Geopolitica e responsabilità

«La petroliera del nostro scontento»

Quando le crisi del Mediterraneo arrivano alle nostre coste e l’impreparazione diventa sistema.

Il Simplicissimus

A distanza di un anno dalla vicenda della petroliera Seajewel, danneggiata probabilmente da mine alla deriva senza che il sistema di difesa marittimo europeo ne avesse percezione o volesse averne, il Mediterraneo torna a presentare un conto inquietante. Questa volta è una gasiera russa colpita da un drone, il cui relitto galleggiante è stato condotto fino alle acque vicine a Malta, piccolo Stato incapace di gestire un’emergenza di simili proporzioni. Il rischio di uno sversamento petrolifero incombe, mentre responsabilità, costi e conseguenze ambientali sembrano ricadere ancora una volta sull’Italia. L’episodio diventa così il simbolo di una fragilità più ampia: quella di governi che parlano molto ma sembrano incapaci di prevenire, controllare e proteggere uno dei mari più strategici del mondo. (N.R.)


Segnatevi attentamente quelle facce, quelle del nostro governo che vediamo ogni giorno proclamare e cianciare: potrete dire a figlio e nipoti: io c’ero. Perché un gruppo così folto di inetti in posizione di potere lo si può trovare una volta in un secolo o forse anche in due. A distanza di un anno dalla vicenda della Seajewel, squarciata  probabilmente da mine che vagavano tranquillamente nei nostri mari, senza che tutto l’enfatico apparato della difesa ne avesse il minimo sentore – o magari ha solo fatto finta di non saperne nulla – adesso è la volta di una gasiera russa colpita da un drone nel Mediterraneo, ma la cui carcassa è arrivata puntualmente da noi, o meglio vicino a Malta che è un’isoletta del tutto inadeguata a fronteggiare queste emergenze, lasciandoci l’onere, le spese  e le conseguenze di un possibile sversamento di petrolio.

Senza alcun dubbio gli autori di questi atti terroristici sono gli ucraini, probabilmente aiutati dagli inglesi che, com’è noto anche dalla vicenda del Bayesian, affondata al largo di Porticello, a pochi chilometri da Palermo, la fanno da padroni impedendo qualsiasi indagine da parte delle nostre autorità. Ora ci troviamo nella spiacevole situazione di essere alleati di fatto del regime nazista di Kiev, cui forniamo soldi le poche armi rimaste, ma allo stesso tempo vittime degli atti terroristici che esso compie. E che in questo caso accadono in un contesto particolarmente grave di carenza energetica da cui siamo direttamente investiti. Per giunta il personaggio cui il nostro primo ministro si è avvinghiata come una cozza, ovvero Trump, invita l’intera Europa a ricomprare energia dalla Russia per evitare un collasso economico. Sarebbe forse il caso e l’occasione che il governo uscisse dal flaccidume in cui è immerso, sollevasse i deretani dalle sedie che immeritatamente occupa, per dire che né armi né soldi arriveranno più dalla Penisola, visto che i nostri mari sono diventati i protagonisti della guerra terroristica che è l’unico modo per Zelensky di far sapere che esiste dopo aver portato a un inutile massacro generazioni di ucraini.

Sì, sarebbe l’occasione giusta per farlo e di riprenderci un minimo di sana sovranità, però siccome siamo anche legati al carrozzone guerrafondaio di Bruxelles e di Londra, ma potremmo sintetizzare dicendo al carrozzone dei Rothschild e compagnia, non riusciamo a fare neanche questo. Anzi il governo tace e trattiene il respiro nel timore che anche una sola parola sia di troppo e possa spiacere a questo o a quello. Dobbiamo bere il calice amaro fino in fondo e vivere dentro questa ambiguità, mentre il mondo va a fuoco. Ubbidendo a tutti facendo le guerre degli uni e degli altri, come se la pace ci facesse schifo. A cominciare da chi dovrebbe essere il custode della Costituzione.

Redazione

 

 

 

 

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