Il mito della natura e la realtà del controllo: come l’ideologia del “sostenibile” ha sostituito il rapporto autentico con la vita.

LA FAMIGLIA DEL BOSCO CONTRO GLI SCEMI DI NATURA
Quando l’ecologia diventa business e la libertà un reato.
Redazione Inchiostronero
Il Simplicissimus
In un tempo che proclama amore per la natura ma ne teme la verità, l’idea di vivere davvero “nel bosco” diventa un atto sovversivo. Il culto del “naturale” è divenuto un linguaggio di mercato: sostenibilità, ecologia, benessere — parole che nascondono la più artificiale delle civiltà. Il caso della famiglia di Chieti, che ha scelto di vivere in autonomia, svela l’ipocrisia di un sistema che celebra la natura solo se resta virtuale e innocua, mentre punisce chi tenta di riconciliarsi con essa. Un viaggio tra propaganda verde, infantilismi disneyani e la crescente paura della libertà autentica. (Nota Redazionale)
C’è in apparenza un’adorazione della natura e di ciò che passa per naturale, ma nessuna civiltà come quella occidentale contemporanea è stata in realtà così distante da una natura, così infantilmente disneyana come la nostra, ma così moralmente corrotta e cinica da essere percepita ormai sotto forma di un bene economico. Il discorso pubblico nel suo complesso che ovviamente comprende tutti i tipi di comunicazione, è infarcita di riferimenti al sostenibile, al sano, alla difesa del pianeta e del clima, peraltro del tutto inconsistenti, stracolma di animali antropomorfizzati e di tutta una serie di illusionismi che culminano con la criminalizzazione della CO2 che non a caso è la base stessa della vita.(1) Infatti finché si tratta di un’edulcorata e stilizzata percezione della natura e degli slogan che servono a far passare giganteschi affari, tutto va bene. Ma se uno volesse davvero vivere a contatto reale con la natura? Eh, no questo non si può. Abbiamo letto tutti di quella coppia di Chieti che vive in una casa nel bosco, con l’acqua del pozzo, che fa funzionare le lampadine con qualche pannello solare, che educa in casa i propri figli, grazie a un insegnante che si reca da loro per prepararli agli esami da privatisti. Cosa perfettamente prevista dall’ordinamento scolastico.
Ah no, questo non è concesso: ora vogliono togliere i tre figli ai genitori perché questi non possono crescere senza televisione, senza telefonini, senza essere addestrati all’obbedienza che ormai è tra le poche cose che le scuole pubbliche e private insegnano, magari per farli adottare da qualche coppia particolare, per così dire. Il pretesto per procedere alla normalizzazione di questa famiglia è stata una lieve intossicazione da funghi, evento che peraltro è abbastanza comune sia nelle città che nelle campagne, anche perché l’inquinamento dei terreni favorisce questo fenomeno, dunque nulla di straordinario, ma il sistema non può permettere che non si comprino i funghi al supermercato, che ci si sottragga al cosiddetto ciclo economico in maniera così sfacciata. E così i naturisti del menga ricorrono alla mano della legge. Sono gli stessi che esitano a fare un po’ di gas per paura di immettere CO2, quelli che vedono come una benedizione l’avvelenamento dei bovini con un farmaco, il Boaver, che riduce le loro emissioni, se no, sapete gli oceani si alzano e la terra si desertifica, un’immane cazzata, non fosse altro perché i ruminanti su questo pianeta erano almeno dieci volte più numerosi di quelli attuali all’inizio dell’ultima glaciazione. Naturalmente tutti hanno giurato e spergiurato che tale farmaco è assolutamente sicuro, ma non appena esso è diventato di fatto obbligatorio in Danimarca, pena il pagamento di una tassazione, poco più di un mese fa, si è assistito a una drastica riduzione della produzione di latte, ci sono stati casi di collasso degli animali e altri disturbi che hanno costretto ad abbattere le mucche. Ma ormai siamo più che abituati ai farmaci assolutamente sicuri, non è vero? Lo sono tutti prima di ammazzare. E poi, diciamolo, tutto questo è studiato per impedirci di bere latte, di mangiare carne, di essere dipendenti dalla farina di grilli e da proteine artificiali: quindi ogni scusa è buona.
Follie allo stato puro di un sistema che sta crollando, tra le quali c’è anche un provvedimento europeo che premia in denaro chi taglia gli alberi di una certa età perché catturano meno CO2 e sappiamo come i comuni italiani siano seguaci entusiasti di questa minchiata. Persino la Befana non porta più carbone, ma anidride carbonica. Ora io tendo a pensare che chi crede alla CO2 come principale fattore del cambiamento climatico, se non è un miliardario, è un ignorante volontario che non approfondisce nulla, che non è mai colto dal sospetto che gli stiano raccontando balle: se lo dice la televisione e i giornali, se lo dice il barista e il panettiere sarà vero. Ma, caro lei lo dice la scienza! No, proprio no: il consenso su questo è solo un mito e una bugia perché solo lo 0,5 per cento delle pubblicazioni scientifiche sostiene che il cambiamento climatico sia per metà di origine antropologica e una ancor più sparuta minoranza sostiene che esso sia dovuto alla CO2. Il resto è semplice ideologia sfoggiata in cambio di denaro e di carriere. Se volete sapere come è nata questa fola da giornali potete leggere questo post, che chiarisce l’artificio messo in opera. E infatti per difendere la natura e il pianeta c’è chi non esita a proporre di cospargere il cielo di solfuri per intercettare la radiazione solare: uno di questi è proprio Bill Gates che adesso, per sopravvivere alle sue vicende giudiziarie, dice che dopotutto un clima un po’ più caldo non è una tragedia. E lo credo: faceva parecchio più caldo in epoca romana e nel basso medioevo.
Ma appunto tutto questo fa parte di una natura da spremere e da sfruttare assieme agli uomini, una natura in realtà costruita in uno studio televisivo: non appena uno si allontana da questa immaginetta prefabbricata di cui siamo vittime, allora tutto cambia perché la vera diversità non è tollerabile.

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