Un’opinione largamente diffusa riguarda la credenza che la fantasia appartenga in misura maggiore ai bambini rispetto agli adulti

LA FANTASIA SALVERÀ IL MONDO

La fantasia, facoltà intrinsecamente umana, se sviluppata sin dalla prima infanzia consente la risoluzione di problematiche quotidiane, anche di natura dialettica. Rodari, nella sua Grammatica della fantasia, palesa l’importanza di tale facoltà, suggerendo alcune attività utili a favorire il suo sviluppo, accompagnato da un’educazione linguistica


Generalmente, con il termine “fantasia” si intende la capacità di rappresentarsi enti, situazioni e figure non presenti a livello sensitivo nel momento stesso in cui tale facoltà viene fruita. La fantasia consente la produzione di immagini complesse e risulta un’abilità essenzialmente creatrice, di cui, a ben pensare, si fruisce costantemente, nell’atto stesso del pensiero. Quest’ultimo risulta, infatti, una facoltà estremamente creatrice, che consente di originare nuove soluzioni a problemi, questioni e modalità di percepire la realtà. Si evince come la fantasia, che può essere concepita come il frutto del processo di immaginazione, debba annoverarsi come inscindibile rispetto al pensiero. Tale teoria allontana dall’idea, spesso diffusa, che la fantasia ostacoli il pensiero, in quanto concepito come meramente ancorato all’esperienza del tangibile, di ciò che concretamente e materialmente si trova accanto a noi e che si esperisce attraverso i sensi.

Un’altra opinione largamente diffusa riguarda la credenza che la fantasia appartenga in misura maggiore ai bambini rispetto agli adulti. Certamente la mente infantile risulta maggiormente malleabile rispetto a quella adulta, per la ragione che, come dimostrato da Maria Montessori, è “assorbente”, ovvero in grado di assorbire (non passivamente, ma attraverso un processo attivo) gli stimoli dell’ambiente. Proprio per la profonda duttilità della mente del bambino e il non suo schematismo e irrigidimento di strutture cognitive, il pensiero infantile risulta maggiormente proiettato verso ciò che trascende la materialità del mondo e soprattutto il “reale” concretamente inteso. In tale slancio si ravvisa la frequente tendenza infantile ad abitare dei “nuovi mondi” e a giocare costantemente con l’immaginazione. La fantasia necessita di essere sviluppata sin dalla prima infanzia, per il suo intrinseco potere creatore. La soluzione a problemi quotidiani, anche di natura dialettica, che ostacolano la vita delle persone, si raggiunge attraverso uno sforzo di immaginazione.

L’espressione “educazione alla fantasia” conduce inesorabilmente al capolavoro di Gianni Rodari intitolato Grammatica della fantasia. All’interno di quest’opera l’autore propone una serie di attività volte a esplorare gli infiniti usi delle parole, parole che, per prime, consentono la creazione di nuove storie e, quindi, mondi e realtà. Rodari, nell’introduzione alla sua opera, sostiene:

«Io spero che il libretto possa essere ugualmente utile a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola. “Tutti gli usi della parola a tutti” mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.»

Gianni Rodari (1920-1980)

L’obiettivo postosi da Rodari – ma che qualsiasi insegnante dovrebbe perseguire – consiste nell’esperire le profonde e illimitate potenzialità della parola. Alcune delle attività proposte si fondano sul principio cosiddetto del “binomio fantastico”. Esso, a sua volta, si impernia sull’idea che il significato di una parola sussiste solo tramite la relazione di quel termine con un altro. Lo stesso Rodari asserisce:

   «La parola singola “agisce” […] solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell’abitudine, a scoprirsi nuove capacità di significare. Non c’è vita, dove non c’è lotta. Ciò dipende dal fatto che l’immaginazione non è una qualche facoltà separata dalla mente: è la mente stessa, nella sua interezza, la quale, applicata ad un’attività piuttosto che ad un’altra, si serve sempre degli stessi procedimenti. E la mente nasce nella lotta, non nella quiete.»

L’arte magica di Max Ernst in mostra a Milano

Un modo, quindi, per scoprire le potenzialità celate delle parole consiste nel far associare due termini scelti casualmente da due bambini (ma, volendo, anche adulti) e nel chiedere loro di inventare una storia a partire da tali parole. Affinché, però, l’immaginazione sia messa in moto occorre che tra le parole sussista una certa distanza e che non appartengano, conseguentemente, a una stessa classe di concetti (es. cavallo-cane). Il “binomio fantastico” conduce a ciò che Max Ernst ha definito “spaesamento sistematico”, processo attraverso il quale concetti e parole sono spogliati del loro significato quotidiano e posti in contesti inediti. Il cambiamento delle relazioni nelle quali immagini e figure sono poste fa sì che il significato stesso muti e venga a determinarsi attraverso tali particolari legami. Un altro esercizio profondamente produttivo e creativo consiste nell’aggiungere a una parola un prefisso cosiddetto “arbitrario”. Ecco, quindi, che un “cannone” può diventare uno “scannone” e, a partire dalla deformazione della parola – attività che peraltro diverte molto i bambini – si giunge alla loro esplorazione. L’invenzione, inoltre, delle funzioni concrete che tali parole deformate potrebbero avere permette di educare all’anticonformismo e alla comprensione della realtà e tematiche attuali. Il succitato “scannone” potrebbe, infatti, assumere la finalità di “disfare la guerra” anziché farla. Si evince come la fantasia conduca a dei benefici nel singolo ma anche all’interno della comunità stessa. Lo sviluppo di un pensiero flessibile, critico e generativo è estremamente utile per affrontare le frustrazioni della vita quotidiana e soprattutto per trovare risoluzione a quei problemi che, a prima vista, appaiono insormontabili. Concludendo, si può affermare, attraverso dei rimandi dostoevskiani, che la fantasia salverà il mondo.

Alessandra Zen

 

 

 

 

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Descrizione

«Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore… Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni…»

Grammatica della fantasia, una tra le opere più importanti di Gianni Rodari nonché il suo unico scritto teorico organico, fu pubblicata per la prima volta da Einaudi nel 1973. Frutto degli Incontri con la fantastica che Rodari ebbe a Reggio Emilia nel marzo 1972 con insegnanti, bibliotecari e operatori culturali, da sempre è un punto di riferimento in Italia e all’estero per quanti si occupano di educazione alla lettura e di letteratura per l’infanzia. La storia di questo libro è costellata di riedizioni e versioni straniere che ne hanno sancito il successo internazionale, confermando il suo valore e la sua attualità fino a oggi. Nella Grammatica della fantasia, quella caratteristica umana così potente durante l’infanzia, la fantasia appunto, diventa il motore del processo creativo e arriva a dimostrare l’enorme energia liberatrice della parola. In occasione del quarantennale dalla prima pubblicazione esce un’edizione speciale arricchita da 16 pagine che raccolgono i contributi preziosi di amici dell’autore, editori, autori, e di chi, pur non avendolo conosciuto personalmente, gli è debitore di una scelta di vita anche grazie alla sua Grammatica. Pino Boero, Roberto Denti, Roberto Piumini e molti altri hanno dedicato parole di tributo alla figura di Gianni Rodari e a questa sua opera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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