Declino di una presidenza

LA FINE DI MACRON
L’uscita di scena di Lecornu segna un nuovo capitolo nel tracollo politico di Macron. Ma il presidente resta, contro tutto e tutti.
di Andrea Marcigliano
In un clima politico esplosivo, con l’ennesima crisi di governo in Francia e la rinuncia di Lecornu a formare un esecutivo, Andrea Marcigliano firma un affondo lucido e impietoso sulla parabola discendente di Emmanuel Macron. Dall’implosione dell’influenza francese in Africa al caos interno, tra banlieue fuori controllo e una nazione in rivolta, l’autore dipinge il ritratto di un presidente ormai isolato e ostinatamente aggrappato al potere, mentre attorno a lui tutto crolla. Un pezzo che racconta la fine di un’illusione. (Nota Redazionale)
Ed anche Lecornu saluta e se ne va. Non ci sono le condizioni per formare un governo. E, soprattutto, per governare. Lo scopo per cui pensava, forse s’illudeva, di essere stato nominato da Macron.


Macron che, in apparenza, sembra non battere ciglio. E si prepara a nominare un nuovo capo del governo. L’ennesimo. Fingendo, anche questa volta, che sia stato bocciato il povero Lecornu. E non lui, l’inquilino dell’Eliseo che ha portato la Francia al disastro.
E disastro è l’unica parola che si può usare. Le velleità di Macron, anzi il suo velleitarismo arrogante, hanno portato il paese nel caos più totale.

L’Africa, la tradizionale ormai Africa Francese, è ormai quasi completamente perduta.
Ciò che ancora ne resta, sono pochi brandelli. Destinati, per altro, a crollare a breve.
E l’interno della Francia versa nel più totale disordine.
Con le banlieue impraticabili dalla polizia. Governate, ormai, da sette islamiste che applicano la legge coranica.
E il resto del paese, la Francia autentica, in stato di rivolta. Manifestazioni popolari sempre più decise, a volte violente, che chiedono a gran voce la testa di Macron. Del presidente che ha portato il paese al tracollo.
Ma lui, Macron, nonostante i tanti fallimenti, dalle farsesche olimpiadi alla perdita di ruolo internazionale, e nonostante un indice di gradimento incredibilmente basso, non ha alcuna intenzione di mollare. E resta abbarbicato al suo ruolo. Ad una presidenza sempre più invisa ai francesi.
Ora gli si aprono due alternative. Oltre, naturalmente, alle dimissioni. Auspicate da molti, e che, tuttavia egli non ha alcuna intenzione di presentare.
La prima possibilità è quella di ritentare la formazione di un governo. Scovando, e mandando al sicuro massacro, un’altra ingenua vittima. Difficile, però, da trovare, visto che, ormai, è chiaro a tutti che i governi del Presidente sono destinati al, rapido e totale, disastro.

Oppure le elezioni parlamentari. Per altro ormai richieste a gran voce da esponenti di spicco di quella che dovrebbe essere la “sua” maggioranza.
Le elezioni, però, presentano un grave rischio. Un rischio mortale per Macron.
Perché facilmente si affermerebbe il partito della Le Pen, che pure Macron ha fatto di tutto, lecito e soprattutto illecito, per mettere fuori gioco.
E questo potrebbe implicare una coabitazione più che difficile. Impossibile. Con tutto ciò che ne conseguirebbe.
Macron continua a fare la voce grossa in Europa. E a ventilare guerre con la Russia.
Tuttavia, il suo è solo” ronzio d’un’ape entro un bugno vuoto”.
O peggio. Il ragliare di un asino morente.
