Le relazioni internazionali quali: “cultura, valori e istituzioni della politica” necessitano di un soft power

LA MANCANZA DI SOFT POWER È UN ERRORE STRATEGICO PER LA CINA


Prima o poi la Cina dovrà rendersi conto della necessità di dedicarsi anche al soft power. Che non può limitarsi al semplice pompaggio di investimenti per infrastrutture o per l’avvio di nuove iniziative industriali. Tutto importante, certo. Anche fondamentale. Ma non sufficiente. Lo si è visto nella vicenda del Mar Rosso alle prese con i lanci di missili degli Houthi in risposta alla macelleria israeliana a Gaza.

Le navi cinesi hanno aumentato i passaggi, quasi certe di non essere colpite in quanto imbarcazioni di un “paese amico”. In realtà anche le maggiori compagnie di Pechino preferiscono circumnavigare l’Africa. Non si sa se per una scelta di sicurezza o per non ostentare troppo la vicinanza allo Yemen. Lasciando però spazio alle navi cinesi di compagnie più piccole.

In ogni caso un vantaggio per il commercio di Pechino. Che, però, evita accuratamente di svolgere un ruolo politico in tutta la vicenda. Preferendo non uscire dai binari dell’economia. Una scelta simile a quella dell’intero gruppo dei Brics, o quasi. L’unico Paese che ha provato ad andare oltre – al di là della Russia con la sua gestione della guerra – è stato il Sudafrica, con la denuncia dei crimini di guerra israeliani.

Ma tutti gli altri, muti. Non solo sulla questione palestinese. Inesistenti nel cinema, nella TV, nella musica, nell’arte, nella letteratura. Inesistenti in tutto ciò che viene utilizzato dagli Usa per far penetrare nelle coscienze la propria visione del mondo. Mentre i Brics, in grado di rappresentare quasi metà della popolazione mondiale, non sono in grado di offrire un’alternativa che non sia strettamente economica. Ed anche su questo fronte è imbarazzante la dipendenza dall’immagine imposta dal turbocapitalismo atlantista. Non c’è un appuntamento alternativo a Davos che abbia la medesima risonanza.

Un errore strategico, che ha conseguenze anche sul piano economico. Perché il mutamento di rotta dell’economia cinese, ad esempio, viene presentato dai media occidentali come una sconfitta di Xi Jinping e della leadership di Pechino. E questo ingenera una fuga degli investitori. Ma la Cina, priva di soft power, non è in grado di ribaltare la narrazione imposta da Washington. Vale anche per Mosca, per Brasilia. Vale come monito per Nuova Delhi, per Riad, per Il Cairo.

Non è un caso che, a fronte di scelte indiane o egiziane scomode per gli atlantisti, i media occidentali lascino qualche campagna mediatica contro Modi o contro Al Sisi. E, immancabilmente, India ed Egitto non sono in grado di reagire poiché non hanno mai investito in un sistema alternativo di informazione, di progetti culturali, di iniziative in grado di modificare la propria immagine costruita dagli avversari.

Andrea Marcigliano
Enrico Toselli

 

 

 

 

 

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