La mamma dei cretini è sempre incinta, era uso dire Maurizio Costanzo

LA GATTA


La mamma dei cretini è sempre incinta, era uso dire Maurizio Costanzo nei tempi dei suoi fulgori. E, soprattutto, lo è a tutte le latitudini. Presso ogni popolo.
Oggi, in particolare, con l’imperare di quella, enorme e abnorme, cretineria che chiamano politically correct.

Non una prerogativa italiana. Magra consolazione sapere che tutti, nel Villaggio Globale, hanno le loro… Boldrini.
Comunque, anni fa, non molti, un professore italico si presentò, di punto in bianco, a scuola vestito da donna. Di tutto punto. Pettinatura cotonata, gonna, tacchi alti. Lo fece, disse, perché donna si sentiva. E aveva il diritto (sottolineo: diritto!) di vestirsi come tale.
Naturalmente, dopo un primo momento di stupore, la classe cominciò a ridere.
Secondo me gli andò bene. Si fosse trovato davanti i miei coatti e Bori, da poco lasciati a Roma, altro che risate…
Ma lui si infuriò. Perché si sentiva discriminato. E denunciò la cosa alla stampa.
Apriti cielo! Le Vestali della correttezza politica e le prefiche della parità di genere cominciarono a stracciarsi vesti e capelli. Il, povero, Preside venne pubblicamente crocefisso per non aver preso provvedimenti disciplinari.

Ricordo che, al tempo, una studentessa mi chiese cosa ne pensassi.
Ci pensai un poco. Tema spinoso. Poi dissi.
Certo, tutti hanno il diritto di sentirsi ciò che vogliono. Ma l’abbigliamento dovrebbe essere consono al lavoro e al luogo. Vi faccio un esempio. Io mi sento un…canguro. E quindi pretendo di venire in classe vestito da canguro. E spiegarvi, che so, Pirandello saltellando come un canguro…
La risata collettiva fu… omerica. Anche perché a saltellare mi misi per davvero. Ed era già, di per sé una risposta.

 

L’adolescente “fenomenalmente brillante” si identifica come un GATTO

Avevo fatto ricorso ad un paradosso. Per assurdo. O, almeno, così credevo. Ma oggi leggo la notizia che giunge proprio dalla terra dei Canguri. Dall’Australia. Da una scuola australiana per la precisione. E noto, a margine, che proprio la scuola è, ormai, l’epicentro di questa demenza globale. Forse perché dovrebbe formare le generazioni del futuro. E quindi è il campo privilegiato di battaglia…
Comunque, in questa scuola, una ragazza ha dichiarato ufficialmente di sentirsi…un gatto. E si comporta di conseguenza. Come esattamente non ci viene spiegato. Probabilmente a merenda mangia croccantini. E fa i suoi bisogni in giardino o nella lettiera. Coprendoli debitamente con il movimento degli arti (gambe? Zampe?) posteriori…
Quanto ad altri comportamenti delle femmine del felino…preferisco astenermi anche solo dall’immaginare…

Un tempo, per molto meno, si sarebbe chiamata la Neuro. E due gentili omoni in camice bianco avrebbero impacchettato il novello Napoleone. E lo avrebbero portato in un luogo tranquillo, a conversare con Garibaldi, Giulio Cesare, Poppea.

Ma oggi le cose vanno molto diversamente.
La scuola australiana non solo ha accettato la “diversità” dell’allieva, ma ha anche dato un giudizio molto positivo sul suo rendimento.
“Ha un comportamento felino molto brillante” avrebbero sentenziato Direttore e docenti.
Probabilmente concluderà l’anno col massimo dei voti…

Massimo che ben pochi suoi compagni potranno ottenere. Se non dopo aver sgobbato su testi di geometria, matematica, chimica, inglese…
Mentre la giovane gatta verrà, sicuramente, interrogata non sul teorema di Pitagora, ma su come si acchiappa un sorcio. Con dimostrazione pratica…
Nel caso tornerebbe utile nelle scuole romane, che di topi sono ben fornite…

Una storia assurda, si dirà. E invece, a mio modesto parere, è ben altra cosa. Molto, decisamente molto seria. Perché esemplifica, attraverso una situazione paradossale, quale è oggi lo stato di coscienza diffuso e dominante. Una coscienza in cui i desideri, le pulsioni, gli istinti divengono più importanti della realtà. Della natura stessa delle cose.
Anzi, vengono considerati unica realtà. O meglio, una natura soggettiva e arbitraria.

Perché uno può avere tutti i diritti di rivendicare la propria libertà di scelta, in ogni campo. Da quello religioso a quello sessuale. Ma non può pretendere che la Natura si pieghi e distorca in base ai suoi desideri.
Due uomini non possono per natura avere figli, senza la presenza di una donna. E viceversa. Sostenere il contrario non è relativismo etico. È alterazione della percezione della realtà. Quindi, malattia della psiche. E questo, sia chiaro, non ha nulla a che vedere con l’omosessualità. E neppure con la questione della adozione da parte di coppie gay o di single. Questo rientra nella disponibilità della legge umana. Ed ha un senso. L’utero in affitto è il dottor Frankenstein.

La ragazza che si sente un gatto, con ogni probabilità, sta attraversando una forte crisi psichica. Andrebbe aiutata. Non abbandonata nella sua realtà separata. Che è, inevitabilmente, luogo di solitudine e dolore. Quel Preside, quegli insegnanti non sono aperti e moderni. Sono resi ciechi dall’ideologia. E si comportano da ottusi egoisti.

Birbo, il grosso gatto tigrato che mi ha seguito in tutti i passaggi della mia vita di questi ultimi lustri, mi sta fissando. Immobile come un idolo egizio. Gli occhi brillanti di intelligenza.
“Sai Birbo? – gli dico- sto pensando di iscriverti all’università. Penso che a filosofia andresti proprio bene…”
Mi guarda perplesso. Poi si gira. E si dirige, con passo solenne, verso la ciotola dei croccantini.

Andrea Marcigliano

 

Note:

L’Australia contro i gatti

 

 

 

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Un commento

  1. Pinuccia

    19 Settembre 2022 a 14:47

    Scritto molto bene e sicuramente dice il vero , condivido le sue ragioni

    rispondere

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