In un paese come l’Italia, in cui i lettori di libri si riducono di giorno in giorno, chi legge ancora poesie?

LA MORTE DELLA POESIA, UCCISA DAL BRUSIO DEL PRESENTE


In un paese come l’Italia, in cui i lettori di libri si riducono di giorno in giorno, chi legge ancora poesie?
Solo un piccolo drappello di irriducibili che non si arrendono a una deriva culturale che ci sta portando inesorabilmente verso il declino definitivo della nostra Civiltà plurimillenaria.

Sarebbe facile dare la colpa di ciò alla scuola, che, concentrata sulla “Storia” della letteratura italiana, tende a trascurare la Letteratura senza aggettivi. D’altra parte, da De Sanctis in poi, si ritenne che lo studio delle “Patrie Lettere” fosse la base della costruzione di un’identità italiana, almeno per quanto riguarda le classi colte. Ma dopo circa centocinquanta anni si è capito che quel progetto non ha raggiunto gli obiettivi sperati; al contrario ha ottenuto l’effetto di allontanare vieppiù coloro che lasciano gli studi liceali dalla poesia. Effetto dovuto al fatto che la “Letteratura Italiana” è composta soprattutto da testi in versi.

In questo modo intere generazioni di insegnanti, sature di poesie, poemi, ma soprattutto di nozioni non sempre fondamentali su tutti i poeti che, dal tredicesimo secolo in poi, si sono cimentati con il nostro bell’idioma, hanno finito con il trasmettere ai loro studenti la loro noia, il loro disamore nei confronti di quanto di più bello si possa produrre con la parola.
In questo modo anche i poeti sono andati via via scomparendo.

Quando un giornalista chiese a Fabrizio de Andrè se si ritenesse un poeta egli rispose pressappoco così: “Due categorie di persone sono autorizzate a scrivere poesie: chi ha meno di diciotto anni e i poeti. Chi scrive poesie e non è un diciottenne o un poeta fa la figura del cretino. Io che non ho più diciotto anni preferisco non definirmi un poeta per non fare la figura del cretino”.

Al di là della (falsa?) modestia del cantautore genovese, forse aveva ragione lui. Resta il fatto che a correre il rischio di passare per cretino sono rimasti davvero in pochi.

Sfido chiunque, sia esso anche un lettore “forte”, a citare il nome di un poeta italiano che abbia pubblicato una raccolta di versi (non a sue spese) dopo la scomparsa di Alda Merini. Autrice, per altro, molto celebrata e spesso citata ma poco letta anche lei.

Che fine avranno mai fatto i piccoli poeti di provincia ai quali veniva commissionato un testo poetico in occasione di eventi pubblici e privati? Ecco, appunto: non esistono più. E sono scomparsi perché nessuno si prende più la briga da anni di fermare il trambusto di un matrimonio o di un anniversario per ascoltare un “fine dicitore” che declama versi in onore del o dei festeggiati, o di coloro di cui si celebra la memoria. Tutto rimane travolto in un brusio indistinto, in chiacchiere insulse, in musichette banali “da sottofondo”.

Roba d’altri tempi, si dirà. Certo! Ma di tempi migliori, incivilito da uomini e donne che non avevano ancora neppure il sospetto che saremmo giunti un giorno al degrado culturale che oggi sta davanti agli occhi di tutti. Un degrado di cui, ed è la cosa peggiore, non riusciamo neppure a renderci conto.

Bartolo Collo

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: ElectoMagazine del 14 luglio 2022

 

Carica ulteriori articoli correlati
Carica altro Bartolo Collo
Carica altro CULTURA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Controllate anche

«2014 – DONBASS LADDOVE È INIZIATA LA GUERRA RUSSO-UCRAINA»

”Come spesso si dice, per comprendere meglio una realtà che ci sta davanti agli occhi occo…