Quando la propaganda crolla e resta la realtà dei fatti

«La fine dell’Ucraina»

La guerra che doveva fermare Mosca ha dissolto Kiev: il racconto di una sconfitta annunciata, negata fino all’ultimo

di Andrea Marcigliano

Al di là delle narrazioni ufficiali, delle retoriche resistenziali e delle menzogne reiterate, la guerra in Ucraina presenta oggi un esito che non può più essere occultato. La Russia ha vinto sul piano militare, strategico e territoriale. Il Donbass è ormai sotto controllo, Odessa è stata neutralizzata come hub logistico e l’Ucraina ha perso ogni reale accesso al mare. Le infrastrutture industriali e di trasporto sono sistematicamente annientate, mentre l’esercito di Kiev appare frammentato, accerchiato, privo di prospettive. In un paese stremato, il panico cresce e con esso la sfiducia verso un regime percepito come corrotto e responsabile della catastrofe. L’appello disperato di Zelensky all’Occidente, sempre più isolato e privo di risposte, segna l’atto finale di una guerra raccontata come epica e conclusasi come tragedia. Un’analisi dura, scomoda, ma necessaria, su ciò che resta dell’Ucraina dopo la fine delle illusioni. (N.R.)


Giratela come volete, sollevate tutte le nubi di polvere possibile per accecare chi osserva, raccontate menzogne prive di radici…ma un fatto è certo. E incontrovertibile.

La Russia ha vinto in Ucraina.

Le sue armate stanno completando la conquista totale del Donbass. Ciò che resta dell’esercito di Kiev o è allo sbando o accerchiato e senza speranza.

Zelensky ha trovato un nuovo lavoro ripulire i dollari “sporchi”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il porto di Odessa è stato messo a ferro e fuoco, impedendo a navi sotto falsa bandiera di sbarcarvi armamenti. E l’esercito russo si predispone, ormai, per la conquista anche dell’ultimo sbocco al mare di cui Kiev disponeva.

I bombardamenti, sempre più sistematici e massicci, stanno distruggendo tutta la rete industriale, i trasporti, le infrastrutture del paese.

Paese che, ormai, è in preda al panico. Varie fonti ci fanno sapere che la maggioranza della popolazione auspica addirittura l’arrivo dei russi. Purché sia finita. E purché il paese si liberi di un regime corrotto, che li ha portati al tracollo. E alla tragedia.

Zelensky, che di questo regime è la figura preminente, ormai delira in pubblico. Si appella all’Europa, agli Stati Uniti.

Inutilmente.

Washington si è, di fatto, chiamata fuori da una guerra che sa già essere perduta. Trump tratta con Putin. Cerca un accordo. Cerca di trovare una via d’uscita non troppo onerosa.

Gli Europei e i Britannici continuano, per lo più, a battere sui tamburi di guerra. Ma sono solo ridicoli. Inetti a sostenere davvero il tirannello di Kiev.

Capaci, solo, di prolungare inutilmente l’agonia del paese.

E, poi, non sono neppure più in accordo fra loro. Macron sta cercando di trattare con Mosca. Sotto traccia. Merz, che serve gli interessi di Black Rock e della speculazione internazionale, neppure lo saluta all’ultimo vertice.

E, comunque, anche Merz ha l’acqua alla gola. Tutti i sondaggi danno in continua crescita l’AfD. Che fa la voce sempre più grossa, e chiede di trattare con Mosca.

Il resto della UE? Non pervenuto. Il Belgio si defila. L’Italia cerca di barcamenarsi tra Washington e Bruxelles, dimostrando solo l’insipienza, e la miopia, di una classe dirigente incapace di guardare oltre l’anello anulare.

E la Gran Bretagna, vessata da problemi interni, vede crescere il dissenso della popolazione inglese. Che trova in Farage il suo scudiero e la sua voce.

La marea di Farage travolge l’Inghilterra

Potremmo continuare…ma è inutile.

Piaccia o meno la guerra in Ucraina sta preparandosi a vivere i suoi ultimi, sanguinosi, capitoli. Questione di settimane.

E se non si fosse ciechi, si cercherebbe di evitare l’ecatombe finale. Ascoltando la ragione.

E dando alla Russia ciò che, non senza diritti, chiede da tempo.

Per evitare che l’esercito di Mosca, che si sta concentrando massicciamente, arrivi a Kiev. E chiuda definitivamente il discorso.

Ci sarebbe ancora tempo…ma manca la volontà. E l’intelligenza delle cose.

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

 

 

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