La Legge “Carlotto” compie 30 anni

LA LEGGE SULLA MONTAGNA DIMENTICATA DA 30 ANNI

E SCOPPIA LA RIVOLTA DEL CONTADO CONTRO LA CITTÀ


La Legge n°97 del 31 gennaio del ’94, la “Carlotto” compie 30 anni, permettere di “vivere il Monte” era il suo obiettivo, l’Art.1 dà la priorità alle “insopprimibili esigenze di vita civile delle popolazioni residenti”.

La Politica Montana dal ’94 in poi invece ha gradualmente spostato la sua centralità sull’ambiente alpino, ora è tempo di riportare la centralità sull’uomo che quell’ambiente vive.

Questa legge in buona parte non è stata volutamente attuata proprio perché non funzionale alle linee programmatiche che si sono affermate negli anni seguenti, una deriva che porterebbe a soluzioni wilderness dove la presenza del montanaro è di troppo.

Ad esempio, l’art. 16 della “Carlotto” dispone che “Per i comuni montani… la determinazione del reddito d’impresa per attività commerciali e per i pubblici esercizi… può avvenire… sulla base di un concordato con gli uffici dell’amministrazione finanziaria”, da sempre si parla di fiscalità, direi di ripartire da qui, troviamo il percorso per attuare quanto disposto.

Tutte le questioni attinenti al “vivere il monte” sono affrontate dalla “Carlotto”, dopo trent’anni dalla promulgazione ovviamente si impone una rilettura, legge che tutt’ora è in vigore, perché non ripartire da lì, aggiornarla e farla diventare un nuovo “testo unico per le Alte Terre” da attuare al più presto?

Guardate che è sempre più evidente una frattura che separa Città e Contado, Monte e Piano e che si manifesta in tutto l’Occidente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Faglia che emerge in ogni campo, sempre più evidente anche sul piano elettorale in tutta Europa e la rivolta del mondo agricolo ne è l’ultimo segnale, migliaia di agricoltori europei con i loro trattori raggiungono le capitali europee, il Contado vuole dire la sua e lo sta facendo in modo chiaro.

In piazza non scendono solo i contadini, in piazza sta scendendo il Contado tutto e questa è solo un primo segnale di fatica, spero che la Politica comprenda la dimensione vera della questione!

Due mondi che stanno perdendosi di vista, perché non lavorare ad un “patto tra eguali”?

I temi su cui confrontarsi sono molti e aprire un dibattito con l’obiettivo di “vivere il Monte” potrebbe contribuire alla soluzione dei problemi che stanno sorgendo per “vivere il Piano”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esempio paradigmatico di questa frattura è, ad esempio, la “questione lupo”, vista dalla città la sua presenza è considerata un simbolo di libertà, invece sui monti è vissuta come una pesante limitazione della libertà, valore insindacabile. Questione che non attiene al solo allevamento, riguarda il vivere il monte!

Per me è evidente che in questo momento storico, paradossalmente, l’anello debole potrebbe essere la città, per questo recuperare un corretto rapporto tra Monte e Piano andrebbe a vantaggio di tutti.

L’arco alpino sta desertificandosi e avvolge la pianura più urbanizzata d’Europa, che ora deve misurarsi con una crisi evidente, il confronto tra Monte e Piano potrebbe essere un argomento sostanziale e di rilevanza europea.

Chiudo questa riflessione con una proposta verso cui indirizzare energie e azioni, quella di “permettere ad una famiglia di vivere e lavorare al limite superiore dell’Ecumene, dando ai figli pari opportunità dei giovani a valle”.

Ecumene è il territorio in cui l’uomo può vivere tutto l’anno, da decenni il suo limite superiore sta scendendo sempre più in basso e continua inesorabilmente l’esodo delle famiglie con figli in età scolare che abbandonano le testate di valle.

Noi coltiviamo altro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se non si interrompe questa deriva le Alte Terre si spopoleranno sempre più, mentre l’attuale momento storico interroga e interrogherà sempre più l’inurbamento, specialmente in Occidente.

Dal Piemonte sono partite tutte le proposte che riguardano le Politiche Montane, riproviamoci!

Andrea Marcigliano
Mariano Allocco

 

 

 

 

 

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