Ma sai che ti dico? Non me ne po’ fregà de meno

Serena Bortone

LA GAUCHE IN REDAZIONE, COSTRETTA AD OCCUPARSI DI SALUTI ROMANI

INVECE DI GUERRA E POVERTÀ


Povera Serena Bortone. E Berizzi, Trocino, Floris, Formigli e tutti gli altri. Serve un’indennità ad hoc per tutti loro. costretti, lo hanno assicurato, ad occuparsi di neofascisti non per una tara mentale ma solo perché i cattivi insistono a fare saluti romani ricordando gli amici assassinati dai buoni. O a celebrare gli anniversari del Duce in feste private in cui gli eroi dell’informazione si intrufolano con sprezzo del pericolo per garantire agli italiani una drammatica immagine della realtà nazionale.

Corrado Formigli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il guaio è che, agli italiani, non frega più assolutamente nulla. Dopo 80 anni dagli ultimi istanti di vita del fascismo, ciò che è successo allora riguarda la storia, non la cronaca politica. Di questo passo Bortone e compagni organizzeranno missioni segrete con inviati che riprenderanno le celebrazioni dei nuovi templari, le rievocazioni napoleoniche, i nostalgici degli Asburgo, sino ai falsi centurioni romani che si fanno fotografare con i turisti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Vere imprese di grande giornalismo d’inchiesta. E si indignerà, la gauche in redazione, di fronte alle immagini dei pellerossa che salutano con un gesto che ricorda il saluto hitleriano. Magari i giornalisti vittime dell’obbligo di indagare i neofascisti chiederanno al padrone di Washington di inviare qualche bombardiere sui due versanti dell’Himalaya per radere al suolo i templi con la svastica incisa senza che indiani e cinesi si indignino. E bisognerà completare la pulizia di Hiroshima e Nagasaki perché il simbolo è utilizzato anche in Giappone. E persino sulle moschee, a partire da quelle uzbeke.(1)

Per fortuna a vigilare c’è la gauche in redazione. Suo malgrado, certo. Ma questo brutto lavoro di infiltrazione e denuncia qualcuno deve pur farlo. E loro si sacrificano. Pronti a strillare come polli quando qualcuno, insensibile, osa dire che non se ne può più. Che ci sono problemi più seri e più urgenti.

Antifascismo radicale e permanente. Gino Cervi in Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955)

 

 

 

 

 

 

 

Però bisogna capirli, poveretti. Un po’ di indignazione contro una festa privata fa fine e non impegna. E garantisce visibilità e magari anche il sostegno della categoria per il prossimo libro. Andare invece ad occuparsi delle menzogne sulle guerre farebbe arrabbiare il buon Biden. E smascherare le bufale neomeloniane sul buon andamento dell’economia italiana costa fatica, bisogna studiare. E non crea particolari dimostrazioni di solidarietà e di ammirazione. Meglio indignarsi per un monumento con un fascio, fosse anche mazziniano o della Rivoluzione francese.

Redazione Electo
Augusto Grandi

 

 

 

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(1)

 

 

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