Tra rimozione storica e trauma collettivo, l’Italia continua a ricordare senza capire.

Il pool di Mani Pulite

«La memoria spettrale degli italiani»

Quando il passato non viene compreso, ritorna come spettro e condanna il presente all’impotenza.

di Riccardo Paccosi

È possibile invertire la corsa dell’Italia verso il precipizio senza aver prima compreso le cause storiche che l’hanno resa fragile, dipendente, marginale? La risposta, per quanto scomoda, è negativa. Il Paese vive immerso in una memoria spettrale: un insieme di ricordi traumatici — stragi, crisi economiche, svolte istituzionali, vincoli esterni — separati però dalla comprensione dei processi che li hanno prodotti. Questa memoria non illumina, ma inquieta; non spiega, ma paralizza. Gli eventi chiave della storia recente italiana risultano oggi svuotati di senso e ridotti a fantasmi emotivi, evocati ciclicamente senza mai essere realmente affrontati. E non è un caso che tali eventi siano tutti legati al tema della sovranità: quel lungo processo, avviatosi negli anni Settanta, che ha condotto l’Italia da una sovranità limitata ma concreta a una condizione di progressivo svuotamento decisionale. Senza una ricostruzione lucida di questo percorso — senza restituire causalità, responsabilità e continuità storica — ogni tentativo di cambiamento resta illusorio. Perché un Paese che non comprende il proprio passato non è semplicemente smemorato: è politicamente disarmato. (N.R.)


LA MEMORIA SPETTRALE DEGLI ITALIANI: COME SI PUO’ CAMBIARE LE COSE SE NON SI È COMPRESO NULLA DI QUANTO ACCADUTO?

È possibile pensare d’invertire l’attuale corsa dell’Italia verso il precipizio se, preliminarmente, non si diffonde una comprensione storica delle cause che ci hanno condotto a questa situazione?
La domanda si pone perché, rispetto alla maggior parte degli eventi cruciali della storia recente italiana, la maggioranza della popolazione possiede esclusivamente una memoria spettrale, ovvero un ricordo traumatico ma deprivato della comprensione di cosa sia effettivamente accaduto.

