Romanzo distopico? Magari!

LA GENTRIFICAZIONE? SUPERATA. ARRIVA LA “PERMUTA”

PER CACCIARE DAL CENTRO CETI MEDI E POPOLARI


Romanzo distopico? Magari! La proposta di cacciare dalle proprie abitazioni i ceti popolari e medi arriva direttamente da Confindustria. Sotto forma di “permuta”. L’idea è semplice ed è perfettamente in linea con le imposizioni decise dagli euroburocrati. La transizione ambientale prevede che i piccoli proprietari investano risorse che non possono permettersi per mettere a norma gli appartamenti acquistati con enormi sacrifici? Benissimo, arrivano i grandi gruppi immobiliari a risolvere il problema. Con la permuta.

Gentrificazione e turismo, quale futuro ci aspetta

In pratica il piccolo proprietario che possiede un’abitazione in area centrale, dunque un alloggio d’antan che non è a norma con gli ordini degli ambientalisti, la cede ai grandi gruppi immobiliari e riceve in cambio un appartamento in zona periferica, nuovo ed ecologico. Mentre la sua ex casa viene messa a norma dai grandi gruppi che la rivendono ai ricchi a prezzi elevati in “stile Milano”.

In teoria tutto perfetto. In pratica non è così.

Perché una famiglia, nel corso degli anni, si costruisce una rete di rapporti, di legami, in quella porzione di territorio in cui vive. Amicizie, conoscenze, anche semplici abitudini con vicini e negozianti. Ed essere sradicati ed inseriti in contesti estranei non è il massimo, soprattutto per gli anziani. Mentre i più giovani magari avevano scelto l’area in cui vivere anche per comodità rispetto al luogo di lavoro. Senza dimenticare le scelte legate alla piacevolezza della zona, agli aspetti architettonici dei quartieri, alla presenza di giardini, alla vista dalle finestre.

Tutto da eliminare in nome dell’ambientalismo politicamente corretto. Deportati in periferie trasformate in centrali di spaccio, in aree di violenza continua, in luoghi dove se esci la sera “incontri il lupo”, come direbbe il giornalista meloniano.

Palazzi fatiscenti a Napoli con luogo per la differenziata

Il tutto reso ancora peggiore dai progetti della “città in 15 minuti”. In pratica quartieri che ti garantiscono il minimo indispensabile, in modo da evitare ogni sconfinamento dal campo di concentramento in cui sei stato collocato per vivere e morire. Una segregazione che va oltre l’apartheid e che sarà basata sul ceto invece che sulla razza. Siamo alla versione più intelligente dei fortilizi blindati in stile Usa. D’altronde l’intelligenza ha avuto problemi nell’emigrazione dal Vecchio al Nuovo Continente.

Dunque, non zone residenziali circondate da muri e controllate da vigilantes armati, ma semplice diversificazione abitativa. I centri storici, riqualificati, a disposizione dei villeggianti di Capalbio; le periferie per gli anziani dei ceti medi e popolari, in balia della delinquenza libera di agire grazie alle decisioni della magistratura; le aree intermedie per le fasce produttive che, però, avranno il divieto di spostarsi verso i quartieri dei ricchi e che, eventualmente, avranno a disposizione corridoi da percorrere a 30 km orari per raggiungere i posti di lavoro in periferia senza mescolarsi con gli anziani che ci vivono.

Palazzi residenziali a Milano

Una meraviglia, insomma. Che tutela ambiente ed interessi dei grandi gruppi. Che evita ai ricchi il fastidio di passeggiare per strada con il rischio di incrociare impiegati in pensione o, Dio non voglia, addirittura un ex operaio. Ci sarà solo da risolvere il problema della collocazione della servitù, ma eventualmente si predisporranno dei pass per consentire il transito del personale lungo qualche percorso protetto.

E qualcuno osa indignarsi per la gentrificazione

Che forza che siamo, un solo giorno di guerra e il Pil italiano è crollato!

Andrea Marcigliano
Augusto Grandi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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