Il Pifferaio dell’Arno vs l’Avvocato-di-sé-stesso (ex “avvocato del popolo”)? La montagna partorirà un topolino: Giuseppi III. Dal Conte 2 al Governo Conte 3 con un nuovo esecutivo, che dovrebbe essere la copia conforme del vecchio?

LA MONTAGNA PARTORIRÀ UN TOPOLINO:

GIUSEPPI III

Le opinioni eretiche

di

Michele Rallo

Ci eravamo lasciati, negli ultimi giorni del 2020, con gli interrogativi aperti dalla mossa di Renzi; e ci ritroviamo, nei primi giorni del 2021, con gli stessi interrogativi.

E, tuttavia, qualcosa nel frattempo è avvenuto, non siamo fermi al quadro di dicembre. Fino ad una settimana fa – adesso tutto è cambiato – i due rivali parevano agguerritissimi: il Pifferaio dell’Arno aveva reso più incandescente la sfida, fino ad un apparente punto di non ritorno; e l’Avvocato-di-sé-stesso (ex “avvocato del popolo”) aveva risposto con la solita spocchia da Unto-del-Signore, certo che Mattarella non lo avrebbe mandato a casa.

Entrambi sembravano sicuri del fatto loro: il Renzi faceva da battistrada ad altri presidenti del Consiglio in pectore (Draghi? o più modestamente Franceschini?); e il Conte Tacchia faceva affidamento sullo spauracchio di elezioni anticipate, convinto che Di Maio, Zingaretti e codazzi vari si sarebbero acconciati a supportarlo e sopportarlo sino alla fine della legislatura.

E Mattarella? Anche Mattarella – sembravano pensare dalle parti del Grande Fratello – avrebbe dovuto rassegnarsi al Conte-forever, come scelta obbligata per tirammollare la legislatura fino alla elezione del suo successore.

Tuttavia, da qualche giorno a questa parte, la scena appare improvvisamente cambiata: Giuseppi si è deciso a cedere su due punti nodali del suo progetto di potere – la cabina di regia e la Fondazione per la cybersicurezza – e Renzi ha fatto non uno, ma cento passi indietro. Fine del vecchio dilemma su chi dei due dovesse perdere la faccia, perché a perdere la faccia saranno probabilmente entrambi.

Che cosa può essere successo nello spazio di una settimana o giù di lì? Chi lo sa. Si possono solo avanzare delle ipotesi. Probabilmente il Giuseppi si è reso conto che non poteva fare affidamento sulla sperata difesa quirinalizia. Probabilmente, ancóra, Draghi si sarà tirato indietro. Mica fesso. Chi glie lo fa fare di assumere responsabilità di governo in un momento come questo, lui che di politica sul campo non ha la minima esperienza?

Tramontata così l’ipotesi Draghi – e probabilmente altre ipotesi “tecniche” – si sarebbe ripiegato su candidature politiche. La più forte sembrava quella di Franceschiniello, con Giggino vicepresidente. Ma una soluzione del genere avrebbe mortificato Zingaretti, “condannato” a rimanere alla presidenza della Regione Lazio per evitare elezioni che consegnerebbero la regione alla Destra. Mortificati anche i grillini, che allo stato possono far finta di credere che Conte sia uno di loro, e non il prossimo fondatore di un partito neo-democristiano.

Bocce ferme, quindi, e Giuseppi tornato in gioco, sia pure sbrindellato e sbertucciato. Dal canto suo, il Pascolatore-di-Bufale-Toscane – stando almeno alle voci di corridoio – andrebbe ripetendo da alcuni giorni che “più in là non posso spingermi”. Come a dire: abbiamo scherzato.

Ad oggi, dunque, sembra che la crisi debba risolversi con la più rabberciata delle soluzioni: la fine del governo Conte 2 e la nascita di un governo Conte 3. Il nuovo esecutivo dovrebbe essere la copia conforme del vecchio, con due o tre teste femminili destinate a rotolare: le candidature più accreditate sono quelle della Azzolina (Pubblica Istruzione), della De Micheli (Trasporti), della Lamorgese (Interni).

Il dibattito odierno verte soltanto sulle modalità della sceneggiata. Giuseppi vorrebbe un semplice rimpastino, da formalizzare con un passaggio parlamentare veloce-veloce, senza correre il rischio di agguati dell’ultimo istante, sempre possibili. Il Mattacchione, invece, pretenderebbe una crisi canonica, con formale abdicazione di Giuseppi II, passaggio al Quirinale per il reincarico, e solenne voto di fiducia delle due Camere.

La decisione finale la troveremo, forse, nella calza della Befana.

A meno che dalla calza non venga fuori qualcosa di inaspettato. Il che è sempre possibile.

Michele Rallo

 

Fonte: Accademia Nuova Italia dell’8 Gennaio 2021

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