Gli eventi su cui oggi sussiste soltanto una memoria spettrale, sono tutti correlati alla sovranità: ovvero a quel processo storico avviatosi negli anni ’70 del secolo scorso che ha visto la sovranità dell’Italia passare da una condizione limitata – qual era stata a partire dal secondo dopoguerra – a uno stato di semi-totale azzeramento.
Gli eventi in questione sono i seguenti:
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1) GLI ANNI DI PIOMBO
Riguardo ai fatti di quel decennio che va dal 1969 a circa il 1981, si può dire sia venuta meno ogni memoria storica al punto che, attualmente, è ovunque riscontrabile un grado d’ignoranza talmente elevato – unito a isterie moraliste, storiografie iper-complottiste e via dicendo – da rendere perdita di tempo qualsivoglia discussione sull’argomento.
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2) TANGENTOPOLI
Un colpo di stato avvenuto col sostegno straniero, che ha cancellato le forze democratiche e fondatrici della Repubblica, ancora oggi viene percepito dal gregge-massa come un evento eroico e a difesa del bene pubblico.
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3) LA SECONDA REPUBBLICA E LE RIFORME
Tangentopoli e l’inchiesta Mani Pulite funsero da levatrici per la nascita d’una stagione di riforme neoliberiste ed eversive dell’ordine costituzionale chiamata Seconda Repubblica. Dopo trent’anni di svendita del patrimonio pubblico, di privatizzazioni, di demolizione dei diritti del lavoro e di smantellamento del potere dell’istituzione parlamentare, quella che un tempo era la quinta potenza economica mondiale, si ritrova oggi con il numero di popolazione sotto la soglia di povertà quadruplicato rispetto a prima, un sistema industriale ai minimi termini, un’ecatombe delle piccole imprese, un collasso della coesione sociale evidenziato dalla metà della popolazione che diserta le elezioni.
Eppure, una vasta parte di opinione pubblica è ancora convinta che, se le cose sono andate così male, è perché di quel genere di riforme non ne sono state fatte abbastanza.
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4) L’11 SETTEMBRE 2001
La vicenda storica che ha inaugurato lo stato d’emergenza permanente e l’avvento della post-verità (cioè la fine d’ogni concezione comune sul vero e sul falso), viene interpretata ancor oggi dai più secondo la versione ufficiale di grattacieli crollati per il calore del carburante malgrado tutti abbiano avuto davanti agli occhi, invece, sequenze video mostranti polverizzazione immediata di mura e acciaio.
Da questo venir meno d’un piano epistemico condiviso, è disceso il fatto che oggi la maggioranza non abbia idea del perché quel fatto sia avvenuto.
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5) LA DESTITUZIONE DI BERLUSCONI NEL 2011
Non troppo dissimilmente da quanto avvenuto vent’anni prima con Mani Pulite, magistratura, media, servizi segreti e capi di stato stranieri, col coordinamento della Presidenza della Repubblica, hanno contribuito a destituire un premier democraticamente eletto per avviare uno stato d’emergenza finanziario che ha portato a modifiche della Costituzione volte a sottrarre agli organismi elettivi ogni potere di decidere intorno all’economia (e dunque a sottrargli potere decisionale tout court).
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6) L’EMERGENZA PANDEMICA
Dallo stato d’emergenza si è alfine passati allo stato d’eccezione e, con esso, sono partiti il capitalismo della sorveglianza, il sistema di credito sociale volto a condizionare i diritti civili alla condotta e alla conformità politica, la messa in discussione dell’habeas corpus, la dissoluzione sociale definitiva attraverso l’imbozzolamento della nuda vita nel digitale.
Tutto questo, col pieno consenso d’una maggioranza che, ancora oggi, sarebbe disposta a replicare quella dinamica di assoluta sottomissione.
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7) L’EMERGENZA CLIMATICA
La paura per un ambiente divenuto ostile – con le cartine del meteo nei telegiornali viranti verso il colore rosso al fine di suscitare inquietudine – ha portato dal timore d’un pericolo tangibile a quello verso l’indefinito e l’invisibile e, quindi, alla repulsione verso il tempo presente.
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8 ) L’EMERGENZA DI GUERRA
Così come l’ambientalismo padronale ha promosso il disgusto verso il tempo presente, lo stato di guerra continuo ha cancellato ogni visione collettiva e condivisa del tempo futuro: ovvero ha certificato il noto assioma secondo cui chi non possiede un passato – ovvero non lo ha compreso – neppure può disporre d’un futuro.

Riccardo Paccosi

 

 

Nota editoriale

La seguente riflessione esprime il parere della Redazione di Inchiostronero.

Dagli anni di piombo a Tangentopoli, fino alla cosiddetta Seconda Repubblica, l’Italia ha attraversato una sequenza di fratture che raramente sono state lette come un unico processo storico. Al contrario, sono state isolate, semplificate, moralizzate. La violenza politica è stata archiviata come follia ideologica; la corruzione come degenerazione etica; il cambio di sistema come naturale “modernizzazione”.

A giudizio della Redazione di Inchiostronero, questa lettura è falsa e comoda. Quegli anni non rappresentano una serie di incidenti di percorso, ma le tappe di una trasformazione profonda dello Stato italiano: la progressiva rinuncia alla sovranità decisionale, politica ed economica, in cambio di una stabilità apparente e di una legittimazione esterna.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: istituzioni formalmente integre ma sostanzialmente svuotate, una classe dirigente intercambiabile, una cittadinanza disorientata e ridotta a spettatrice. Il trauma non è stato elaborato, ma rimosso. E ciò che viene rimosso non scompare: ritorna sotto forma di sfiducia, rabbia sterile, impotenza collettiva.

Questa nota non pretende di offrire soluzioni, ma di indicare un punto fermo condiviso dalla Redazione: senza una rilettura onesta di quel passaggio storico, ogni discorso sul futuro dell’Italia resterà retorico. Perché non si costruisce nulla su una memoria amputata.

 

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