire ciò che il tempo ha separato senza pretendere di cancellarne le tracce.

 

IL RACCONTO NELLA CORNICE

Rubrica giornaliera delle vacanze – ogni giorno alle ore 12.00

Dalla fotografia alla parola: un viaggio narrativo tra immagini, incontri e frammenti di vita che chiedono di essere raccontati.

 

La storia continua…

Domani, una nuova immagine e un nuovo incontro:

La donna nel caffè

La Redazione

 

 

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