Le crisi, quando si manifestano, sono come alcune malattie: più a lungo rimangono in forma latente, più distruttive sono poi le loro conseguenze. Negli ultimi anni, la crisi del modello occidentale globalista e liberista, è diventata sempre più difficile da nascondere.

 

 

Thomas Cole La distruzione dell’Impero romano. Dipinto allegorico (ispirato molto probabilmente al sacco di Roma dei Vandali del 455), quarto della serie “Il corso dell’Impero” del 1836, oggi a New York, presso l’Historical Society.

 

Le crisi, quando si manifestano, sono come alcune malattie: più a lungo rimangono in forma latente, più distruttive sono poi le loro conseguenze. Negli ultimi anni, la crisi del modello occidentale globalista e liberista, è diventata sempre più difficile da nascondere.

Tuttavia le élite dominanti in occidente non hanno ammesso la fine prossima del modello neoliberista e globalista, al contrario hanno minimizzato e riconosciuto soltanto la presenza di periodiche crisi economiche e che la crisi sarebbe passata rapidamente e la crescita sarebbe ripresa.

Tutte le misure prese dai paesi occidentali avevano permesso di rendere meno evidente la crisi, ma queste non solo erano insufficienti per risolvere il problema, ma lo hanno anche approfondito. La mega bolla determinata dalla emissione di dollari senza copertura non può durare all’infinito.

Lo scoppio della pandemia di coronavirus è divenuta la goccia che fa traboccare il vaso del sistema ormai al collasso. Sarà questa a segnare, come vari osservatori preannunciano, la fine dell’ordine liberista.

Da qui per reazione è emerso il fenomeno dei movimenti populisti, come quello della “nuova destra” in Europa, contraria al globalismo, mentre negli USA saliva al potere Donald Trump con la sua visione del primatismo americano.

Tuttavia è avvenuto che i nuovi movimenti politici si sono limitati all’idea di superare la crisi senza intaccare il dominio politico ed economico del liberismo di marca anglo-americana. Oggi possiamo tranquillamente affermare che non saranno loro a risolvere la crisi. Inoltre, le loro capacità sono limitate da una divisione nelle stesse forze e dal condizionamento del retaggio filo atlantista e anglofono.

Lo scoppio della pandemia di coronavirus è divenuta la goccia che fa traboccare il vaso del sistema ormai al collasso. Sarà questa a segnare, come vari osservatori preannunciano, la fine dell’ordine liberista.

In particolare la crisi pandemica ha colpito la UE che si è dimostrata impotente e inadeguata: l’intero onere della lotta contro il virus è ricaduto sui governi nazionali. E questi hanno subito iniziato a perseguire una politica egoistica, cercando di isolarsi dai paesi più colpiti, lasciandoli soli con l’epidemia. L’Italia, il primo paese colpito dalla pandemia, è stata abbandonata e lasciata sola. Gli aiuti sono venuti dalla Cina, dalla Russia e da Cuba, smentendo clamorosamente il mito della solidarietà europea.

Di colpo si è sgretolata tutta quella costruzione di falsi miti del globalismo, di un mondo senza frontiere, di un nuovo ordine internazionale che avrebbe fatto scomparire gli stati nazionali e consegnato le sovranità agli organismi transnazionali. Riemergono persino i concetti di Patria, comunità e frontiere, di fronte alla realtà miserevole della Unione Europea che implode nelle sue contraddizioni e nei suoi egoismi.

L’Occidente ha coperto per lungo tempo la sua crisi globale ed adesso cerca di addebitarla al “coronavirus”. Miliardi di dollari sono già stati spesi nella lotta contro il virus e per le misure di quarantena, e le perdite totali saranno di un ordine di grandezza non previsto.

Si è sgretolata tutta quella costruzione di falsi miti del globalismo, di un mondo senza frontiere, di un nuovo ordine. Riemergono persino i concetti di Patria, comunità e frontiere, di fronte alla realtà miserevole della Unione Europea che implode nelle sue contraddizioni e nei suoi egoismi.

 

 Gli effetti della crisi avranno un impatto devastante e causeranno un duro colpo sia per l’economia globale che per le economie dei singoli paesi.

 Le misure di quarantena decretate rompono i legami commerciali ed economici tradizionali, costringendo varie economie nazionali a passare all’autarchia parziale o totale. Niente sarà più come prima.

Saranno in molti a non rimpiangere il vecchio ordine liberista che aveva seminato disuguaglianze crescenti e che, in nome del principio “meno stato e più mercato”, aveva tagliato le spese e privatizzato i servizi pubblici.

In Italia, come in Spagna e altri paesi, si accorgono soltanto adesso che non ci sono posti letto, centri di rianimazione e ospedali sufficienti. Le politiche di austerità predicate dai liberisti di Bruxelles hanno compromesso i sistemi sanitari pubblici, hanno tagliato le pensioni e ridimensionato le spese per l’assistenza sociale. In compenso hanno introdotto i diritti al gender, al matrimonio omosessuale, all’utero in affitto.

Le prime conseguenze sono che i paesi si stanno chiudendo l’uno dall’altro. Nelle condizioni attuali, i paesi limitrofi dell’Europa orientale non avranno quasi alcuna possibilità di avere garantita l’assistenza multi-miliardaria dell’UE per i loro bilanci. Nessuno dispone più di soldi extra. Così l’“unità europea” si allontana.

Quando il vecchio ordine mondiale crolla, quando le risorse non sono sufficienti per le necessità di base, non è più il momento dei giochi nei cortili dell’impero. L’Ucraina è il primo candidato a dimettersi come zavorra. L’Occidente non la ucciderà di sua mano. Non può più aiutarla a sopravvivere.

L’Europa e i paesi più fragili come l’Italia e la Spagna, dovranno prendere atto del nuovo scenario e fare le loro scelte, tra il vecchio ordine dell’occidente e l’Eurasia; il tempo e la Storia non aspettano.

 Luciano Lago

 

Immagine Thomas Cole La distruzione dell’Impero romano. Dipinto allegorico (ispirato molto probabilmente al sacco di Roma dei Vandali del 455), quarto della serie “Il corso dell’Impero” del 1836, oggi a New York, presso l’Historical Society.

Fonte Il Pensiero Forte del 25 marzo 2020

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